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comunicato stampa

Tombesi e Barucca sulla differenziata: difficile raggiungere gli obiettivi ipotizzati

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da Lista Civica Gazzetti - Udc
www.gazzettisindaco.it

differenziata

Da circa 3 anni nella nostra città si attua la raccolta differenziata con un buon successo. I dati presentati dal Cir33 parlano chiaro: nel Dicembre 2009 è stato differenziato circa il 58% del rifiuto. Indubbiamente, l’obiettivo raggiunto, visto in un’ottica ecologica sociale, non è sottovalutabile ma sarà difficile raggiungere, nell’immediato futuro, gli obiettivi che gli addetti provinciali ipotizzano. La percentuale di rifiuto differenziato è rimasta invariata dall’inizio del progetto.

Il raggiungimento di questi valori è esclusivamente dato dalla costanza, dall’impegno, dall’operato del singolo cittadino e del singolo gruppo famigliare. Senza dubbio un successo del senso civico della persona. Non ci sono altri soggetti cui dare il merito. E’ sbagliato dare il premio “riciclone” al Comune. La differenziata inizia e finisce sotto il lavandino di ogni piccola famiglia.

Per legge si definisce “rifiuto” qualsiasi cosa di cui ci si vuole disfare.


Partendo da questo principio proviamo ad analizzare il percorso della nostra spazzatura.
Prima dell’avvento della differenziata, tutto finiva in un unico sacco, che era gettato in un unico cassonetto di zona. Era poi compito del Comune provvedere allo smaltimento del rifiuto e, logicamente, vi era la necessità di pagare per ciò. Tramite una tassa, la TARSU, il cittadino pagava il Comune affinché provvedesse alla raccolta e al conferimento in discarica del rifiuto prodotto. In discarica entrava il 100% del rifiuto e i costi per lo smaltimento erano elevati.

Con l’avvento della differenziata, il rifiuto è suddiviso, all’incirca con queste percentuali: 22% organico, 13% carta e cartone, 7% plastica e metalli, 9% vetro, 7% altro ed, infine 42% di grigio. Il grigio non sarebbe altro che la parte del rifiuto che è attualmente conferita in discarica.


Già da questi dati appare chiaro che dovendo smaltire solo il 42% del rifiuto, le spese di smaltimento si riducono notevolmente.
Qual è la fine del restante 58% ? Si parla di riciclo. Ovvero il rifiuto, successivamente allo stoccaggio, è venduto. Ritornando alla definizione precedente, ove per “rifiuto” la legge intende la cosa di cui ci si vuole disfare, per quel 58% cambia la definizione. Non è più rifiuto, perché non me ne voglio disfare, ma lo andrò a vendere.
Al momento della raccolta, il Comune, nella figura del Cir33, diventa proprietario del rifiuto (già differenziato) e per questo il cittadino paga una tassa. Una parte resta rifiuto e va in discarica, una parte si trasforma da rifiuto a materiale di riciclo ed è venduta.

La logica vorrebbe che una parte di questo introito, ottenuto con la ligia opera di differenziazione del cittadino, ritornasse nelle sue tasche. La logica vorrebbe che, dato che le spese di smaltimento del grigio diminuiscono, anche la tassa di smaltimento dei rifiuti solidi urbani diminuisse.


Tutto ciò non accade, anzi la tassa aumenta.
Uno dei nostri obiettivi sarà di analizzare il percorso del rifiuto, analizzare i costi, valutare gli introiti e ricalcolare la Tarsu affinché il cittadino sia ulteriormente motivato nel differenziare.
Un capitolo a parte, collegato alla differenziata, è la raccolta porta a porta.
Questo sistema, forse necessario con l’avvento della differenziata, ora che il cittadino è figura principale del progetto, dovrebbe essere sostituito dalle isole ecologiche.
Il porta a porta è dispendioso, inquina, e sporca la città. Con il precedente sistema, i mezzi di raccolta in circolazione erano meno, facevano meno soste, coprivano un’area più vasta in minor tempo. Ora i mezzi si sono moltiplicati, fanno numerose soste a motore acceso e circolano in orari notturni creando disagio. Sicuramente inquinano molto, ma molto di più.

I vecchi cassonetti, pur esteticamente brutti, erano capienti e raramente il rifiuto era abbandonato al di fuori. Nella situazione attuale, troviamo discariche abusive, mucchi di sacchi accumulati nei pressi dei nuovi bidoni troppo piccoli, plastica e carta svolazzante nelle giornate ventose, nonché buste dell’organico attaccate da animali in cerca di cibo.


Il rifiuto non può essere lasciato fuori dagli appositi bidoni.
Per le attività commerciali di ristorazione, inoltre, è un problema la sistemazione dei contenitori: non possono tenerli in strada, non possono tenerli all’interno dell’esercizio e risulta un problema anche il calendario di raccolta; l’organico con il sistema attuale dovrebbe essere ritirato giornalmente.


A questa situazione di disagio va data una soluzione. L’esperienza degli anni passati ha evidenziato grosse carenze nel sistema di raccolta soprattutto nei periodi critici estivi, con rifiuti abbandonati e odori nauseabondi.
Con l’impegno civile di cittadini coscienziosi, la soluzione delle isole ecologiche è indubbiamente un traguardo raggiungibile cui si può puntare.





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Questo è un comunicato stampa pubblicato il 14-03-2010 alle 18:26 sul giornale del 15 marzo 2010 - 1038 letture