Paci: prioritario ripensare i servizi sociali all\'interno dei una gestione associata

Francesca Michela Paci 3' di lettura Senigallia 11/03/2010 - \"Durante la recente campagna per le primarie del centro sinistra ho fatto del tema della gestione associata, a livello sovra comunale, dei servizi sociali uno dei miei temi preferiti, come ben sa chi ha avuto la bontà di seguirmi. Mi sembra pertanto di non potermi esimere dall’intervenire nel dibattito recentemente aperto dalle esternazioni del Sindaco di Ostra\".

Non mi interessa entrare nella polemica e non voglio, soprattutto, farne una questione di nomine. Il tema è troppo importante per essere ridotto a questo. Utilizzare una forma organizzativa per la gestione unitaria dei servizi sociali di più comuni (questo è la gestione associata) significa infatti, come prima cosa, garantire i livelli essenziali delle prestazioni sociali ai cittadini di uno stesso territorio (nel nostro caso quello dell’Ambito territoriale sociale n. 8, che coincide con quello della Zona Territoriale n. 4); facilitare l’attuazione del Piano d’Ambito, e cioè dello strumento che individua gli obiettivi da perseguire nel territorio dell’Ambito stesso; agevolare l’integrazione socio – sanitaria (anche in virtù della suddetta coincidenza territoriale). In secondo luogo la gestione associata consente anche di realizzare importanti economie di scala: si pensi agli appalti di servizi o all’ottimizzazione che si potrebbe ottenere nell’impiego delle risorse umane.



Per altro, in un ottica di qualità, è necessario superare progressivamente il sistema degli appalti (che mortificano le competenze, la responsabilità e la capacità propositiva del terzo settore) attraverso l’individuazione di nuove modalità di affidamento dei servizi che diano piena attuazione al principio di sussidiarietà e all e indicazioni della Legge 328/2000 (Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali). Anche questo obiettivo potrebbe più agevolmente essere perseguito nell’ambito di una pianificazione strategica di livello sovra comunale. Da quanto detto si comprende che la gestione associata non è un obiettivo ma il mezzo per poter disporre della dimensione demografica ed economica ottimale per garantire, senza sprechi, tutti i servizi previsti nei livelli essenziali delle prestazioni sociali (LEPS). Le forme attraverso cui si può realizzare la gestione associata sono numerose, coincidono con quelle individuate nel Testo Unico degli Enti Locali (convenzione con delega al comune capofila, fondazione, consorzio, società per azioni, società a responsabilità limitata) cui va aggiunta una ulteriore modalità espressamente individuata dalla Regione Marche: l’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona (ASP).



La scelta dell’una o dell’altra forma non è indifferente: per esempio il consorzio ammette solo la partecipazione di enti pubblici mentre la ASP o la fondazione ammettono anche la partecipazione di privati. Ma varia anche dall’una all’altra forma il ruolo degli amministratori comunali (più o meno forte) e dunque il controllo della politica, l’idoneità a gestire tutti i servizi sociale del territorio o solo alcuni di essi, ecc. Pertanto la scelta della forma non è irrilevante e deve essere attentamente ponderata con l’ausilio dei tecnici. Ma soprattutto, a monte, è necessario che la politica e le istituzioni (Comitato dei Sindaci) decidano quali sono gli obiettivi che intendono perseguire: solo così sarà possibile individuare la forma più idonea. E’ chiaro che tutto ciò è incompatibile con brusche accelerazioni, tanto più poco opportune alla vigi lia del voto. E’ chiaro anche, dal mio punto di vista, che è metodologicamente sbagliato partire dai contenitori disponibili (COGESCO) e dalle persone da collocare o, viceversa, rimuovere. “Sarà prioritario ripensare i servizi sociali all’interno dei una gestione associata, a livello di ambito territoriale, dei servizi stessi nei modi e nelle forme che dovranno essere studiate e valutate”: questo è scritto nel programma politico-amministrativo della coalizione di centro sinistra.



La Città Futura, e io personalmente, ci siamo battuti perché così fosse scritto, e non diversamente. Lasciando da parte le attuali polemiche, che, lo ripeto, non mi interessano, mi auguro che questa parte del nostro programma non sia svuotata di ogni significato essendo già stato tutto, frettolosamente, deciso.


da Francesca Michela Paci
La Città Futura




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 11-03-2010 alle 18:35 sul giornale del 12 marzo 2010 - 2657 letture

In questo articolo si parla di politica, senigallia, La Città Futura, francesca michela paci


Il ragionamento è chiaro e <b>assolutamente</b> condivisibile: lo strumento si sceglie sempre <b>dopo</b> aver deciso l\'obiettivo da raggiungere. <br />
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Il fatto è che, nonostante lo sforzo di \"Città Futura\" per ribadire il principio suddetto, imponendolo nel programma di coalizione: <i>\"Sarà prioritario ripensare i servizi sociali all’interno dei una gestione associata, a livello di ambito territoriale, dei servizi stessi nei modi e nelle forme che dovranno essere studiate e valutate\"</i>, Luana ha giocato d\'anticipo per non lasciare Mangialardi nelle pezze, se vincesse e quando gli \"alleati\" avessero presentato il conto. Ecco allora, che lo strumento è stato scelto a prescindere, e degli obiettivi, ciccia! Come sempre, come al solito, come congreghe e voti da raccattare impongono.<br />
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Francesca, non mi piace dire: \"Te l\'avevo detto\", però... Non ti pare che, come previsto, vi stiano prendendo in giro? A me, sì.

P.S. Questo dimostra quanto potranno contare nel governo cittadino gli esponenti di \"Città Futura\": meno che zero. Checché ne dica il mauri...




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