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comunicato stampa

CNA: dal terzismo puro ad uno più sano e sostenibile

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da CNA Senigallia


massimiliano santini

Le serie difficoltà manifestate dall’imprenditoria delle valli del Misa e del Nevola, preoccupano la CNA di Senigallia.

“La globalizzazione dei mercati impone alle imprese terziste che operano nei settori produttivi tradizionali, quali il t.a.c., la meccanica e il legno, una scelta netta e di rottura con il passato, che imprima una virata repentina alle politiche aziendali, abbandonando vetuste e atrofizzanti sudditanze contrattuali nei confronti dei committenti. Le istituzioni debbono fare la loro parte per evitare l’impoverimento del tessuto imprenditoriale e la perdita di tante competenze e professionalità”. La crisi occupazionale e la chiusura delle attività restano senza dubbio la più drammatica testimonianza del fatto che larga parte del nostro tessuto imprenditoriale composto da piccole e medie imprese non ha operato efficacemente e compiutamente quel processo di riqualificazione e diversificazione produttiva e commerciale che oggi si pongono come fattori competitivi essenziali per restare in vita in un segmento di mercato sostenibile con i ns. standard produttivi e gratificante rispetto alle professionalità messe in campo.



Viceversa nei settori tradizionali e a basso valore aggiunto purtroppo appare ormai conclamata l’impietosa sconfitta delle produzioni made in Italy, a vantaggio di chi, spesso al di fuori delle rigide regole e dei copiosi oneri ai quali siamo sottoposti come sistema Paese, riesce a spuntare costi e prestazioni più convenienti. Questi ultimi non sono solo sconosciuti concorrenti asiatici, ma sempre più spesso vicini di casa giunti da fuori, disposti ad accaparrarsi il benestare di grandi gruppi industriali, che mossi da rigide, stringenti e asettiche esigenze di bilancio, non esitano ad innescare una competizione sul prezzo che deprime, atrofizza e rischia desertificare il tessuto imprenditoriale locale.



Naturalmente la CNA dissente con fermezza rispetto all’affermazione di questo modello economico e nella sua attività sindacale tenta ad ogni modo di contrastare un processo che appare purtroppo irreversibile e incessante, appellandosi alle imprese, ma anche alle istituzioni locali, affinché favoriscano l’emergere delle attività esistenti, catturino capitali da fuori, disincentivino con tutti gli strumenti a loro disposizione il manifestarsi di forme speculative a discapito della tenuta economica e sociale del territorio, nel quale ribadiamo sono chiamati a governare uno sviluppo sostenibile. Se è vero che le scelte industriali rispondono ad equilibri di mercato, che tendono ad espellere chi opera in condizioni obsolete e se è parimenti condivisibile il fatto che l’attività aziendale deve operare in regime di sostenibilità economica, vi è un interesse comune da tutelare e rispettare con una programmazione di ampio respiro temporale, il quale a dispetto degli interessi di parte, chi amministra la cosa pubblica ha il dovere di mettere al centro della sua azione politica.



Nei riguardi delle imprese che operano in regime di terzismo spesso troppo spinto e purtroppo compromettente, come è solito riscontrare in molti casi, la CNA fissa alcuni fattori irrinunciabili sui quali imperniare il rilancio aziendale: abbandonare completamente le produzioni a basso valore aggiunto soprattutto in settori maturi, puntare con decisione su segmenti di nicchia con una qualità certificata, mettere a frutto la creatività e l’inventiva che ci contraddistingue tutelando la proprietà intellettuale su marchi e brevetti, investire in tecnologia attingendo dai fondi dedicati e veicolati grazie alla CNA, diversificare il parco clienti, avviare proficue collaborazione con altre aziende compatibili (imprese a rete CNA) per creare la massa critica necessaria ad aggredire mercati nuovi. Tuttavia quanto detto non basta, poiché l’impegno in questa direzione da parte dell’imprenditore rischia di tradursi in una spinta isolata di alcune eccellenze e al contempo un palliativo per il sistema nel suo complesso, se non si creano quelle condizioni tali per cui anche le altre aziende esistenti possano essere contaminate da questo innesto di riscatto e clima di fiducia, percependo il valore aggiunto generato dal sistema territorio in cui operano, misurabile nella qualità dei servizi, nella snellezza delle procedure amministrative, nella tassazione locale, nella dotazione infrastrutturale, nella qualità della vita.



massimiliano santini

Questo è un comunicato stampa pubblicato il 03-03-2010 alle 17:02 sul giornale del 04 marzo 2010 - 630 letture