Blitz del Mezza Canaja: prosegue l\'occupazione della fabbrica in strada della Marina

Mezza Canaja| 3' di lettura Senigallia 18/11/2009 - Siamo al quinto giorno di occupazione e tutto, o quasi, tace. L’Amministrazione Comunale fa finta di niente, come se nulla fosse accaduto, come se Strada della Marina 266 non fosse sotto la sua giurisdizione. La proprietà, invece, conferma sostanzialmente ciò che il giorno prima ci eravamo detti nel nostro primo contatto telefonico con l’Avv. Mauceri: in poche parole, si rimette tutto nelle mani del magistrato.

Lo abbiamo già detto, in una città di terreni e di immobili pubblici sostanzialmente a somma zero, per costituirsi in una dimensione associativa - formale o informale che sia - che abbia l’intenzione di custodire gelosamente la propria libertà e indipendenza, sottraendosi quindi da ogni logica di politica clientelare o di mercato, l’unica possibilità è aprire spazi della grande proprietà privata alla cooperazione comune. Quello che ci interessa è ristabilire/conquistare la capacità contrattuale di tutti coloro che producono ricchezza per la città e che vedono continuamente vessata la propria progettualità politica, sociale e culturale, da una continua dimensione di precarietà e d’incertezza. E questo vuol dire anche sedi. A nostro avviso si aprono due scenari opposti. Il primo ci vede un’altra volta come veicolo di una nuova speculazione edilizia, come avvenne all’x-Enel.


Un accordo tra la proprietà e l’Amministrazione che ceda a noi il posto per qualche anno, in cambio della modifica di destinazione d’uso del terreno da industriale ad edificabile, con l’ennesima variante al piano regolatore e l’ennesima deregolamentazione urbanistica. In fondo sarebbe comprensibile, sia per il contesto panoramico che offrono le colline sotto Scapezzano, sia per le possibili costruzioni in un’area che è interessata da uno dei più grandi svincoli della complanare. Beh, se è così, nessuno si aspetti da noi che staremo al gioco. Il secondo, è che per una volta si faccia un gesto di coraggio: destinare una fabbrica dismessa da circa vent’anni ad un utilizzo sociale. Nessuno può pensare - e la proprietà lo sa - che oggi , in piena crisi economica, qualcuno acquisti o affitti una fabbrica di quelle proporzioni. A questo punto, o l’immobile resta sfitto e abbandonato, oppure, con la scusa della riqualificazione, si da il via all’ennesima cementificazione del territorio.


Perché, invece, non immaginare la sua riconversione in un polo aggregativo autogestito, che dia spazio alle esigenze culturali - musica, teatro, cinema, mense e palestre popolari, internet-point gratuiti, skatepark, ecc - di una parte di questa città? Uno spazio del genere non sarebbe anche un welfare dal basso capace di produrre e offrire servizi, e quindi ridurre lo scarto tra reddito e costo della vita? Non è meglio investire sulla qualità della vita di molti, che sulla ricchezza privata di pochi? Ubicazione e struttura sono perfette per queste esigenze. Di fatto l’occupazione ha dispiegato un conflitto tra cooperazione e rendita, due modi diversi per concepire la relazione tra vita e spazio urbano. Quello che vogliamo costruire è un polo che sappia mettere al suo centro la dimensione sociale e popolare di Senigallia.


E’ questo che proporremmo all’amministratore della SO.DE.CO. se accetterà la nostra richiesta di incontro, che abbiamo spedito ieri tramite fax e preannunciato telefonicamente. Questo andremo a domandare ai due candidati alle primarie nell’incontro pubblico che si terrà questo giovedì a San Rocco. In verità, esiste anche un terzo scenario: il vedere solo un problema d’illegalità e quindi di ordine pubblico. Diciamo sin da ora che ci opporremo con tutta la determinazione e radicalità possibile ad ogni sigillo e ad ogni sgombero. Siamo venuti per restare.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 18-11-2009 alle 14:50 sul giornale del 19 novembre 2009 - 5590 letture

In questo articolo si parla di attualità, mezza canaja, c.s.o.a. 1/2 canaja





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