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Paci: l\'amministrazione comunale deve difendere la gestione pubblica dell’acqua

Francesca Michela Paci 3' di lettura Senigallia 05/11/2009 - L’acqua è un bene primario che appartiene a tutta l’umanità. L’acqua è un diritto di ciascun essere umano, non un bisogno, fra i tanti, che può essere soddisfatto tramite l’offerta del mercato.

A garanzia di questo diritto l’acqua deve essere gestita dalle comunità locali attraverso formule di gestione a totale capitale pubblico, con il minor costo possibile per l’utente. Questo il tema centrale dell’interessante convegno organizzato nei giorni scorsi dal Gruppo Società e Ambiente. Alla base dell’iniziativa la fortissima preoccupazione suscitata da alcuni provvedimenti normativi del governo Berlusconi che hanno sancito, di fatto, la privatizzazione dell’acqua. Si tratta dell’art. 23 bis del Decreto Legge 112 del 5 agosto 2008 (passato sostanzialmente inosservato fatta salva la lettera di veemente denuncia indirizzata da Padre Alex Zanotelli a Beppe Grillo) e, con un ulteriore accelerazione verso la mercificazione dell’acqua, dell’art. 15 del Decreto Legge 135 del 25 settembre 2009 (che potrebbe essere convertito in legge entro il prossimo 24 novembre). La privatizzazione dell’acqua, sostanzialmente, si fonda sull’aver qualificato il servizio idrico come servizio pubblico a rilevanza economica.



Da questo assunto viene fatto discendere l’obbligo di adeguarsi alle stringenti normative europee (tese a contrastare situazioni di monopolio e a garantire la libera concorrenza) che impongono, in materia di affidamento di servizi pubblici a rilevanza economica, l’adozione di procedure competitive ad evidenza pubblica (cioè gare). Divengono in tal modo impossibili i cosiddetti affidamenti in house e cioè l’affidamento diretto della gestione del servizio idrico a società (quale che sia la formula utilizzata) interamente pubbliche e allo scopo costituite. Tanto per dare un’idea di quali possano essere le conseguenze della privatizzazione e mercificazione dell’acqua basta citare il caso di Aprilia (Latina) dove Acqualatina (il 46,5% delle azioni appartengono a Veolia, la più grande multinazionale dell’acqua) ha deciso nel 2005 di aumentare le bollette del 300% (e chi non può pagare si vede chiudere i rubinetti dell’acqua).



Nel nostro territorio la titolarità del servizio idrico integrato (acquedotto, fognatura, depurazione) è affidata dall’Autorità di Ambito Territoriale Ottimale n. 2 che per la gestione si avvale della Multiservizi spa e cioè di una società per azioni a capitale interamente pubblico i cui azionisti sono i 46 comuni dell’Ambito stesso. Questa modalità di gestione ha garantito in questi anni buoni risultati in termini di qualità del servizio, efficacia e efficienza della gestione, anche se, come in ogni ambito si può fare sempre meglio e di più. E’ dunque necessario difendere la gestione pubblica del sistema idrico dal tentativo di consegnare al mercato un diritto umano universale. Bisogna avere il coraggio, come lo si è avuto con successo presso la Commissione europea (che aveva eccepito in merito all’affidamento in house del servizio alla Multiservizi) di dire che “ripubblicizzare si può. Su questo tema è in atto una importante campagna di sensibilizzazione e mobilitazione su tutto il territorio nazionale.



Anche a Senigallia è necessario che l’amministrazione comunale assuma una posizione chiara impegnandosi a difendere la gestione pubblica dell’acqua. Rinviando chi volesse approfondire la questione sotto il profilo giuridico al contributo, tra gli altri, del Prof. Alberto Lucarelli, Ordinario di Diritto Pubblico all’Università Federico II di Napoli, segnalo che la questione dirimente, ai fini della non applicabilità della normativa richiamata, è la qualificazione del servizio idrico come servizio pubblico di interesse generale privo di rilevanza economica. E’ necessario pertanto che il Consiglio Comunale, prendendo posizione contro la mercificazione dell’acqua, inserisca nello Statuto Comunale il riconoscimento che “l’acqua è un bene comune e un diritto umano universale” e che “il servizio idrico è un servizio privo di rilevanza economica da gestire in forma pubblica e con la partecipazione delle comunità locali”. Si tratta non solo di un’alta affermazione di principio ma della costituzione delle premesse giuridiche per difendere, e migliorare, l’attuale gestione pubblica dal blitz messo in atto dal governo Berlusconi.


da Francesca Michela Paci
candidata alle primarie




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 05-11-2009 alle 23:55 sul giornale del 06 novembre 2009 - 1751 letture

In questo articolo si parla di politica, primarie, francesca michela paci





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