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Italia Nostra: tutelare le caratteristiche architettoniche di maggior pregio

italia nostra 2' di lettura Senigallia 03/11/2009 - \"Il Piano di rilancio dell’attività edilizia varato dal governo privilegia ancora una volta l’interesse economico immediato a spese del paesaggio e della buona pianificazione urbanistica, persegue una strategia di corto respiro, limitandosi a sostenere l’economia in modo surrettizio, invece di puntare all’investimento, all’innovazione, al progetto\".

Il destino delle città in termini di qualità architettonica e di bellezza non può continuare ad essere ostaggio della sola necessità dell’economia. Dal punto di vista normativo poi gli effetti possono essere anche più laceranti, poiché la legge permette di agire “in deroga ai regolamenti edilizi e alle previsioni dei piani urbanistici e territoriali, comunali, provinciali e regionali” (art. 1), scavalcando così le autonomie locali e tutto quello che molte di esse cercano di fare per introdurre un processo virtuoso di rispetto dell’ambiente e dei parametri urbanistici ed architettonici ispirati alla qualità della vita e ai valori estetici.



Dalla Regione Marche ci si sarebbe aspettato un provvedimento diretto a limitare gli effetti più negativi del provvedimento nazionale, dando almeno la possibilità ai comuni di adattare le disposizioni alle particolari caratteristiche ed esigenze del loro territorio, invece non è stato proprio così; è stato sì concesso ai comuni di “limitare l’applicabilità degli interventi in relazione a determinati immobili o zone del proprio territorio, sulla base di specifiche motivazioni dovute alla saturazione edificatoria delle aree o ad altre preminenti valutazioni di carattere urbanistico o paesaggistico o ambientale”, ma entro il termine di soli 45 giorni, rendendo di fatto molto difficile la procedura.



Sarebbe comunque opportuno che il comune di Senigallia si ponesse il problema di tutelare le caratteristiche urbanistiche e architettoniche del patrimonio edilizio di maggior pregio, quale ad esempio quello del quartiere del Portone, limitatamente al settore compreso sotto la denominazione di Piano Regolatore, evitando ogni modifica e alterazione dei volumi e degli stili architettonici; come pure quello rappresentato dalle case rurali, limitando l’applicabilità della legge solo agli edifici che per ristrutturazioni successive hanno perso i caratteri tipologici originari; o infine il patrimonio edilizio dei quartieri del primo novecento (es. Largo Boito e via Verdi, via Podesti, via Costa ecc. ) per evitare che sia compromessa la possibilità di un loro recupero unitario, anche con ampliamento della cubatura, ma secondo criteri di organicità e di rispetto della tipologia, quale solo un apposito strumento urbanistico può garantire.



Anche se i margini di intervento sono ristretti, il problema degli effetti della legge sull’assetto urbanistico e sulla qualità architettonica della città esiste e l’Amministrazione Comunale dovrebbe rivendicare la sua autonomia nel pianificare gli interventi urbanistici nei settori più delicati e strategici del suo territorio e preservare la libertà di progettare democraticamente la città.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 03-11-2009 alle 17:47 sul giornale del 04 novembre 2009 - 958 letture

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