Corinaldo: a Venezia brilla la stella di Giuseppe Capotondi

Ksenia Rappoport 2' di lettura 14/09/2009 - L\'attrice russa Ksenia Rappoport ha vinto la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile alla 66esima edizione della Mostra del cinema di Venezia. La Rappoport, che lavora prevalentemente in Italia, e\' stata premiata per la sua interpretazione nel film \'La doppia ora\', di Giuseppe Capotondi, regista Corinaldese che con la sua opera prima è l\'unico film Italiano a vincere un premio di rilievo alla 66° mostra del cinema di Venezia.

\"Mi sento come se stessi volando con un paracadute\". Ksenia Rappoport, visibilmente emozionata, ha accolto con queste parole la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile della 66 ma Mostra del Cinema di Venezia, sullo stesso stesso palco dove l\'anno scorso aveva fatto gli onori di casa come madrina del festival veneziano.

Premiata per \"La doppia ora\", esordio sul grande schermo di Giuseppe Capotondi, l\'attrice di origine russa ha poi aggiunto: \"Ringrazio Muller per aver scelto questa opera prima per il concorso. Ringrazio gli sceneggiatori che mi hanno regalato questo ruolo straordinario e il mio fantastico partner nel film, Filippo Timi. Voglio dedicare questo premio al regista, Giuseppe Capotondi. Spero che quando Capotondi ritirera\' un giorno il suo Leone io possa fare parte del cast del suo film\", ha concluso.

La doppia ora è un grandissimo film d’autore, e allo stesso tempo un thriller di quelli che ti incollano alla poltrona per quasi due ore, regalandoti anche una bella dose di spaventi vecchia scuola. La sceneggiatura è una formula magica sospesa tra Hitchcock e Lynch, però io c’ho visto anche una bella dose di Philip K. Dick, il grandissimo autore di Blade Runner. In particolare mi riferisco al romanzo Ubik, dove non si riesce a distinguere la realtà dal sogno. Anche qui, due realtà rapiscono la protagonista Sonia (un’intensa Ksenia Rappoport) in un turbine di follia, dove risulta impossibile distinguere ciò che è reale da ciò che è solo immaginazione. E la geniale trovata di Giuseppe Capotondi è quella di non risolvere affatto il dubbio, checché ne pensino gli spettatori. Perché alla fine, dopo che tutto sembra risolto, basta un particolare per rimescolare le carte.

Il film trae dunque vantaggio da una sceneggiatura insolita nel panorama italiano, crea un’atmosfera da brivido – che esplode in un paio di salti sulla sedia davvero degni di nota – e si avvale anche di attori molto bravi, come Filippo Timi, che regge alla perfezione il suo ruolo di ambiguo “loser”. Questo è cinema, ragazzi!








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 14-09-2009 alle 22:45 sul giornale del 14 settembre 2009 - 2585 letture

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