Mariangela Paradisi: \'Villa Bucci, un caso di studio per l’analisi economica\'

mariangela paradisi 3' di lettura Senigallia 04/09/2009 - Le connessioni tra politici e imprese non possono essere sottovalutate. Distorcono pesantemente il funzionamento del sistema produttivo e penalizzano lo sviluppo economico di un Paese, una regione, un comune.

Gli effetti delle connessioni - tanto più numerose, quanto più un politico è di “vecchio pelo” -, finora solo intuibili, sono stati dimostrati e, soprattutto, quantificati per quarantadue paesi (Mara Faccio: “Politically-connected firms: can they squeeze the State?”, 2002). Per l’Italia, è stato stimato che almeno il 10 per cento delle imprese è politicamente collegato (negli USA, lo 0,20 per cento); che tali imprese rappresentano oltre l’11 per cento della capitalizzazione del mercato (negli USA, il 4,94 per cento); che quattro politici italiani controllano ben 35 collegamenti (per questo abnorme “tasso di concentrazione” l’Italia è seconda solo alla Malaysia). Tra quelli che è stato possibile identificare stante i dati disponibili, i vantaggi per le imprese “politicamente collegate” sono: a) più agevole e conveniente accesso ai finanziamenti; b) maggiori agevolazioni fiscali; c) “immeritate” quote di mercato. È stato dimostrato, inoltre, che tanto più i politici sono precari, vale a dire “a rischio poltrona”, tanto più i vantaggi sopra citati si fanno consistenti.


Perché tutto ciò, distorcendo il mercato, frena lo sviluppo? Perché se il mondo delle imprese privilegiate dai politici è caratterizzato - come in genere succede, ché in caso contrario il collegamento non avrebbe ragion d’essere - da mercati maturi maggiormente soggetti alla concorrenza e da produzioni a minore produttività relativa e dunque contrassegnate da minori margini di profitto, ecco qua la via attraverso cui i collegamenti (del tutto personali, è il caso di ricordarlo), che avvantaggiano le imprese al di là della loro autonoma capacità di stare profittevolmente sul mercato, abbassano i tassi di crescita potenziali del sistema (Pil e salari e stipendi distribuiti). I rapporti dei politici col mondo imprenditoriale, dunque, non vanno sottovalutati perché non fanno bene ai cittadini. Si distorce il sistema a favore delle imprese collegate (le meno efficienti) e dunque si riducono gli spazi per le imprese (più efficienti) che collegate non sono. Si distorce il mercato del lavoro e il mercato del credito e dei finanziamenti (e Dio solo sa come, attualmente, i finanziamenti debbano essere erogati con equità); si penalizzano le professioni, le produzioni e le attività emergenti. Si sprecano risorse.


Si avvantaggiano alla spicciolata imprese, e rappresentanze di esse, secondo il criterio “dell’aria che tira” in politica. In sintesi, il caso “Villa Bucci”, pur di rilevanza macroeconomica pressoché nulla, è un rappresentativo “caso di studio” per gli economisti. E, dunque, i cittadini dovrebbero forse riflettere sul fatto che non è importante chiedersi se la legge sia stata rispettata nell’acquisto della villa (certo che lo è stata) ma se è politicamente accettabile che il già tanto disastrato funzionamento del sistema produttivo italiano (e marchigiano) continui ad essere così pesantemente distorto. Con la crisi e la disoccupazione che galoppano e il sistema produttivo che faticosamente si riorganizza, io direi non ce lo possiamo permettere. Le connessioni non possono essere sottovalutate.

Per chi fosse interessato, oltre a quello sulle “Politically-connected firms”, esiste anche un filone di analisi economica sul “Crony capitalism”: il “Capitalismo dei compari”.


da Mariangela Paradisi
Università Politecnica delle Marche




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 04-09-2009 alle 14:53 sul giornale del 04 settembre 2009 - 7170 letture

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