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Italia Nostra: Palazzo Gherardi idoneo ad ospitare il Museo della Città

italia nostra 4' di lettura Senigallia 06/08/2009 -

\"Palazzo Gherardi sarebbe il luogo più idoneo per un museo di questo tipo, l’unico che per la sua centralità e il suo valore simbolico potrebbe svolgere il ruolo di baricentro e motore culturale della città in sinergia con tutti gli altri luoghi della cultura\".



La destinazione residenziale dell’ex Palazzo Gherardi prevista dal Piano Cervellati e condivisa sostanzialmente senza opposizioni interne dalla maggioranza consiliare, appare una soluzione sicuramente pragmatica, ma fortemente riduttiva delle potenzialità dell’edificio, derivanti non tanto dal suo valore storico-architettonico, che comunque verrebbe salvaguardato, quanto dalla sua posizione strategica rispetto al centro storico e agli altri edifici adibiti a funzioni culturali (Palazzetto Baviera, Rocca Roveresca, Palazzo del Duca e Scuole Pascoli) e dal suo valore simbolico di luogo della cultura, avendo ospitato per circa settanta anni il Liceo Classico e la Biblioteca Comunale.



Questo è il motivo principale per cui è stato chiesto da più parti di conservargli il carattere di edificio pubblico, attribuendogli una destinazione museale. Questa è anche la proposta di Italia Nostra, che lo ritiene idoneo ad ospitare il Museo della Città (o del Territorio), un museo di nuova concezione, di cui esistono molti esempi nelle città europee e che da alcuni anni comincia a diffondersi anche nelle città vicine (Ancona, Rimini ecc.). Questo tipo di organizzazione museale presenta una polivalenza ed una flessibilità e un a molteplicità di funzioni di gran lunga superiori a quelle dei tradizionali musei tematici (arte, archeologia, scienza ecc.), essendo costruita su un percorso conoscitivo, che propone la visione dei molteplici aspetti della storia della città, le cui componenti (politiche, economiche, urbanistiche, artistiche ecc.) sono messe in relazione attraverso un allestimento multidisciplinare.



Un museo di questo tipo non è solo un raccoglitore ed un espositore di testimonianze, ma anche e soprattutto un luogo di promozione e formazione della conoscenza con molteplici funzioni: dare una visione e una fruizione unitarie del patrimonio culturale della città e del territorio, ricostruire e proporre le tappe, le vicende e le testimonianze salienti della sua storia, offrire strumenti per entrare in rete con altre strutture culturali nella regione e fuori, promuovere ricerche ed esposizioni in collaborazione con le altre istituzioni cittadine (biblioteca e archivio, musei, scuole ecc.) in modo da costituire il perno della ricerca culturale e della sperimentazione didattica nella città e sulla città.



Palazzo Gherardi sarebbe il luogo più idoneo per un museo di questo tipo, l’unico che per la sua centralità e il suo valore simbolico potrebbe svolgere il ruolo di baricentro e motore culturale della città in sinergia con tutti gli altri luoghi della cultura. Qui avrebbe luogo la sede stabile del Museo e la direzione del sistema. La sua posizione centrale permetterebbe di espandersi e collegarsi, anche per mostre ed esposizioni temporanee o sezioni separate, con le altri sedi vicine, quali il Palazzo del Duca, il Palazzetto Baviera e la Rocca Roveresca. Potrebbe unificare o mettere in rete le varie istituzioni museali cittadine, sia comunali, quali il Museo dell’Informazione, il Museo dell’Agricoltura, l’Area Archeologica della Fenice e la prevista Casa Museo di Palazzetto Baviera, sia diocesane, quali il museo di Palazzo Mastai e la Pinacoteca Diocesana.



In questo momento però l’idea che sembra prevalere in seno all’Amministrazione Comunale è di tutt’altro genere, essendo indirizzata alla realizzazione di un museo dedicato a Giacomelli e alla fotografia e localizzato nell’area ex Sacelit. Al di là dei contorni poco chiari del progetto, a non convincerci è innanzitutto la sua localizzazione, un’area separata dal cuore storico e commerciale della città, destinata ad animarsi solo nell’ambito della stagione turistica e a restare marginale per molti mesi l’anno, inadatta quindi per qualsiasi museo che voglia relazionarsi con l’identità cittadina. In un luogo come questo potrebbe avere un senso solo una istituzione molto specialistica e autoreferenziale, in grado di muoversi lungo propri circuiti nazionali e internazionali e di disporre di proprie risorse, sicuramente molto al di sopra di quelle che potrebbe garantirgli il Comune.



Una istituzione di questo tipo darebbe sicuramente visibilità e prestigio alla città, ma contribuirebbe ben poco alla conoscenza e alla valorizzazione della sua identità storico-culturale. L’impressione è che a Senigallia siamo tutti vittime di uno stereotipo mentale, secondo cui un progetto di un certo spessore economico e culturale si giustifichi solo se finalizzato alla promozione dell’immagine turistica, come se la città non avesse anche diritto a promuovere la sua identità storica e culturale per propri fini e non fosse abitata anche e soprattutto da cittadini e non solo da turisti. E’ un po’ la filosofia ha ispirato la progettazione del teatro, realizzando una struttura sovradimensionata rispetto alle esigenze della città, con le conseguenti difficoltà di gestione che oggi si riscontrano.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 06-08-2009 alle 17:32 sul giornale del 06 agosto 2009 - 3072 letture

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