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Confartigianato: preoccupazioni per settembre

giacomo cicconi massi 2' di lettura Senigallia 05/08/2009 - Da inizio anno nel senigalliese saldo negativo di 38 imprese artigiane. Il manifatturiero in difficoltà , fatturato in discesa.

Se l’anno orribile della crisi si è aperto con una costellazione di segni negativi, la seconda parte del 2009 non è da meno e il settembre che verrà potrebbe essere “ nero”. Il fatturato delle imprese artigiane del Senigalliese nei primi sei mesi del 2009 è sceso in media del 20%. Negativo il saldo tra aperture e chiusure delle aziende artigiane: da inizio 2009 siamo a – 38 imprese. A risentire maggiormente della congiuntura negativa è il manifatturiero che registra il calo della produzione, del fatturato, dell’export. Assistiamo, ha detto Marco Bazzucchi presidente della Confartigianato di Senigallia, ad una crisi di mercato unita ad una crisi finanziaria accompagnata da restrizioni del credito.



Ma non abbiamo intenzione di demordere. Dopo aver rappresentato lo stato di difficoltà in cui si muovono le piccole imprese, ci sono le proposte di Confartigianato per aiutare gli imprenditori ad uscire dalla crisi. Apprezziamo le misure messe in campo in questi ultimi mesi dal Governo per fronteggiare la crisi. “Vanno nella giusta direzione – ha detto Giacomo Cicconi Massi segretario della Confartigianato di Senigallia – interventi come la moratoria sui debiti una iniziativa a sostegno della liquidità delle piccole imprese con la sospensione delle rate dei mutui e lo slittamento della quota capitale di 12 mesi. Tuttavia è tempo di avere una politica organica e continuativa dedicata alle micro e piccole imprese. Tra le indicazioni per sostenere il sistema produttivo, il Segretario di Confartigianato ha poi sottolineato la necessità di potenziare gli interventi per i distretti e per le reti di imprese ed ha ribadito l’esigenza di aggredire il problema del ritardo dei pagamenti della Pubblica Amministrazione con un sistema automatico di compensazione dei debiti e dei crediti delle imprese nei confronti della Pa. Le piccole imprese non sono le aziende più deboli ma sicuramente sono quelle meno aiutate. Non sono quelle che non onerano agli impegni. Non sono quelle che fanno finanza. Sono strette tra i grandi committenti che delocalizzano e che allungano i tempi di pagamento (o non pagano proprio) e le banche che “tirano i cordoni della borsa”.



Sono quelle che non hanno generato la crisi ma ne pagano le conseguenze. Creano occupazione, fanno integrazione vera con i lavoratori stranieri, favoriscono la crescita di competenze, lavorano a fianco al dipendente, le persone sono tali e non numeri, rappresentano un valore non solo economico ma anche sociale.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 05-08-2009 alle 17:07 sul giornale del 05 agosto 2009 - 1129 letture

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