Ennio Giuliani interviene sull\'abbattimento delle ex colonie Enel

ex enel 3' di lettura Senigallia 23/05/2009 - All’inizio del XX secolo, nasce in Italia una delle correnti più importanti del ‘900, il futurismo, che, insieme all’architettura razionale, influenzerà tutto il modernismo europeo.

Anche in questa città abbiamo, insieme alla Rotonda, diversi esempi di manufatti di quel periodo, compresi ex colonie Unes – Enel e Casa della Gioventù italiana. Dopo la prima Guerra Mondiale è nata la necessità di affrontare con metodo i gravi problemi determinati dal mutamento del fenomeno urbano a causa della “rivoluzione industriale” e della conseguente trasformazione della struttura sociale, dell’economia e il rapido incremento demografico. La tendenza riformatrice è quella degli urbanisti, la conservatrice è quella dei governanti, quasi sempre legati agli interessi della speculazione sul suolo e sugli immobili urbani.


Una sinistra a Senigallia che ha sempre deluso la classe operaia alla condizione di estremo avvilimento morale e materiale di sfruttamento della sua identità storia, perché le ex colonie non sono solo la memoria dolorosa di eventi drammatici per la destra, ma anche l’uso sociale della struttura come il riscatto della classe operaia dalla condizione di estremo avvilimento morale e materiale dopo la prima Guerra Mondiale. L’architettura non può rimanere legata alla distruzione continua del nostro passato ma deve avere nel suo repertorio forme di significato storico per adeguarsi alle nuove forme di cui la società esprime. Discesa che è diventata precipizio da quando non si è voluto raccogliere la decisiva innovazione di pensiero introdotta da Cesare Brandi, mezzo secolo fa, su restauro, conservazione e tutela: la conservazione del patrimonio artistico realizzata partendo dagli stessi comuni, attraverso la voce di uomini preoccupati di fermare l’atteggiamento barbarico contro il patrimonio culturale.


Si è preferito dire che è normale interrompere un lungomare che è da secoli che è così, invece di tutelare le colonie per quelle che sono: un centro di accoglienza per i più poveri, in un mondo in cui il problema ambientale sta ovunque esplodendo. Si è preferito far soldi tra amici che continuano ad accaparrare enormi ricchezze mentre la città sta andando verso la fame. Continuano a dirsi tra loro che sono i migliori del mondo perché bravissimi a stabilire se una lacuna è troppo calda o troppo fredda. Se va reintegrata a tratteggio, con incroci, a pallini o con qualche altra passamaneria. La conservazione del patrimonio artistico in rapporto all’ambiente pone problemi tecnico-scientifici, formativi, giuridici, organizzativi ben diversi da quelli di tratteggi, pallini e altri simili trastulli.


A cominciare da dover creare un’amministrazione di tutela cui queste strutture non appartengono più, come adesso, per competenze in fatto di divieti, permessi e via dicendo, ma come scopi di azioni ben calibrate sui problemi concreti posti dalle diverse categorie di quelle opere, quel che pressappoco auspicava Cesare Brandi qualche decida d’anni fa. La mia impressione è che presto, quindi-dieci anni o forse anche meno, se questa città continuerà a essere amministrata in questo modo, ai senigalliesi non resterà che veramente usare la battigia o il lungomare per piantar patate per poter sopravvivere.


da Ennio Giuliani
resp. politiche culturali Fi




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 23-05-2009 alle 14:59 sul giornale del 23 maggio 2009 - 4142 letture

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