Il no alla riconversione Sadam: voci autorevoli e il Comitato ventila una via giudiziaria

dibattito riconversione Sadam 4' di lettura Senigallia 03/02/2009 - Tre ore di dibattito, la sera del 30 gennaio nel Palazzo dei Convegni di Jesi, dove un pubblico numeroso ha partecipato alla serata organizzata dal Comitato per la tutela della salute e dell’ambiente della Vallesina per parlare di “Riconversione Sadam…anche una questione etica”. Mondo laico e mondo cattolico prendono posizione, con due relatori di spessore: il Prof. Gabriele Fava, esponente dell’associazione Italia Nostra, e Padre Natale Brescianini, priore dell’eremo di Monte Giove (Fano).

Si tratta della ormai famosa quanto misteriosa (non è ancora stato presentato il piano industriale) riconversione dello zuccherificio di Jesi. Si ragiona anche sui risvolti etici della vicenda e sulla proposta della Eridania Sadam, che, lo ricordiamo, dovrebbe rioccupare 143 unità lavorative e che si potrebbe così riassumere:

- Impianto per la produzione di biodiesel tramite procedimento di esterificazione dell’olio vegetale (mais, colza, palma), per una produzione annua di cica 200/250 mila tonnellate (30 posti di lavoro).

- Centrale a biomasse per la produzione di energia elettrica da oli vegetali, di potenza 18Mw e con un consumo di circa 30 mila tonnellate di olio all’anno(10 posti di lavoro). La centrale viene definita “di soccorso” per l’impianto del biodiesel, che dovrebbe rifornirsi di energia termica dalla già presente centrale turbogas di 130 Mw e usufruire della centrale solo nei momenti di fermo della turbogas.

- Mantenimento del confezionamento dello zucchero (60 posti di lavoro).

- Presenza di personale di corporate governance (35 unità).

- Servizi generali di stabilimento (8 unità).

- Impianto fotovoltaico di 800Kw.

- Costruzione di un oleodotto fra Jesi e l’API di Falconara. Gli oli necessari a centrale ed impianto di biodiesel sarebbero scaricati al largo di Falconara, stoccati presso la raffineria, e movimentati con Jesi tramite un tubo doppiodirezionale di circa 15 Km, che poi porterebbe anche il biodiesel prodotto da Jesi all’Api.


Voce autorevole della società civile, Fava ha posto l’accetto sui diversi motivi del “no a questa riconversione”. Una questione economica: secondo un rapporto Onu, per ogni dollaro dall\'industria dell’olio di palma se ne perderebbero da 50 a 100 per le aumentate emissioni di CO2. Una questione di civiltà: “il genocidio delle popolazioni indigene strappate alle loro foreste, lo sterminio degli animali che perdono il loro habitat, l\'incremento della produzione di biodiesel da olio che ha fatto schizzare verso l’alto i prezzi (l’olio di palma è aumentato del 70%)”. Critico verso i moderni modi di produzione e di consumo - “tutt\'altro che coerenti con una prospettiva di sviluppo sostenibile” - Fava attacca l’energia pulita realizzata “senza un piano programmato, e con iniziative, prevalentemente di tipo privato, condotte secondo la legge del massimo profitto economico, con le amministrazioni pubbliche che spesso subiscono”. “Da jesino non capisco come si possa credere ad un’operazione come quella proposta” - e conclude - “ci vuole fermezza di carattere politico, una scelta che salvaguardi una parte di profitto ma non comprometta l’intero assetto del territorio”.


L’intervento di padre Brescianini ha preso le mosse dal Compendio della dottrina sociale della Chiesa del 2004, dove si dedicava una parte specifica al tema ambientale. E i criteri sono: “bene comune, destinazione universale dei beni, sussidiarietà, partecipazione, solidarietà, in un quadro in cui l’ambiente è una casa e non una risorsa”. Il frate punta anche sulla ricerca di nuovi stili di vita, “sobri, giusti e solidali”, sulla pazienza, perché “per i cambiamenti ci vuole tempo”, e sulla “speranza, non solo nel buon Dio ma negli uomini e nelle donne”.


Intensi gli interventi dei cittadini, tra chi invoca un referendum, chi chiede la partecipazione, chi condanna la politica “che non dice la verità, come per la turbogas”. Ribadiscono il loro “no” anche i consiglieri comunali Melappioni e Rossetti (Jesi è Jesi).


E il Comitato continua la raccolta di firme per ottenere la bonifica dei siti ex zuccherificio, per cui in consiglio comunale è stato approvato un tavolo tecnico, e presidente e vicepresidente (Marco Gambini-Rossano e Massimo Gianangeli) ribadiscono: “in una zona AERCA (ad elevato rischio ambientale), abbiamo un sistema di monitoraggio che non funziona e né Arpam né assessore ci hanno spiegato perché. L’Europa ha parlato chiaro con la risoluzione del 17 dicembre 2008. Chiediamo che il progetto venga cambiato e sia sostenibile ambientalmente e lavorativamente; non vogliamo arrivare a rivendicare dei diritti per via giudiziaria, ma diciamo a chi firmerà l’accordo che poi pagherà con nome e cognome per i danni alla comunità”.


La suddetta risoluzione legislativa del Parlamento europeo è consultabile su www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P6-TA-2008-0609+0+DOC+XML+V0//IT&language=IT#BKMD-1 .








Questo è un articolo pubblicato il 03-02-2009 alle 01:01 sul giornale del 03 febbraio 2009 - 6055 letture

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