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Dramma satiresco e sanguigna fisicità in U Ciclopu

teatro la fenice 3' di lettura Senigallia 27/01/2009 - Un rito tragicomico esagerato, lacerante, esplicitamente fisico. Il mito e la religiosità mediterranea, il cuntu siciliano, il dramma satiresco, le tradizioni popolari e i cori della passione.

“’U Ciclopu, l’alba dei Satiri” è una bellissima riscrittura in lingua siciliana che Luigi Pirandello fece del dramma satiresco di Euripide “Il ciclope” per la Compagnia drammatica del Teatro mediterraneo e che sabato 31 gennaio arriva in scena al Teatro La Fenice di Senigallia (Marche – AN) con la regia di Vincenzo Pirrotta. Inizio alle 21. Uno splendido lavoro di sperimentazione prodotto dal Teatro Stabile di Catania in collaborazione con Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa, scelto per arricchire la Stagione di teatro, musica e danza 2008-09 di Senigallia. “’U Ciclopu” è l’unico dramma satiresco arrivato fino a noi per intero e derivato dall\'area della più antica mitologia siciliana.


Fra l’urlo lacerante dei satiri, “espressione del dolore che si prova al ricordo di una vita perduta”, fra sirene che incantano i naviganti, il furbo Ulisse e un Polifemo pazzo e malinconico, fra danze e “tamburiate” che si trasformano in esplicito gioco sessuale, si svolge il rito del pasto umano del gigante peloso. Spettacolo definito dalla critica divertente, intelligentemente parodistico, colmo di vitalità sanguigna, “‘U Ciclupu” testimonia la notevole capacità registica di Pirrotta di dialogare con la tradizione innovandola. Considerato l’“uomo nuovo del teatro italiano”, simbolo di una sicilianità classica reinterpretata a tinte forti, Vincenzo Pirrotta ha scelto di riprendere le fila di un lavoro già fatto per l\'INDA di Siracusa, occasione per “innestare la mia ricerca sulle tradizioni popolari siciliane e mediterranee al teatro di sperimentazione” racconta lo stesso attore e regista. Molte le novità. Importante il lavoro sulla voce e sulle sonorità arcaiche dell\'entroterra siciliano, insieme a quello sulle forme di partecipazione spirituale siciliane. L\'inno a Bacco che i satiri cantano subito dopo il loro ingresso in scena per esempio parte da una rielaborazione sulle lamentazioni della Settimana Santa che si sentono nei riti delle Madonie. \'U Ciclopu arriva portato a spalla dai satiri come fosse un santo patrono in processione. Forte è l’impiego della diatonalità che il coro utilizza nei canti che precedono e seguono l\'accecamento del Ciclope, così come “trova la via della scena la ricerca fatta sui canti dei carcerati della Vicaria di Palermo, e quelli di lavoro dei contadini della zona di Partinico, nella provincia palermitana. Ricerca che avevo cominciato e che per ragioni di tempo due anni fa non sono riuscito a portare a termine” spiega il regista.


I personaggi tratteggiati sulla scena sono memorabili e la loro fisicità è prorompente. Gli interpreti di questo lavoro insieme con Pirrotta che veste i panni di Ulisse, sono Giovanni Calcagno, Antonio Silvia, Andrea Gambadoro, Luca Mauceri, Marcello Montalto, Giovanni Parrinello, Alessandro Romano, Mario Spolidoro, Salvatore Tringali. Scene e costumi sono di Giuseppina Maurizi, le luci di Franco Buzzanca. La Stagione di teatro, musica e danza 2008-2009 di Senigallia è realizzata dal Comune di Senigallia (Assessorato alla Cultura), Amat, Ente Concerti di Pesaro (cartellone musicale a cura del Maestro Federico Mondelci), in collaborazione con Festival Adriatico Mediterraneo e For.Ma (servizi). Info 393.9567505






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 27-01-2009 alle 01:01 sul giornale del 27 gennaio 2009 - 1231 letture

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