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Referendum sul lungomare: il difensore civico nega l\'incontro ai promotori

lungomare 5' di lettura Senigallia 24/01/2009 - I promotori del refendum consultivo sul lungomare inviano una lettera aperta a seguito del rifiuto del difensore civico Sabina Sartini  di incontrare i promotori stessi.

Egr. Difensore civico che presiede il Comitato dei Garanti, In data diciannove gennaio 2009 abbiamo chiesto di essere auditi per poter illustrare le ragioni del quesito referendario da noi presentato in data dieci novembre 2008 e che il Comitato sta in queste ore esaminando ai fini della ammissibilità. L’audizione dei richiedenti il referendum è prassi consolidata in quasi tutti i comuni d’Italia, in tanta parte dei quali è sancita anche nelle norme regolamentari.


La risposta che Lei, come presidente del Comitato, ci ha inviato in data 22 gennaio è stata questa: “…Vi comunichiamo di essere per ora nella impossibilità di una formale convocazione stante la necessità di decidere sulla ammissibilità o inammissibilità del quesito referendario, rispetto alla disciplina vigente in materia, entro il 31/01/2009”…Tuttavia Vi invitiamo, se ritenete opportuno, di inviarci a mezzo lettera qualunque chiarimento o approfondimento che necessitate comunicarci, che sarà visionato dal Comitato stesso nella giornata di venerdì 23 Gennaio.” E’ evidente che si tratta di un rifiuto all’audizione, malamente motivato e grave sotto il profilo sostanziale ed istituzionale. E’ malamente motivato perché è davvero risibile che Lei adduca a giustificazione della impossibilità all’audizione ragioni di tempo, quando ancora ha a disposizione ben nove giorni utili. E’ grave sotto il profilo sostanziale ed istituzionale perché Lei in pratica ci comunica di non poter, “per ora”, audire i richiedenti in quanto sta decidendo sulla ammissibilità chiesta dai richiedenti. Ma noi le abbiamo chiesto l’incontro proprio per poter esporre le nostre ragioni prima che il Comitato si pronunci sulla ammissibilità.


Non penserà davvero che possa esistere l’ipotesi di una nostra audizione a decisione già assunta: qualunque persona dotata di un minimo di buon senso capisce che ciò sarebbe assurdo oltre che irrispettoso dei cittadini richiedenti, i quali, lo vogliamo ricordare, stanno chiedendo di esercitare il diritto fondativo della democrazia: il diritto al voto. E’ evidente dunque che si tratta di un rifiuto, che per altro non può essere mitigato dall’invito ad inviare una lettera. L’invio di una lettera, non potendo essere una facoltà che ci concede il Comitato, è essenzialmente una valutazione di opportunità del tutto autonoma dei richiedenti, come Lei stessa ha dovuto scrivere, e che quindi non ha nulla a che vedere con la richiesta formale di audizione. Non solo, Lei si è subito preoccupata di inviare il rifiuto all’audizione dei richiedenti anche al Sindaco. Ora, questo invio al Sindaco per conoscenza, che certamente non Le è impedito da alcuna norma, suona però male, molto male, soprattutto in rapporto alle disposizioni statutarie e alla natura istituzionale del Comitato che Lei presiede. Infatti il Comitato che Lei presiede è a tutti gli effetti un organo di amministrazione autonoma dagli organi di governo, il che è un qualcosa di ben più rilevante che non l’equidistanza. D’altra parte è proprio lo Statuto a stabilire espressamente che “sia garantita l’imparzialità e l’indipendenza dagli organi di governo”.


Allora ci si domanda quale sia la ragione per la quale il Sindaco debba essere messo a conoscenza che il Comitato ha rifiutato l’audizione ai richiedenti, dal momento che una ragione istituzionale non esiste. I richiedenti promotori del referendum non possono essere posti sullo stesso piano degli organi di governo del comune, in quanto sono portatori se non proprio di un diritto, quanto meno di una legittimo interesse ad interloquire con il Comitato dei garanti. Il fatto che lo statuto del comune di Senigallia, sia tra i pochi Statuti comunali a prevedere che il Comitato dei garanti sia presieduto dal Difensore civico, ha proprio il significato di individuare nel Difensore civico colui che maggiormente può garantire ai cittadini richiedenti che le decisioni siano assunte non solo secondo imparzialità ma anche secondo indipendenza dagli organi di governo. Il rifiuto ad accordare una audizione ai richiedenti, giustificato da argomentazioni contorte e contraddittorie, è purtroppo un segnale che induce a valutazioni preoccupate circa il pieno svolgimento delle garanzie statutarie e anche la serenità civica in ordine al giudizio di ammissibilità. Come Lei sa il quesito che noi abbiamo proposto è il seguente: “Vuole lei che la Via pubblica del Lungomare di Senigallia, da Cesano a Marzocca, sia mantenuta nella sua attuale area di sedime?” Si tratta di un quesito sostanzialmente estraneo a ciascuno dei casi di inammissibilità elencati nello Statuto comunale. Guardando a ciò che prevedono le norme del nostro Statuto e ai principi dell’ordinamento, e confortati da valutazioni di merito incoraggianti, in scienza e coscienza possiamo affermare che elementi giuridici forti, sostanziali ed incontrovertibili di inammissibilità o di rilevanza tale da giustificare la cassazione del quesito davvero non ve ne sono.


Pertanto, secondo noi, stante la mancanza di forti e incontrovertibili dubbi giuridici di ammissibilità, non vorremmo che tutta questa contraddittoria chiusura del Comitato, si risolvesse, in ultima analisi, nella malcelata ricerca di una cavillosa motivazione normativa per rendere inammissibile il referendum ed impedire cosi ai senigalliesi il pieno esercizio dei loro diritti. D’altra parte non è un mistero che gli organi di governo del Comune vogliono ad ogni costo che sia impedito lo svolgimento del Referendum, e quindi non sarebbe certo per noi una sorpresa un giudizio di inammissibilità. Possiamo però fin da ora trarre due conclusioni: la prima è che anche si dovesse impedire il referendum, certo non si potrà impedire ai senigalliesi il diritto di pronunciarsi e di farsi ascoltare sul destino della città e di quello proprio. E noi, da cittadini senigalliesi, siamo certamente impegnati a continuare il nostro lavoro, con serenità, sicuri delle nostre ragioni, affinché tale diritto si svolga pienamente: se non è con il Referendum, sarà con altri istituti della partecipazione democratica. In secondo luogo l’esperienza che stiamo conducendo ci induce, a prescindere da quello che sarà l’esito dell’ammissibilità, ad un richiamo verso tutte le rappresentanze democratiche e i partiti, sulla necessità di riaprire una discussione seria attorno ad alcuni istituti civici, a partire da quello del Difensore civico, interrogandosi innanzitutto sul significato e la validità di un Difensore civico nominato dalle maggioranze governative.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 24-01-2009 alle 01:01 sul giornale del 24 gennaio 2009 - 4310 letture

In questo articolo si parla di difensore civico, referendum, politica, lungomare, luciano chiappa, senigallia, sabina sartini





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