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comunicato stampa

Corinaldo: spettacolo dedicato a Modugno con La Macina

4' di lettura
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dal Comune di Corinaldo
www.corinaldo.it

la macina domenico modugno
Il Teatro Comunale “Carlo Goldoni” di Corinaldo presenta: Gastone Pietrucci e La Macina in 50 ANNI, ANZI 51 ANNI FA … QUANDO MODUGNO COMINCIO’ A “VOLARE”! da un’idea di Paolo Piarani. Con: Gastone Pietrucci voce, Adriano Taborro chitarra e mandolino, Marco Gigli chitarra, Roberto Picchio fisarmonica, Riccardo Andreanacci percussioni, Giorgio Cellinese coordinatore e con la partecipazione amichevole di Luca Peverini

Debutta a Corinaldo il 16 gennaio prossimo, alle ore 21,15 e in prima nazionale, nell’ambito della stagione di prosa 2008 – 2009, lo spettacolo 50 ANNI, ANZI 51 ANNI FA … QUANDO MODUGNO COMINCIO’ A “VOLARE”!. Prodotto dal teatro Goldoni, lo spettacolo si avvale della partecipazione di Gastone Pietrucci e dello storico Gruppo de La Macina, con un amichevole intervento dell’attore Luca Peverini nel ruolo di Cyrano.




L’ideazione e l’allestimento è di Paolo Pirani, che cura anche la regia. Nelle conferenza stampa che si è svolta presso il Teatreo Comunale “Carlo Goldoni” di Corinaldo, con la presenza dell’assessore alla programmazione teatrale Fernando De Iasi, in rappresentanza dell’Amministrazione Comunale, a Gastone Pietrucci voce del Gruppo de La Macina, al coordinatore Giorgio Cellinese, al Consigliere Comunale Goffredo Luzietti e al regista Paolo Pirani, ideatore della manifestazione, l’assessore De Iasi nel suo intervento ha detto: “Lo spettacolo dedicato a Modugno è prodotto dal teatro Goldoni, con la partecipazione dello storico gruppo di canto popolare de La Macina con il quale è stato instaurato da diversi anni un proficuo rapporto di collaborazione. Coinvolgendo anche professionalità interne all’Ente, lo spettacolo si inserisce nella programmazione teatrale 2008-2009, quale omaggio agli abbonati della stagione professionista”.




La voce del Gruppo La Macina Gastone Pietrucci ha aggiunto: “ E’ stato un lavoro duro ma esaltante, quello della rilettura dell’opera musicale di Modugno, per la poliedricità dell’artista, un’artista a 360°, che ha di fatto rivoluzionato i modi della canzone italiana; che è stato anche attore di teatro, di cinema e di televisione con memorabili interpretazioni come, una su tutte, Rinaldo in campo. Solo a lui Quasimodo concesse il privilegio di musicare due sue poesie:; lavorò tanto con Pasolini; calcò i palcoscenici di tutto il mondo”.




L’ideatore e regista dello spettacolo Paolo Pirani ha concluso dicendo: “Insieme a Gastone Pietrucci e La Macina, da sempre impegnati nel far parlare le pietre del ricordo, della storia minuta, del folclore, dello ieri ma anche dell’oggi nel suo screziato apparire, ho desiderato cogliere un tenero fiore e deporlo sull’immagine sempre vivida di un artista “fuoriserie”, che ha rivoluzionato la canzone italiana con la sua carica di rivoluzionario arruffato e appassionato. Ripensare a Domenico Modugno, soprattutto attraverso le sue canzoni (arrangiate alla maniera de La Macina) è anche ripensare all’Italia di quegli anni, quelli di “Volare”, e poi giù giù fin l’altro ieri, con i motivi che ci hanno accompagnato nell’arco di un trentennio. Come la colonna sonora della nostra vita, una strana colonna sonora, a due piste: quella propriamente musicale, affiancata da quella degli anni e dei decenni. E, in mezzo a tanto andare del tempo, le emozioni della giovinezza, lo spessore esistenziale della maturità, insomma “gli anni della nostra felicità”: chissà?, forse! Sembra un distico da serie Armony. L’allestimento: una vela enorme, che campeggia sul fondo.




Ma soprattutto la musica, le canzoni fatte anche di teatro. La scena non ha intralci; solo un ambiente in blu, meglio in azzurro; il colore del cielo e del mare, l’uno confuso nell’altro. Quel mare in cui Modugno scivolava con l’agilità di un delfino, fino all’ultimo, nonostante la menomazione fisica per il male che l’aveva colpito a tradimento. Quel mare di fronte al quale ha chiuso il suo ultimo spettacolo di una giornata: memorabile, come la racconterà Franca Gandolfi, la sua compagna di una vita. Il cuore in mare e il mare nel cuore, fingendosi per necessità siciliano e napoletano; guarda caso terre di mare, sempre, comunque. Un insieme di amici, nella vita come in scena, pochi in effetti – diceva – diventati quasi parenti; si incontrano dopo cinquant’anni al tavolo di un bar(?), a cantare e “contare” di lui. Con la stessa spavalderia artistica che contraddistinse il suo picaresco girovagare sul palcoscenico della vita e su quelli del teatro. Un frack solitario, qualche sedia diseguale, una vaghezza di risacca, un attore – Cyrano, tre briganti del III Millennio e lui, dondolato di fronte all’infinita liquidità di un sogno sognato ad occhi aperti.




Ancora quel mare, da cui fummo partoriti nella notte dei tempi e a cui tendiamo, o dal quale ci eleviamo lassù, nel blu di un cielo antico e sempre nuovo. Due sostanze, lo stesso colore. Come le mani della madre del mondo, mani che cingano, protettive, le tempie battenti di un animo in tumulto”.





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Questo è un comunicato stampa pubblicato il 13-01-2009 alle 01:01 sul giornale del 13 gennaio 2009 - 1483 letture