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Sacelit, le ipotesi dell\'evoluzione urbana: 3°parte, da Portoghesi a Bohigas

7' di lettura Senigallia 10/10/2008 - Nel marzo 97, durante l’amministrazione Mariani, per il tramite dell’assessore all’urbanistica, l’architetto Danilo Guerri e su invito dell’osservatorio delle categorie economiche del senigalliese, viene presentata un’idea di intervento sulle aree Sacelit-Italcementi, da parte degli architetti Oriol Bohigas e Alber Puigdomenech, dello studio Mbm di Barcellona.


Ospitati un paio di giorni, riescono a realizzare un fantastico lavoro di sintesi, esposto a san Rocco, davanti ad una foltissima platea, dove illustrano la loro “urbanità del mare”, come spazio prezioso di questo secolo, dove la rivisitazione del lungomare, del fiume, del porto e del centro storico possono essere racchiuse essenzialmente in un unico disegno composto e scomponibile da tre tematiche sostanziali: ferrovia, porto, aree industriali in dismissione.

Per la ferrovia, esordisce Bohigas, la soluzione più conveniente e migliore è quella dell’arretramento a monte e in seconda analisi dell’occultamento, ma nell’immediato è necessario renderla più penetrabile possibile, con il massimo abbattimento viario con sotto/sovrappassi.
Vede il porto come irruzione sul mare che divide in due la spiaggia e propone che diventi elemento di caratterizzazione, omogeneo della città, senza essere un ghetto tecnologico, ma una grande piazza d’acqua, che costituisca una passeggiata importante, con ristoranti e musei, dove si possa fare sport e siano contemplate attività ludico ricreative.

L’invito più caldo ai senigalliesi, riferendosi specificamente allo stabilimento dell’Italcementi, è comunque quello di non essere nostalgici degli edifici industriali, che non sono poi così belli e importanti, da salvaguardarne alcune parti, (esclude le allora 2 ciminiere) costituendo spesso anche un ricordo denigrante di come si lavorava in passato. Immagina così un unico grande spazio dove si potrebbe veramente aprire la città al mare e dove potrebbe sorgere un nuovo quartiere in cui avviene l’integrazione del porto sia come estensione del lungofiume che del lungomare.

L’arch.. Puigdomenech disegna poi sulla carta le parole del collega e come per incanto la città appare ridisegnata senza limiti tra il centro storico e il mare e nelle sue nuove mappe appare il lungofiume come strada di collegamento fra le due parti, percorribile da pedoni, biciclette e macchine nei due lati. Amplia il porto e crea nuovi spazi . conclude infine asserendo che “ Sono l’ordine e l’armonia degli spazi pubblici a far bella una città” e “che questa od altre soluzioni possono essere trovate, né sono importanti i soldi, né la partecipazione degli enti pubblici, quanto piuttosto l’entusiasmo popolare.”

Non so se queste bozze progettuali sono conservate o se sono nella disponibilità di qualcuno, di fatto non sono in grado di riproporre le illustrazioni di questi concetti che rappresentano la vera svolta determinante nell’analisi dello scenario di recupero delle aree Sacelit-Italcementi, per la prima volta si danno risposte alla riorganizzazione urbana della più importante parte della città in modo completo e nella accessione più ampia.

Intanto la mia “vocazione urbanistica,” ancora trattenuta, si manifesta a inizio del gennaio successivo, quando compare il mio primo articolo che occupa una pagina intera della cronaca locale del Corriere Adriatico, proponendo, senza la ricostruzione, la demolizione della Gioventù Italiana.

Nello stesso periodo elaboro anche una proposta per la Sacelit-Italcementi, ovviamente da hobbysta e quindi senza alcuna forma o valenza ufficiale, dove c’è molto di mio, ma anche degli apporti presi prima da Portoghesi e poi da Bohigas che illustro, di seguito, nella sua versione originale, soddisfacente ancor oggi, a distanza di oltre 10 anni, poiché si rileva più che mai attuale.

In un breve excursus, con l’aiuto del disegno, vediamo la ricerca della valorizzazione di viale Leopardi, in cui prevedevo la demolizione della Gioventù Italiana per creare le condizioni per realizzare un grande polmone verde, visivamente godibile fino ai giardini della Pascoli, con il risalto di tutta la mura, con l’integrazione della continuità con i giardini Catalani e con un “ingresso verde” al corso e per creare un’altra importante piazza, con un parcheggio interrato di due livelli, per oltre 400 posti con il piano a raso utilizzabile anche per manifestazioni.

Si realizza così il contesto ideale di supporto ad un nuovo e splendido boulevard, funzionale ad un secondo importante collegamento tra centro e mare, agevole senza né attraversamenti, né gradini da superare, favorito dalla ristrutturazione del nodo della penna, sopraelevato per un breve tratto e organizzato per fluidificare il traffico ed eliminare i semafori, consentendo anche di ottenere un incredibile giardino pubblico, proprio nella parte oggi più congestionata.

Si vede piazza del Duca pedonale, ma con un parcheggio interrato per i residenti del centro, che utilizza le rampe di quest’ultimo, anche come ingressso e uscita di un nuovo percorso sotterraneo carrabile di attraversamento del centro storico, rispettivamente posizionate tra la banca e il Rossini e la piazza dei macelli.

Risalta già da allora la via del fiume, con il cuneo visivo che si espande ad imbuto da piazza Roma alla nuova grande piazza d’acqua, attraverso piazza Simoncelli, già pensata parzialmente edificabile, la passerella sul fiume e il cantiere SEP demolito.

Sulla piazza d’acqua è visibile il collegamento fisso tra i lungomari con un nuovo ponte con le corsie per le auto, la passeggiata per i pedoni e la pista ciclabile, affiancate. La continuità spaziale diffusa è poi meglio organizzata con lo spostamento della passerella mobile, resa fissa, un pò più a monte. Il collegamento carrabile, verso sud, si sviluppa poi a senso unico su via Mondolfo, con ritorno su via Zara, lasciando completamente libero e pedonale, per tutto l’anno, il lungomare Marconi, consentendo inoltre, attraverso piazza della Libertà e il riorganizzato svincolo della penna, un accesso e un deflusso dal mare sempre agevole anche nelle situazioni di maggior intasamento.

A nord, partendo dalla nuova strada dietro la cortina delle case di via Mameli si può raggiungere facilmente il sottopasso di via Zanella, ma si può uscire ancor più agevolmente, e per tutte le direzioni, attraverso il nuovo accesso in corrispondenza di via Settembrini, che attraversando in sottopasso la ferrovia, con una sezione stradale a norma, va ad immettersi sulla statale all’incrocio con via Annibal Caro, altro snodo, oggi particolarmente delicato, fluidificato da un anello a senso unico, con l’eliminazione, anche qui, dei semafori.

Infine anche il collegamento con il centro storico si svolge in circolazione oraria a senso unico parallela al canale tra il nuovo ponte e il ponte del corso.
Si può notare che non vengono riproposti i vincoli di piano della trombetta dell’ex Alfa Romeo e della cortina delle case antistanti la darsena Bixio.

Da ultimo si possono osservare i grandi spazi pubblici inclusa la grande piazza soprelevata che apre al mare e che funge da contenitore per parcheggi negozi e altri spazi (la capacità del sottopiazza, potrebbe ospitare circa 2400 auto se utilizzato solo a parcheggio su tre livelli), il nuovo viale pedonale, con la nuova stecca commerciale monopiano, che si integra con il ponte nuovo e via Marconi, costruendo la nuova e unica passeggiata tra i lungomari, stabilmente saldati e il porto raddoppiato nella sua nuova dimensione, con spazi in acqua e a terra, per altri 7 ettari, dove collocare anche impianti sportivi idonei alle manifestazioni estive.

L’altro mio disegno, contemporaneo al primo, mostra uno schizzo dell’ipotetico planovolumetrico e vuol dimostrare, anche in forma provocatoria, come la razionalità dei nuovi spazi ottenibili, sia totalmente ininfluenzabile dalle modeste previsione degli indici di edificabilità. Senza nemmeno tener conto del volume della terrazza si è adottato per i volumi in elevazione sopra di essa un indice più che triplo rispetto alle previsioni di piano di 0.50 mq./mq.

Appare inoltre in tutta la sua imponenza l’orizzonte visivo del collegamento con il centro storico, eliminando il cantiere SEP e le case di via Bixio







Questo è un articolo pubblicato il 10-10-2008 alle 01:01 sul giornale del 11 ottobre 2008 - 6099 letture

In questo articolo si parla di porto, attualità, sacelit, Paolo Landi





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