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Sacelit, le ipotesi dell\'evoluzione urbana: 1°parte, da Berriolo a Morpurgo

3' di lettura Senigallia 05/10/2008 - Il piano regolatore del 1970 disegna un porto con una nuova darsena, senza modificare i moli e con l’uscita a mare sempre attraverso il canale ed intuisce le future dismissioni dei retrostanti stabilimenti industriali classificandoli, per la Sacelit, in BTC; zona turistica di completamento con indice di edificabilità corrispondente a 1mq./mq. e per l’Italcementi in BTR; zona turistica di ristrutturazione, con indice corrispondente a 1,66 mq/mq. (il triplo dell’attuale)



Successivamente, per il porto avanza l’ipotesi Berriolo, datata 1976, dove non si prevede ancora l’accesso diretto al mare e la sagoma della banchina è rettangolare, con i lati maggiori paralleli a via Mameli, che si estendono fino alla corrispondenza di via Panzini. Il progetto ha scarsa fortuna ed è ben presto accantonato, anche a causa di un pessimo rapporto tra ingombro dello specchio d’acqua e dotazione di posti barca.

Viene rimpiazzato dal progetto Ceccarelli-Solustri, datato 1988, che trova miglior sorte e rappresenta la fisionomia integrale dell’attuale porto, in fase di completamento, con la nuova apertura a mare, che dovrebbe ridurre drasticamente anche i problemi dei continui e onerosi interramenti.

Il piano del nuovo porto disegna anche la trombetta che dovrà creare il nuovo collegamento con la viabilità primaria, in sostituzione della programmata soppressione del passaggio a livello, da parte delle ferrovie. Rappresenta l’unico nota stonato di un porto, tutto sommato ben progettato, giustificata da una situazione, allora, incerta del destino degli stabilimenti e della imprevedibile disponibilità contemporanea dei loro sedimi. Era difficile pensare a una soluzione diversa, ma oggi, di fronte a situazioni definite, occorre rivedere tutta la questione dell’accessibilità.

Del 1990 è invece il primo vero studio di fattibilità per la riutilizzazione delle aree Sacelit-Italcementi a firma Morpurgo e Ballardini. Rappresenta uno studio interessante dal punto di vista interpretativo delle problematiche, in quanto prima di produrre delle ipotesi di scenario e alcune indicazioni progettuali, analizza l’evoluzione del rapporto area-portuale città, il contesto, le indicazioni della proprietà e il dibattito locale, ma allo stesso tempo è inconcludente e incompleto nella sintesi che di fatto non riesce a istituire nuove e decise relazioni di integrazione con il contorno per l’incapacità di rimuovere gli ostacoli detrattori , ferrovia, cortine edilizie esistenti, fiume ecc, più volte percepiti, nella relazione, come difficoltà insormontabili.

La nuova accessibilità carrabile adottata la trombetta del piano portuale, supportata da un secondo accesso su via Settembrini, mentre nulla è previsto per il collegamento dei lungomari. Le previsioni dei percorsi ciclopedonali verso il centro storico sono affidate ad un attraversamento in corrispondenza del cantiere S.E.P. verso via Dogana Vecchia e tra i lungomari a due diverse e alternative opzioni, la prima con una passerella a ridosso del ponte ferroviario e l’altra con la successione di una seconda passerella mobile in linea, con quella oggi esistente.

Nella parte terminale dello studio vengono infine riportate alcune bozze progettuali elaborate dell’arch. Guerri che fondamentalmente riproponevano di conservare l’edificio a botte, in un primo tempo come specchio d’acqua coperto a servizio della nautica e successivamente come piazza di uso pubblico.

Nelle illustrazioni vediamo di seguito:
La cartografia del P.R.G. del 1970
Il porto con il progetto Berriolo
Un ipotesi progettuale dell’arch. Guerri







Questo è un articolo pubblicato il 05-10-2008 alle 01:01 sul giornale del 06 ottobre 2008 - 2082 letture

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