Senigallia: citta\' d’acqua e water front

progetto landi Senigallia 17/09/2008 - 14 chilometri di costa e il Misa che attraversa il territorio comunale per altri 10, fino al suo storico sbocco, opportunamente relazionati da uno studio di coordinamento, rappresentano elementi sufficienti a legittimare l\'inserimento di Senigallia nel circuito delle città d\'acqua.

A conferma di questa interessante aspettativa è anche la presenza in città, proprio in questi giorni, di un gruppo di aspiranti architetti, rappresentanti delle università Tor Vergata di Roma e di Toulouse che studiano i fronti prospicienti il fiume e il tratto di mare tra Rotonda e molo, nell\'ambito di un progetto internazionale.

Venuto meno l\'importante e antico ruolo, come porto canale, il fiume ha necessità di riappropriarsi di identità e funzioni diverse, adeguate alla nuova città, che prenderemo in considerazione a partire dalla zona Vallone - Cannella fin verso mare, ossia dall\'incontro con i primi importanti insediamenti urbanizzati, che troviamo sviluppati lungo le strade parallele arceviese e corinaldese. Il parco fluviale, di cui si parla, ma che nessuno ha mai effettivamente pensato o pianificato, verrebbe identificato dai lati interni delle due strade vallive, ma, ad oggi, è certo solo il limite destro, definito da una scriteriata variante arceviese che impone anche un illogico trasferimento di attività, di nessun impatto, da un lato all\'altro della strada e per di più con un criterio di perequazione applicato da progettisti, senza troppa padronanza della materia. Fortunatamente si è soprasseduto all\'altra variante della corinaldese, che con identica filosofia avrebbe contribuito a determinare, per una lunghezza di circa 3,5 chilometri, un parco smisurato di circa 300 ettari.


Secondo questa ipotesi, e anche a causa delle basse densità edilizie, stabilite dal PRG, la città andrebbe a svilupparsi in modo troppo estensivo, con assurdo sperpero di territorio, che verrà consumato in un tempo troppo breve, con la prospettiva di ricercare, in futuro, ancora nuove espansioni. Questo tipo di struttura urbana è irrazionale e fortemente penalizzante per la città, in quanto produce un volume gravitazionale molto elevato, quando invece la moderna fisica urbana ci impone i parametri più bassi. In altri termini è facile intuire che un siffatto parco con 800 metri di larghezza media e con al centro il fiume, mantiene troppo lontane le residenze sugli assi stradali, che in questo modo riproducono e mantengono il modello negativo della città lineare, sviluppata sul lunghissimo anello delle direttrici vallive saldate solo verso l\'interno dal segmento Vallone Cannella. Ridurre sensibilmente la larghezza del parco simmetricamente al fiume, mai comunque al disotto dei 300 metri, significa recuperare territorio prezioso all\'interno degli assi stradali, (piuttosto che all\'esterno come nella variante arceviese) creare, comunque, un notevole spazio più funzionale, più baricentrico e interamente fruibile dagli insediamenti residenziali, ora più che mai ravvicinati, compattati e integrati in un unico nuovo e più efficiente nucleo urbano meglio organizzato, di cui il parco rappresenta il cuore e il centro, armonizzato dalla serie di passerelle lignee ciclo-pedonali, ritmicamente in successione, a cui è delegato il compito di lenire e ricucire il taglio del fiume. La lunga fascia del parco apre ad un incredibile ventaglio di idee e prospettive per la vita all\'aria aperta, consentendo di sviluppare ogni tipo di attività ad esso legata sia sportiva che ricreativa e di divertimento, associate anche ad altre esigenze funzionali, come nel caso della pista ciclabile, che alla passeggiata tra la natura di un generico cittadino o turista, associa gli spostamenti dei residenti in condizione di assoluta sicurezza e protezione. Il recupero dei pochi edifici colonici al proprio interno possono creare nuove attività economiche di tipo turistico ricettivo ed enogastronomico.


La creazione di specchi d\'acqua artificiali, oltre che all\'arricchimento naturalistico, potrà essere funzionale anche agli utilizzi più disparati, dalla regimazione idraulica, creando, ad esempio, una colmata di espansione in corrispondenza della particolare ansa di Borgo Passera, semplicemente ingabbiandola con un nuovo argine in terra di soli 150 metri, all\'utilizzo sportivo per la pesca e la scuola di vela. Un altro specchio d\'acqua potrà essere utilizzato come imbarcadero e punto di partenza per un percorso verso il porto e il mare, sviluppato lungo il fiume, per le imbarcazioni a remi, altri piccoli laghi potrebbero regalare nuove spiaggette, con l\'ulteriore possibilità per alcune di esse, se riservate, anche di una specifica destinazione per naturisti. (vedi il vecchio dibattito per la spiaggia della foce Cesano finito tempo fa in consiglio comunale). Potremmo non finire mai ad elencare le potenzialità del parco fluviale, ma ci sentiamo di aggiungere che tutte le nuove strutture sportive, del divertimento e del tempo libero, dovranno trovare qui la collocazione più consona, soprattutto quelle che richiedono grandi estensioni, come il campo pratica di golf, che al parco delle saline, avrebbe sacrificato se stesso oltre che la città. Il nuovo parco verso mare a partire dallo stradone misa subirà un forte restringimento, senza però perdere le sue caratteristiche naturalistiche, trovando anzi nuovo vigore dall\'acquisito supporto monumentale, aggiunto in fase di attraversamento del centro storico lungo il suo lato più importante. E\' qui che si può pensare a realizzare il nuovo ponte monumentale che ingloba ponte Garibaldi, mantenendone inalterata la sezione idraulica e ampliandolo, come opera in grado di autofinanziarsi grazie alla modesta batteria di negozi e di dotarsi , come spazi pubblici in copertura, di un grande salone e di un ampio terrazzo panoramico che esalta il fiume con sullo sfondo il Foro. Consente di apprezzare nella migliore condizione di visuale tutta la palizzata dei portici e il percorso che corre al di sopra dell\'alveo; è l\'inizio della maestosa piazza sul fiume, dove questo non è più ostacolo e elemento di discontinuità tra parti della città ma, congiunzione diffusa, convergenza e raccordo delle percorrenze esterne dirette al centro e al mare e rilassante percorso di chi passeggia, marcia, corre, va in bicicletta, sui pattini o a cavallo nella città gioiosa che scaccia la congestione anche con un contestuale riordino della mobilità veicolare e delle aree di sosta che solo in questa prossimità è in grado di eliminare il semaforo, di fluidificare il traffico e recuperare rispetto alla situazione preesistente oltre100 nuovi e funzionali posti auto a raso.


Il raggiungimento della spiaggia è il coronamento e l\'eventuale continuazione dell\'itinerario con il godimento di una spazialità sempre ampia che sembra non finire mai. Anche nell\'incontro con la città che si affaccia al mare le opportunità sono notevoli per presentare un fronte diversificato che propone scenari diversi proponendo anche spiagge diverse, ciascuna caratterizzata di una \"tipicità propria\". E\' una strada corretta che si sta intraprendendo con il prossimo intervento delle \"colonie\" dove verrà arretrata la strada del lungomare per realizzare una continuità naturale con i nuovi interventi turistico ricettivi e residenziali. La grande potenzialità sta però nel tratto compreso tra rotonda a mare e l\'inizio del lungomare di ponente antistante al porto e all\'area Sacelit-Italcementi, il territorio destinato ad essere investito dalla più importante trasformazione della città, mai avvenuta in almeno due secoli di storia. Il nuovo fronte è rappresentativo di due segmenti pressoché simmetrici rispetto alla foce del misa. Il primo tratto rotonda molo sarà soggetto ad una riorganizzazione sostanziale perché è destinato a rappresentare la nuova centralità del litorale, prerogativa che oggi non possiede, pur essendo il più prossimo al centro storico, in quanto di fatto rappresenta il termine di un percorso interrotto dalla barriera fluviale. Il successo del nuovo ruolo è però essenzialmente condizionato al superamento del fiume e al tipo di attraversamento; è necessario un ponte fisso con le carreggiate stradali affiancate dalla passeggiata e dalla pista ciclabile, in grado di trasmettere quella sensazione di continuità non assolutamente percepibile con l\'alternativa ipotesi delle passerelle anche se carrabili. Il prospetto degli edifici, nel tratto considerato, potrebbe variare solo con un radicale intervento di demolizione e ricostruzione dell\'Hotel Marche, che razionalmente e tecnicamente rappresenterebbe la soluzione migliore, anche se la maturità per scelte di questo tipo è ancora probabilmente lontana.


Una condizione invece, probabilmente condivisa, sta nel mantenere esclusivamente pedonale per tutto l\'arco dell\'anno il fronte mare, avendo gli edifici prospettanti anche gli accessi posteriori e potendosi svolgere il traffico carrabile sulle parallele strade retrostanti. Per il resto, poste le condizioni del ponte fisso e della pedonalizzazione, non vanno imposti altri imput alla libertà progettuale di chi verrà chiamato a progettare questo tratto di Water Front anche se può essere suggerita e riproposta la vecchia e particolare \" tipicità\" dello storico Hotel Bagni con una somigliante ricostruzione di palafitte, poste però sulla sabbia e non sull\'acqua, con sopra cabine e servizi che in questo modo lascerebbero completamente libera la visuale sul mare. Sull\'altro lato antistante al porto si aprono invece un infinità di combinazioni incredibili che rappresentano la grande sfida di Senigallia per realizzare la città banale o dell\'eccellenza. L\'obiettivo più alto pone però condizioni diverse da quelle sancite dall\'attuale piano d\'area e serve coraggio per tornare indietro senza penalizzare allo stesso tempo i soggetti attuatori, ma anche la città ha diritto di non essere sacrificata per gli errori dell\'amministrazione. La concentrazione sugli indici di edificabilità e le destinazioni, poi scelti senza criterio logico, hanno distolto i nostri amministratori dal problema dell\'accessibilità dell\'area sputata in pieno centro con un\'orrenda e compressa trombetta figliastra del peggiore svincolo autostradale, pur esistendo condizioni alternative ben più eleganti e funzionali.


Il piano regolatore non può e non deve porre il vincolo alla cortina di case antistanti alla darsena Bixio che intrappolano il nuovo intervento in una sorta di ghetto che dall\'attuale piano di campagna non consente né la visuale al mare né un ulteriore espansione a quella che potrebbe essere una grande piazza d\'acqua . Bisogna imporre la demolizione senza ricostruzione del cantiere SEP che dalla statale crea una brutta barriera. Bisogna impedire di realizzare l\'ampliamento in porto con una darsena, in corrispondenza del cantiere navalmeccanico, fin sotto via Mameli, per evitare una situazione di asfissia con spazi dati all\'acqua togliendoli dalla terra.Ma soprattutto bisogna realizzare un grande terrazzo che eleva la quota di campagna dell\'area industriale dimessa e che funzioni allo stesso tempo da grande contenitore per parcheggi, locali commerciali, di piccolo artigianato, uffici, esposizioni e da grande piazza, ciò che già l\'architetto Portoghesi aveva intuito nello specifico studio di tanti anni fa per la Sacelit, non castigato dagli odierni vincoli urbanistici e su committenza Italcementi. E\' quel tipo di progetto che serve a Senigallia quello della piazza all\'italiana adattato con la liberazione del Water Front.


Nelle illustrazioni: Ipotesi di parco fluviale con l\'ipotesi di vasca d\'espansione a Borgo Passera da un disegno presentato con delle osservazione alla variante arceviese scarsamente apprezzate; ipotesi schematica di ponte monumentale; la piazza sul fiume; il piano d\'area Sacelit - Italcementi.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 17-09-2008 alle 01:01 sul giornale del 17 settembre 2008 - 4205 letture

In questo articolo si parla di attualità, Paolo Landi


Un applauso lunghissimo.<br />
non mi stupirei se l\'assessore Mangialardi <br />
stia pensando a farti f......... .<br />
continua cosi\' Paolo.<br />
S0\' che sei entrato nel loro recinto.<br />
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Auguri

Mi piacciono le idee che rappresentano novità, poi bisognerà vedere quanto sono fattibili e la volontà di valutarle..<br />
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Ad es., il parco fluviale mi stuzzica, Senigallia si troverebbe ad avere il suo bel parco urbano con tanto di fiume e laghetti in linea con il concetto dei parchi londinesi.<br />
Bello, da valutare per le sue implicazioni (penso alle scampagnate, soprattutto), magari \"ardito\" in rapporto all\'idea della scuola di vela, ma sarebbe anche da chiarire (non ne sono a conoscenza) se la Variante Arceviese avesse deciso di destinare tutta l\'area a zona di espansione del fiume in caso di piene,e per questo spostando sul lato a \"monte\" le varire attività.<br />
Le strade ipotizzate dovrebbero sorgere su rilevato a quota maggiore, e così il parco un pò ci perde (alzo lo sguardo...e vedo i camion!).<br />
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Sulla pedonalizzazione del tratto di lungomare non son molto daccordo: giusto la scorsa settimana ho girato per Cattolica e devo dire che l\'idea di passare, anche di sfuggita in auto, in una città di mare...senza vedere il mare è una cosa senza senso.<br />
E almeno a Cattolica lo sviluppo ha portato ad avere tutti gli alberghi che danno sul loro \"lungomare\" (vale a dire verso la strada), da noi al momento ci sarabbero solo case private (da P.le Libertà fino al parcheggio di p.zza Morandi, poi appunto il parcheggio, un albergo e di nuovo case...non è proprio lo spettacolo che vorrei mostrare ad un turista frettoloso.<br />
Meglio, molto meglio, lasciare le cose come stanno, e trovare una maniera per allungare comunque il lungomare da sud a nord passando, come da ipotesi, per un ponte fisso in cui passano tutti, auto, pedoni e ciclisti.<br />
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Per quanto riguarda la prima parte del Lungomare Mameli...bhe, non so quanto passerebbe l\'idea di abbattere le case lì presenti, alcune poi penso destinate a salvaguardia, però certo che mi fa una certa impressione vederle \"strizzate\" tra il lungomare e il confine dell\'area Ex Sacelit!<br />
L\'idea della piazza elevata mi piace, ma credevo in tutta onestà che foss già prevista dal progetto di lottizzazione dell\'area: aveva sia una valenza storica, richiamando la \"montagnola\" che una volta si trovava dove ora ci sono i bagni Bora Bora (sotto al faro) sia funzionale, per creare uno spazio non necessariamente interrato per fare parcheggi, e magari giocando sui dislivelli per fare un bel giardino sul mare (e non solo la piazza).<br />
In questo mi fa da esempio quanto hanno fatto a Valencia, per l\'America\'s Cup di vela, in cui al centro del nuovo porto hanno realizzato una stupenda struttura (...li i terremoti non sanno cosa siano probabilmente...) che poi degrada lentamente verso il porto e il mare, con dei giardini ai fianchi, una piazzetta con locali, una scalinata leggera verso il mare....ed è una meraviglia che vorrei vedere anche da noi!

Anonimo

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