Bachelet alla Festa del PD, un\'occasione mancata

3' di lettura Senigallia 13/07/2008 - \"Una opportunità persa, quella di venerdì 11 luglio in occasione del primo dibattito organizzato dal “PD in festa” (…“in festa”? Ma che c’è da festeggiare?)\"

L’ospite d’onore era Giovanni Bachelet, professore universitario di Fisica e deputato, figlio di quel Vittorio Bachelet, professore di Diritto Pubblico dell’economia, assassinato dalle Brigate Rosse il 12 febbraio 1980 nell’atrio della facoltà di Scienze politiche de “La Sapienza” di Roma. Un ospite, dunque, che gli effetti di una politica deviata e assassina li ha atrocemente subiti sulla propria pelle, giustappunto negli anni in cui i politici di troppo lungo corso nostrani costruivano a tavolino, diligentemente e razionalmente, la propria ininterrotta carriera. Ho ascoltato Giovanni Bachelet poco più di un mese fa, a Roma.



Di lui avevo avuto modo di apprezzare l’intelligente e sapiente ironia con cui pacatamente elencava i principali limiti – certamente rimovibili, volendolo fare - del neonato PD: il verticismo; la mancanza di democrazia interna; l’impossibilità di portare avanti in forma organizzata un dibattito anche acceso, ma che finalmente dia identità a quella scatola vuota che è oggi il partito; il “leaderismo” esasperato dei “caminetti” romani, che ha trasformato i segretari - regionali, provinciali, comunali - in passivi e un po’ ottusi esecutori delle direttive dello “staff” nazionale e di quel leader che ha perso le elezioni.



Ho ascoltato Giovanni Bachelet a Roma e sono dunque andata all’appuntamento senigalliese piena di speranza: finalmente si discute, mi sono detta. Finalmente cominceremo a capire quale identità il PD si vuol dare, anche in vista del paventato tesseramento che - se non vuol essere la solita burletta di tessere da far valere per ottenere incarichi, sottoscritte da parenti, amici e beneficiati dai soliti bossetti locali - dovrebbe essere preceduto dalla definizione della “nuova visione del mondo” che un partito nuovo dovrebbe saper comunicare con chiarezza, soprattutto quando domanda agli elettori di aderire al progetto addirittura sottoscrivendo una tessera. Ho ascoltato Bachelet a Roma ed ero piena di speranza. E invece, il nulla. L’altra sera, col sottofondo delle mazurke, ho ascoltato un Bachelet sotto tono e arrancante in un politichese che – se Dio vuole – non gli appartiene e non gli può appartenere. Un Bachelet probabilmente ligio, da persona corretta qual è, all’“invito” di non essere polemico. Il: “volemose bbene e ridiamo a quattro ganasce, anche se i nostri elettori hanno solo voglia di piangere” sembra essere, infatti, l’unica idea fissa dei personaggi che dirigono un partito che non c’è, e che sembrano avere un unico scopo visibile: arricchire il loro curriculum di incarichi da sfoggiare in vista di progressioni di carriera.



Un Bachelet forse appesantito dalla cena allo stand gastronomico, ospite della senatrice Amati (ancora più inconcludente di lui) e della consigliera comunale Ilaria Ramazzotti, che ha confuso il ruolo di Coordinatrice del dibattito con quello di valletta che ha l’unico compito di porgere il microfono a chi ha domande da fare. Insomma, un’altra occasione persa, per il PD. Tra gli elettori che emigrano verso altri lidi o che al momento delle elezioni se ne stanno a casa (nelle Marche, il 20% degli elettori dell’Ulivo non è andato a votare). Complimenti, politici nostrani. Sì. È proprio così che torneremo a vincere!


da Mariangela Paradisi
Delegata all’Assemblea Nazionale del Partito Democratico




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 13-07-2008 alle 01:01 sul giornale del 14 luglio 2008 - 7332 letture

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