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Una nuova vita a Senigallia per i bambini della donna uccisa dal marito in Sicilia

Corrado Canafoglia e Carmelo Calì 3' di lettura Senigallia 19/04/2008 -

Marianna Manduca, geometra di 32 anni di Pagonia, Catania aveva denunciato suo marito Saverio Nolfo ben 12 volte per percosse e minacce, tutte avvenute in pubblico, ma l\'autorità giudiziaria non ha mai preso provvedimenti. Poi 12 coltellate hanno posto fine alla vita della donna.

Ora i suoi tre figli, di 3, 5 e 6 anni, sono affidati ad una famiglia senigalliese.



La storia di Marianna Manduca ha dell\'incredibile. Dopo la separazione dal marito, Saverio Nolfo, 36 anni, tossicodipendente, è iniziato un vero e proprio inferno.


Nolfo l\'ha picchiata più e più volte, tanto che la donna ha presentato ai carabinieri ben 12 denuncie. (Nella foto l\'avvocato Canafoglia mostra il fascicolo con le denunce e i referti medici). Il presidente del tribunale ha in un primo momento affidato i tre figli della coppia al marito, nonostante fosse nullatenente e tossicodipendente mentre Marianna aveva un lavoro fisso.

Dopo una difficile e lunga battaglia legale la donna è riuscita a riprendere i bambini in via temporanea. A pochi giorni dalla sentenza che le avrebbe affidato i figli in via definitiva e le avrebbe quindi permesso di trasferirsi lontano, a Milano dove aveva dei parenti, il marito la tampona con l\'auto, per costringerla a fermarsi, poi accoltella il padre della donna ed infine la uccide con 12 coltellate.


\"Spesso la legge non tutela le donne, ma in questo caso anche quelle previste non sono state applicate - denuncia l\'avvocato Corrado Canafoglia - è incredibile che 12 dodici aggressioni avvenute in strada, pubblicamente e alla presenza di testimoni l\'uomo non sia stato allontanato.

Non appena sarà nominato il nuovo Ministro Guardasigilli chiederemo un ispezone ministeriale per sapere chi non ha svolto il proprio dovere e per intrapprendere un\'azione giudiziaria\".


Per rendersi conto dell\'incubo vissuto dalla donna possiamo leggere alcune delle sue parole:

\"Ho riferito circostanze precise in merito all\'ultima vile aggressione (non saprei definirla diversamente) perpetrata nei miei confronti culminata addirittura a colpi di sedia.
Aggressione, che mi ha costretto ad abbandonare la residenza familiare per evitare ben più gravi conseguenze.
In quella occasione i sanitari della guardia medica mi refertarono acchimosi in tutto il corpo.
Ancora oggi porto i segni di tale aggressione.
Purtroppo però quella non è stata l\'unica volta che ho subito violenze.
Mi ha sempre minacciato di morte se avessi raccontato a chiunque quello che mi faceva e a causa di ciò ho sempre temuto per la mia incolumità e per quella dei miei figli.
Capisco che è difficile, a chi non ha mai vissuto nulla di simile, comprendere tutto ciò, soprattutto comprendere come sia possibile patire tutto e sempre in silenzio, ma avevo molta paura e il clima in cui vivevo era davvero pesante.
Non ho mai raccontato prima di ora questi gravissimi episodi solo ed esclusivamente per paura ed anche perché mio marito minacciava ritorsioni contro i miei figli
\".


Dopo l\'omicidio Nolfo è stato earrestato ed i tre bambini sono stati affidati a Carmelo Calì, cugino di Marianna e residente a Senigallia.

\"Quando siamo andati a prendere i bambini, nell\'ottobre del 2007, pochi giorni dopo l\'omicidio di mia cugina, è stata necessaria la scorta delle forze dell\'ordine, tale era il clima a Pagonia. Oggi i bambini stanno bene a casa mia, insieme ai miei due figli. Vorrei ringraziare il Comune di Senigallia per il sostegno: non è facile mantenere 5 figli, in particolare l\'assessore Volpini e il dirigente Mandolini\".


La necessità di una scorta fa pensare che in questa storia non sia estranea la mafia, tanto che Calì ha anche oggi, a Senigallia, ha paura di ritorsioni.











Questo è un articolo pubblicato il 19-04-2008 alle 01:01 sul giornale del 19 aprile 2008 - 10087 letture

In questo articolo si parla di cronaca, michele pinto, corrado canafoglia, carmelo calì





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