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Ostra: le confraternite contro il comune

confraternita della buona morte 2' di lettura 16/04/2008 - L’argomento delle spoliazioni cui le Confraternite sono state sottoposte negli ultimi due secoli, da quelle avvenute durante l’epoca napoleonica all’inizio dell’Ottocento, a quelle conseguenti le leggi eversive post-unitarie nella seconda metà dello stesso secolo, e che hanno inferto un colpo durissimo alle nostre istituzioni, appare tuttora attuale e suscettibile di ulteriori sviluppi.

Fra le Confraternite destinatarie di provvedimenti di indemaniazione dei propri beni figurano anche due Venerabili Confraternite di Ostra, quella dei Crocesegnati e quella della Buona Morte. Entrambe istituzioni molto antiche e, a loro tempo, molto ricche di beni materiali, grazie ai lasciti di numerosi benefattori, hanno subito provvedimenti espropriativi sotto Napoleone, la prima, e dal Regno d’Italia post-unitaria la seconda. Ma le vicende che le hanno viste protagoniste due secoli fa non sembrano essere terminate, poiché la prima qualche anno fa ha dovuto resistere, con successo, ad un ulteriore tentativo di appropriazione da parte di privati confinanti, mentre la seconda deve ancora risolvere una serie di pluriennali tentativi di appropriazione da parte dell’ente pubblico sul patrimonio residuo.

La Venerabile Confraternita della Buona Morte gestiva un tempo l’Ospedale di San Giuseppe e fu destinataria di numerosi beni immobili da parte di alcuni benefattori. In particolare ottenne la ricca donazione disposta con rogito testamentario da Angelo Sammarani nel 1581 per dotare ulteriormente l’Ospedale di San Giuseppe. Giusto un secolo dopo, nel 1681, la Confraternita della Buona Morte trasferì tutto il suo patrimonio all’Oratorio di San Filippo Neri affinché si insediasse nella gestione nell’Ospedale, con la riserva, però, che se i “filippini” avessero abbandonato la loro nuova residenza, i beni dovevano tornare alla Confraternita. I “Filippini” successivamente ampliarono l’Ospedale e la rettoria, ricostruendo anche in splendide forme l’antica chiesa di San Giuseppe, che aggiunse anche la denominazione di San Filippo Neri. Dopo l’Unità d’Italia, però, con le leggi di soppressione degli Ordini religiosi, i Filippini furono costretti ad abbandonare l’Ospedale, i cui beni vennero indemaniati e intestati al Comune di Ostra.

La Confraternita avrebbe potuto opporsi, ma quelli non erano tempi facili, il Comune vi aveva insediato le Scuole e parte degli immobili vennero adibiti a destinazioni private. Così la Confraternita si oppose solo dopo sette anni e infine fu costretta ad accettare una transazione che le assicurava il “compossesso” dei beni indemaniati, della chiesa e dei locali circonvicini. Tuttavia il Comune ne rimase intestatario e a più riprese nei vari decenni fino ai tempi recenti tentò di espellere la Confraternita, vendendo parte dell’imponente patrimonio edilizio e reclamando i locali in compossesso e uso alla Confraternita. Così, a distanza di secoli, la storia delle appropriazioni è destinata a continuare.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 16-04-2008 alle 01:01 sul giornale del 16 aprile 2008 - 1569 letture

In questo articolo si parla di chiesa, cultura, religione, confraternite delle marche, confraternita della buona morte





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