Palazzo Gherardi, Italia Nostra: evitare forzature ideologiche

2' di lettura Senigallia 13/03/2008 - \"Il dibattito sulla destinazione di quella parte dei Portici detta impropriamente Palazzo Gherardi andrebbe mantenuto su un terreno di realismo per evitare forzature ideologiche\".

Tutti abbiamo la consapevolezza che si tratta di una struttura di notevole valore storico-architettonico inserita com’è nel fronte dei Portici Ercolani. Ma va anche tenuto presente che il suo interno, a parte lo scalone di ingresso, non presenta alcun pregio artistico o architettonico e quindi in via teorica nulla vieta che una volta salvaguardato il suo aspetto esterno, possa avere le stesse funzioni di altri edifici monumentali del centro storico, e cioè di uso privato.


Tuttavia per decenni l’edificio ha ospitato il Liceo Classico e la Biblioteca Comunale e quindi è percepito da molti Senigalliesi come luogo destinato tradizionalmente alla cultura. Quando la sua struttura si è rivelata inadeguata a queste funzioni, o per lo meno così è stato ritenuto dal Comune, queste funzioni sono state trasferite altrove. A questo punto il Comune vorrebbe alienarlo per realizzare un utile che potrebbe anche andare a vantaggio di altre strutture culturali, come Biblioteca e eventuale Museo. Una parte dell’opinione pubblica invece vorrebbe che conservasse la sua originaria destinazione culturale.



Il nodo della questione quindi non è tanto il suo valore monumentale, che verrebbe in ogni caso salvaguardato, quanto il suo valore di memoria storica e la sua localizzazione urbana, ritenuta a ragione più adatta per un uso collettivo, anche se la sua destinazione a residenza privata andrebbe nella direzione del progetto da tutti condiviso di riportare abitanti in città. Che cosa fare allora? La proposta di una struttura museale avanzata da “Società e Ambiente” è condivisibile, ma non sappiamo se sia compatibile con la conformazione dell’edificio e con i vincoli di carattere architettonico che creano ostacoli alla sua messa in sicurezza. Una proposta parallela, nel caso non sia percorribile la prima, potrebbe essere quella di un riutilizzo misto pubblico e privato.



Senigallia ad esempio ha bisogno di mettere in rete i suoi tanti spazi culturali e museali, creando un unico centro gestionale e un luogo che offra un’immagine unitaria dell’identità della città, una specie di interfaccia dei luoghi artistici e monumentali e della storia culturale della città a fini conoscitivi, turistici e didattici. L’idea ovviamente ha bisogno di trovare una sua concretizzazione progettuale. Per questo scopo sarebbe sufficiente una parte dell’edificio, magari quella più pregevole che si affaccia sul canale, e il resto potrebbe essere alienato, ricavandone le risorse necessarie per il progetto di riuso pubblico.


da Virginio Villani
Italia Nostra-gruppo di Senigallia




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 13-03-2008 alle 01:01 sul giornale del 13 marzo 2008 - 3198 letture

In questo articolo si parla di ambiente, attualità, virginio villani, italia nostra


Salto il discorso e vado a monte: il palazzo, intero, è un lascito alla comunità che interamente, in linea di principio, dovrebbe essere usufruito.<br />
A me personalmente non piace molto il discorso dell\'alienazione (seppure di una parte): preferirei piuttosto la concessione in uso e gestione a privati in toto per un determinato numero di anni, alla scadenza dei quali far rientrare il possesso alla comunità.<br />
Fateci fare un albergo, un casinò, un qualcosa che attiri gente come attività o che crei un indotto.<br />
<br />
Mi starebbe bene anche un museo, non fosse che in realtà, a ben guardare, i nostri musei non è che offrano chissà che (ho fatto servizio alla Rocca, e già quello spazio sarebbe sufficente a tenere quanto di storico si trovi in città..a volerlo fare), e il fantomatico ecomuseo del mare mi trova non freddo ma gelido (e il palazzo non si presta nemmeno allo scopo).<br />
<br />
Ma nemmeno si può fare lo spazio che voi di Italia Nostra proponete, perchè sarebbe un doppione di quello realizzato agli ex macelli.<br />

stefano bernardini

Ceci tuera cela. Questa(la stampa) ucciderà quella (l\'architettura). <br />
La lucida profezia di Victor Hugo sembra sempre più incombente sul destino dell\'architettura. <br />
A leggere questo scritto possiamo dire che le ciance degli storici possono costituire l\'ultimo chiodo sulla cassa dei nostri monumenti/documenti.<br />
Perchè il Palazzo Gherardi è un monumento/documento della città. <br />
Già urta il tentativo di scinderlo fra l\'aspetto esterno (monumentale) e l\'interno (privo di valore). E chi l\'ha deciso? Chi ha emesso questo verdetto inappellabile, tanto sbrigativo quanto sbrindellato?.<br />
Poi irrita con la dichiarazione \"della proposta di residenza privata che andrebbe nella direzione del progetto da tutti condiviso\". Condiviso da chi? Villani, conosce il progetto? Allora ci illumini (d\'immenso!).<br />
Fino ad abusare della nostra pazienza (usque tandem?) quando parla di \"utilizzo misto pubblico privato\". L\'intervento su Palazzo Gherardi, può essere tutto meno che una operazione del tipo \"double face\". <br />
Guerra ai demolitori! era il grido di Hugo ,contro gli interventi devastatori sul costruito storico, ma guerra anche agli eruditi, più pericolosi del \"piccone risanatore\".<br />

stefano bernardini

Commento sconsigliato, leggilo comunque

stefano bernardini

Commento sconsigliato, leggilo comunque

Tante proposte, chiacchiere...ma in una vicenda come questa, di chiaro e palese c\'è solo il costume italiano...<br />
QUELLO DI NON VENIRE MAI A CAPO DELLA QUESTIONE ED ESSERE INCAPACI DI DECIDERE UNANIMAMENTE PER LA CITTADINANZA...<br />
<br />
Stanco in vacanza a Senigallia