Caritas: famiglie sempre più povere

Caritas 5' di lettura Senigallia 29/02/2008 - Sempre più famiglie sulla soglia della povertà anche nel nostro territorio. Continuano ad aumentare le spese per le prime necessità a fronte di una progressiva erosione degli stipendi e in molti casi anche della perdita del lavoro e della casa.

Della situazione delle famiglie in crisi ed, in particolare, dell’emergenza sconosciuta dei senza casa si è parlato alla presentazione del Progetto Credito Cooperativo per la Solidarietà Anno 2007, che si è svolta sabato 23 febbraio 2008 al Centro Congressi Buon Pastore Portone.

Il problema della casa è reale e molto sentito sia in ambito locale che nazionale. “E’ sorprendete e scandaloso – ha detto Don Aldo Piergiovanni, direttore della Caritas diocesana – che non si trovino dati ufficiali e riconosciuti che diano le dimensioni del fenomeno. I dati del nostro centro di ascolto diocesano, come quello degli altri 264 centri di ascolto caritas in 131 diocesi italiane, segnalano che nel periodo aprile – settembre 2006 il 13,9% delle persone incontrate presentava problemi di grave esclusione abitativa (con una componente di stranieri superiore del 3,6% a quella di italiani) ed il 24% dichiarava di avere principalmente bisogni abitativi.

Non stupisce neanche che tra le quasi 30.000 domande di aiuto ricevute dagli stessi centri di ascolto, il 15% fosse rivolto ad ottenere mobilio per la casa e oltre l’11% a sostenere spese legate all’abitazione (affitto, utenze, spese di ristrutturazione straordinaria…) cui altrimenti non si sarebbe potuto fare fronte.

Ma per affrontare seriamente una condizione così grave, come quella della persone senza una casa, bisogna tener conto di tutto l’universo molto più ampio di quanto si possa immaginare, composto di persone con tipologie ed intensità di disagio anche molto diverse tra loro: i senza dimora, che sono coloro che vivono in strada o in un dormitorio, i senza tetto, tra i quali stanno anche coloro che per vari motivi usufruiscono di sistemazioni alloggiative temporanee in istituti o centri di accoglienza residenziali, le persone che vivono in abitazioni insicure, o perché ospiti di terzi, o perché sotto sfratto, o senza un regolare contratto e, infine, le persone che vivono in abitazioni inadeguate, a seguito di occupazioni abusive, o in alloggi senza abitabilità, o in alloggi mobili, come roulottes, caravan, automobili, etc.

Ad accomunare tutte le persone in tali condizioni sta un elevato livello di vulnerabilità sociale, che espone a crescenti livelli di deprivazione morale e materiale e può generare, in concorso con altri fattori di disagio, progressiva emarginazione, sino ai livelli più gravi.

Al posto di persone senza casa – ha continuato don Aldo - noi preferiamo utilizzare l’espressione \\\"persone senza dimora\\\". Più che al concetto materiale di \\\\\\\"casa\\\\\\\", con il termine \\\\\\\"dimora\\\\\\\" si rende l’idea del luogo degli affetti, della quotidianità, dell’intimità, delle relazioni.

Quando si perde la casa la povertà materiale facilmente si trasforma in una povertà anche simbolico-esistenziale. Si tratta di una spirale negativa multidimensionale, in cui non avere una casa può portare a non poter sostenere un lavoro, a perdere reddito, a non poter mantenere autonomamente se stessi e la propria famiglia, a mettere in crisi le relazioni affettive ed amicali, ad innescare depressioni, dipendenze e malattie, a non trovare più risorse materiali e spirituali per curarsi, a perdere contatto con se stessi e la realtà, a vivere, e per alcuni, infine anche a morire, sulla strada.

La casa però non è né l’unico né il primo problema. Il vero problema, e forse anche la vera emergenza, è che oggi più che mai tale spirale può coinvolgere anche fasce di popolazione che fino a ieri si credevano immuni dal rischio di precipitare nella grave emarginazione. Sono sempre più frequenti ai centri di ascolto della Caritas Diocesana e delle caritas parrocchiali e vicariali, le richieste di aiuto da parte di famiglie che un reddito lo hanno, ma non basta a sostenere una casa, a far fronte all’indebitamento che mette a rischio ogni proprietà, basti pensare agli anziani il cui reddito o pensione non è sufficiente per la propria abitazione, ai lavoratori temporanei o flessibili che, in mancanza di sicurezze, non solo non riescono a pianificare il proprio futuro ma, tentando di farlo maldestramente, mettono a rischio di grave povertà se stessi e le proprie famiglie.

E questa non è una realtà momentanea, ma insieme alle più \\\\\\\"tradizionali\\\\\\\" povertà che si incontrano ogni giorno sulla strada, compone un panorama sempre più strutturato nella nostra società.

Non è più solo un’emergenza sociale, cioè una condizione eccezionale e temporanea da fronteggiare straordinariamente, ma siamo di fronte ad un fenomeno permanente, di lunga durata, che si ripete e si amplia con il passare del tempo senza che episodiche misure di intervento socio economico riescano a contrastarlo efficacemente. Da qui nasce la consapevolezza per la comunità cristiana di dover denunciare l’ingiustizia, attivandosi per diventare quella dimora che sappia accogliere l’escluso, nella quale per tutti c’è posto, pienamente consapevoli che una risposta solo materiale non basta, soprattutto dove, come si è visto, l’esclusione abitativa costituisce una finestra su un più ampio disagio relazionale, psicologico e fisico, che va accolto ed affrontato da tutta la comunità.”






Questo è un articolo pubblicato il 29-02-2008 alle 01:01 sul giornale del 29 febbraio 2008 - 1661 letture

In questo articolo si parla di chiesa, attualità, volontariato, caritas, senigallia, Aldo Piergiovanni





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