Razzismo e razzisti, attenzione alle strumentalizzazioni

2' di lettura Senigallia 30/11/-0001 -
"Spesso si parla di razzismo o si etichetta qualcuno come razzista. Poiché ritengo che questi termini vengano, a volte, usati in modo improprio se non addirittura strumentale, vorrei apportare il mio contributo per fare un po’ di chiarezza".

da Ettore Coen


Dopo i recenti fatti di cronaca che hanno visto come protagonisti alcuni cittadini extracomunitari, sono stato spettatore di un’animata discussione tra due miei conoscenti durante la quale uno veniva etichettato dall’altro come razzista perché invocava più legalità e sanzioni più severe.

Premetto che, nonostante la mia famiglia abbia subito le persecuzioni razziali e diversi membri non siano più ritornati dai campi di concentramento, essendo io nato negli anni ’50 non ho fortunatamente avuto esperienza diretta di quegli eventi. Ciò nonostante credo di avere maturato una discreta conoscenza in materia. Con il termine razzismo si identifica un atteggiamento o una teoria che, arrivando a formulare una graduatoria qualitativa tra le razze umane (se poi di razze si può parlare), attua e promuove iniziative discriminanti.

Se associato al potere politico può giungere alla persecuzione organizzata e/o istituzionalizzata fino al genocidio. Al razzismo venne data dignità di teoria scientifica nel 1855 con la pubblicazione del “Saggio sull’ineguaglianza delle razze umane” scritto da Gobineau. Il testo fu accolto con favore da quelle classi politiche e sociali con interessi economici ed espansionistici in Africa ed Asia. Servì inoltre a giustificare tutte le teorie sulla presunta superiorità della razza bianca, fino, in tempi più recenti, all’esaltazione della razza germanica con il conseguente tentativo di sterminare l’intera comunità ebraica in nome della “purezza della razza ariana”.

Ora io credo che il non riconoscere le ragioni dell’altro e offenderlo così disinvoltamente possa generare un effetto boomerang. La persona offesa infatti, potrebbe, come reazione, iniziare a maturare un atteggiamento di non tolleranza nei confronti dei “diversi” e ciò andrebbe esattamente nella direzione opposta di quanto voluto. Io stesso ad un mio garbato rifiuto seguito da un grazie alla proposta di acquistare della mercanzia, sono stato apostrofato come “razzista” da un ragazzo extracomunitario.

Il consiglio che mi sento perciò di dare è quello di soppesare attentamente il significato delle parole evitandone, come dicevo all’inizio, un uso improprio se non addirittura strumentale.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 14 febbraio 2008 - 1998 letture

In questo articolo si parla di ettore coen


Daniele_Sole

13 febbraio, 18:49
E' vero che non tutti fanno parte dell'Accademia della Crusca, e al giorno d'oggi è più facile parlare per "parole d'ordine" che generalizzano alcuni concetti o per slogans.<br />
E "razzista" è una delle parole che (ahimè) va per la maggiore... facile da pronunciare, sempre offensiva.<br />
uhmmm<br />
A pensarci ha pure sostituito il termine "str#nz#"!!<br />

Anonimo

13 febbraio, 23:25
Commento sconsigliato, leggilo comunque

Anonimo

14 febbraio, 00:08
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babel-zeta

14 febbraio, 09:49
bravo coen! le parole hanno il loro peso.

Anonimo

14 febbraio, 11:06
Commento sconsigliato, leggilo comunque