ramarri & c.: c'è gambero e gambero...

2' di lettura Senigallia 30/11/-0001 -
Negli ultimi anni il Gambero di fiume ha subito una drastica riduzione numerica soprattutto a causa di fattori legati alle attività umane.

di Francesca Morici
francesca@viveresenigallia.it


Attualmente si conoscono 540 specie di Gamberi, la maggior parte di esse sono distribuiti in Nord America e Australia; in Europa sono presenti 6 specie indigene appartenenti ai generi Astacus e Austropotamobius. In Italia vi sono due specie, Austropotamobius pallipes, presente nelle regioni nord-occidentali, e Austropotamobius italicus, oltre a diverse sottospecie.
Il Gambero di fiume (Austropotamobius italicus) ha sagoma massiccia e carapace robusto. Le appendici di maggiore dimensioni, soprattutto nei maschi, sono le chele. Tale specie presenta colorazione variabile da marrone a verde oliva, più chiaro ventralmente, in relazione alla dieta che comprende larve di insetti, pesci ed animali morti (anche conspecifici). Talvolta si nutre anche di materiale vegetale. Il Gambero di fiume frequenta acque correnti, fresche e ben ossigenate, prediligendo soprattutto i torrenti delle aree montane. Il calcio è un fattore limitante della distribuzione di questa specie, in quanto serve all’animale per l’indurimento dell’esoscheletro dopo la muta. Il Gambero di fiume ha un’attività prevalentemente notturna, trova rifugio sotto i ciottoli dei ruscelli, tra le radici degli alberi nei pressi degli argini e sotto il detrito vegetale.

Questa specie presenta quattro stadi larvali. In breve tempo, circa una settimana, i giovani completano lo sviluppo e si staccano dalla madre iniziando la vita bentonica. Nei primi mesi compiono diverse mute, raggiungono la maturità sessuale a 3-5 anni di vita. Il Gambero di fiume è un ottimo bioindicatore, la sua presenza o assenza può fornire informazioni sulla qualità di un corso d’acqua: è una specie, infatti, molto sensibile alle variazioni ambientali. In Italia sono presenti anche specie esotiche importate per fini commerciali ed allevati negli stabilimenti di acquicoltura, diffusesi poi anche in natura. La più diffusa delle specie alloctone è il Gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii).
Nonostante Austropotamobius pallipes sia inserito nella Lista Rossa dell’IUCN, nella Convenzione di Berna e nell’Allegato II della Direttiva Habitat 92/43/CEE, le popolazioni di gamberi autoctoni hanno subito una sensibile diminuzione soprattutto a causa dell’introduzione di specie esotiche, assai competitive e spesso vettori di parassiti, a causa della crescente distruzione degli habitat e dell’inquinamento delle acque.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 31 gennaio 2008 - 8264 letture

In questo articolo si parla di animali, francesca morici

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Anonimo

31 gennaio, 07:56
... tra le specie autoctone presenti in Italia aggiungerei anche il piccolo ma prezioso Palaeomonetes antennarius, anche lui ottimo bioindicatore della qualità delle acque. Nelle Marche, da quello che mi risulta, non è mai stato segnalato.<br />
ciao e complimenti per l'articolo!<br />
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<br />
--David

melgaco

31 gennaio, 23:31
Mi congratulo con la dottoressa Morici e le auguro quanto di meglio per la sua nuova vita professionale




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