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Recupero del centro storico: serve uno studio delle fondamenta

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L’archeologia urbana ha assunto da qualche decennio un ruolo di primo piano nello specifico settore di ricerca, dal momento in cui si è preso coscienza che i sottosuoli delle città storiche sono un prezioso giacimento archeologico e la principale fonte per la conoscenza della loro storia urbanistica. Un esempio noto e recente in area marchigiana è costituito da Matelica.

da Virgilio Villani e Leonardo Bruni
Italia Nostra e Archeoclub
Senigallia non fa eccezione, anzi per la sua particolare e travagliata vicenda storica il suo sottosuolo urbano rappresentare la principale, se non unica, testimonianza della storia urbanistica della città dalla sua fondazione alla ricostruzione roveresca. Infatti il modo in cui si è rinnovata la città a partire dal ‘500 ha fatto sì che gran parte delle preesistenti strutture edilizie, quando non inglobate nei nuovi edifici, siano state demolite e interrate. Così la Senigallia romana e medievale giace a tre/quattro metri sotto i nostri piedi.

La conferma di questa verità è venuta di recente dalla scoperta dell’area archeologica sotto la Fenice. Ma anche in passato numerosi sono stati i ritrovamenti, che a partire dal ‘700 hanno interessato a macchia di leopardo un po’ tutta l’odierna area compresa entro le mura. Particolarmente ricche di testimonianze si sono rivelate molti seminterrati dei palazzi cinquecenteschi e settecenteschi. Ma si è trattato sempre di ritrovamenti sporadici e male documentati, compresi quelli successivi agli anni ’50, avvenuti spesso in occasione dei lavori di fondazione degli edifici. Le indagini sono state affrontate sommariamente o addirittura ignorate con il risultato che, se non fosse per il Museo della Fenice, Senigallia sarebbe l’unica città marchigiana priva di testimonianze archeologiche dell’età antica. Ma non c’è solo la città romana sotto di noi. Le trasformazioni subite dall’impianto urbano durante i quasi due secoli dell’abbandono dalla fine del ‘200 alla metà del ‘400 e i modi della successiva ricostruzione malatestiana sono ancora in gran parte sconosciuti e solo la ricognizione archeologica potrebbe fare luce su questa fase della storia della città.

Per evitare perciò che questa dispersione di materiali e di conoscenze possa ripetersi anche per il futuro, specie ora che il Piano Cervellati renderà necessario in qualche caso intervenire sulle fondamenta dei vecchi palazzi, è necessario disporre adeguate norme urbanistiche, che potrebbero trovare spazio all’interno del regolamento edilizio o anche più opportunamente nella normativa del Piano Cervellati. Di conseguenza le associazioni Italia Nostra e Archeoclub di Senigallia chiedono all’Amministrazione Comunale di prendere atto dell’esistenza del problema e di elaborare uno strumento adeguato per tutelare ed eventualmente conservare il patrimonio archeologico della città, dichiarando zona di interesse archeologico tutta l’area compresa entro le mura e regolamentando le procedure e le cautele da seguire in caso di scavo a seconda delle zone e delle profondità interessate; il tutto ovviamente attraverso un confronto con la Sovrintendenza archeologica e le Associazioni culturali di settore.


Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 26 gennaio 2008 - 2324 letture