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Mezza Canaja: considerazioni sul Piano Cervellati

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Il centro storico di Senigallia fu colpito dal terribile terremoto del 1930, perdendo così parte del suo patrimonio architettonico e culturale. Il terremoto segnò la fine di un’epoca e di un’immagine: molti i monumenti crollati o abbattuti, tantissimi gli edifici scapitozzati degli ultimi piani, scorticati dell’intonaco e in parte mutilati delle decorazioni litoidi, sostituite da anonime fasce di cemento.

dal C.s.a. 1/2 Canaja
www.csoamezzacanaja.noblogs.org
Il commercio, che in passato, per la presenza del mercato, delle fiere, delle botteghe artigiane e dei negozi, era l’elemento caratterizzante del centro storico, è entrato in crisi.

Il Piano Particolareggiato proposto dall’Architetto Cervellati interviene in attuazione del piano regolatore generale sull’area del centro storico, con lo scopo di ripristinarne la ricchezza monumentale e la vivacità perduta.

Considerazioni:

1) In linea teorica, riteniamo ineludibile la necessità e il dovere in un paese come l’Italia, di conservare/ mantenere viva la leggibilità delle città storiche, in quanto punto di forza e unicità artistico-architettonica - a volte perduta - di numerose città italiane. In realtà la proposta di “riconferire al centro la perduta magnificenza”, nasconde all’atto pratico quello che viene descritto anche dall’Arch. Ceccarelli come “l’idealizzazione di una fotografia, l’ologramma della Senigallia di fine ‘800 ”, riproposta attraverso interventi quali falsi storici ed esercizi intellettuali arbitrariamente determinati, che non hanno nessun riscontro funzionale o di interesse pubblico da parte dei cittadini. Nel particolare, l’idea di restituire ad alcuni edifici le volumetrie originarie non e’ cosa da poco (sia concettualmente che concretamente) e proprio per questo non dovrebbe essere fatto senza il convinto consenso dei senigalliesi.
D’altra parte c’è un’accesa discussione sulla ricostruzione del ghetto ebraico di Piazza Simoncelli descritta dall’Arch. Cervellati come un “vuoto, una lacerazione, uno sbilanciamento compositivo degli spazi aperti del centro”.
Totalmente in accordo con la cittadinanza che si è espressa sulla questione e in disaccordo con gli architetti Capodonico e Gasparetti (che sostengono che la città e’ fatta anche di vuoti architettonici), pensiamo che in realtà Piazza Simoncelli non sia un vuoto, ma che essa abbia assunto la sua funzione di luogo della memoria, e che quindi non ci sia la possibilità di ricostruire il ghetto.
Per citare il prof. Baldetti, ”la freccia del tempo non torna indietro e cio’che scompare definitivamente non può essere ricostruito se non attraverso la falsificazione”. Infine come giustamente afferma il prof. Baldetti, oggi Piazza Simoncelli svolge un’importante funzione a livello igienico sanitario, di illuminazione e ventilazione.

Al contrario ciò di cui avrebbe bisogno la città storica sarebbero interventi tesi a migliorare la leggibilità e l’identificabilità delle stratificazioni temporali e del rapporto tra città rinascimentale e impianto settecentesco; una migliore valorizzazione della cinta muraria (recentemente danneggiata anche dagli interventi sul ponte del Portone) e delle porte di accesso alla città (come Porta Lambertina); l’eliminazione delle funzioni non compatibili come la caserma del reparto celere; una migliore trattazione del verde pubblico; la restituzione delle proprietà della curia all’attività residenziale; il ritorno alla pubblica utilità dell’Arena Italia e dell’ex cinema Rossini (quest’ultimo finito nelle mani di non si sa chi).
Riteniamo invece valida ed utile la parte analitica del piano, così come la localizzazione dei parcheggi interrati e gli interventi già realizzati come il restauro del Foro Annonario, Piazza Manni, Via Carducci e Piazza dell’Oca.

2) Altro argomento complesso del Piano Particolareggiato è la funzione da “attribuire” al centro storico.
Cervellati propone di “f renare lo spopolamento del centro […]e la rivitalizzazione delle attività commercia li”. La domanda nasce spontanea: Come può una giunta pensare di ridare vita ad un centro storico, quando furono le stesse scelte di un governo di centro-sinistra (vedi la localizzazione dell’area del centro commerciale) a determinare l’irreversibile e lenta agonia di quello che dovrebbe essere il polo calamitante dell’intera attività sociale, commerciale e culturale della città di Senigallia?
La localizzazione dell’area commerciale del Cityper ha segnato, di fatto, la morte del Centro storico di Senigallia!
Una scelta opportunistica, paralizzante e irreversibile che vanta il predominio degli interessi economici dell’una e dell’altra parte in gioco: gli investitori che si sono tuffati in una così appetibile possibilità di garantirsi introiti per il resto della vita, e la Giunta comunale che si è apprestata a quest’operazione di grande portata con il fine di ottenere grandi quantità di denaro provenienti dalla vendita del terreno e dagli oneri di urbanizzazione. Una scelta che ha inciso negativamente sulla funzionalità dei singoli quartieri della città, portando alla creazione di quel grande polo magnetico che è l’area commerciale, capace ormai di creare flussi di traffico unidirezionali da e per il centro commerciale stesso.

In conclusione, affermiamo che il futuro del centro storico, nonostante la reale necessità di ripopolamento e di recupero della funzione commerciale, e’ già stato compromesso. Per lo stesso motivo, non capiamo come si possa parlare di questo progetto come “un’occasione di rinascita e di sviluppo”, in quanto ciò che si è sempre considerato il cuore della città non esiste più, perché non è più centrale nella vita quotidiana dei cittadini.


Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 25 gennaio 2008 - 2562 letture