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Oggi il rientro a casa della salma di Massimo Mandolini

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Non c'è pace per i familiari di Massimo Mandolini neanche dopo la scoperta della morte del 34enne senigalliese, avvenuta quasi un anno fa.

di Giulia Mancinelli
penelope@viveresenigallia.it
La madre, Rina Bonazzelli, assistita dal medico e dai familiari, sotto sedativi, non riesce a darsi pace e non si capacita che ora è tutto finito. Ancora tutto da stabilire in merito al rientro a casa della salma e alla tumulazione del corpo. Dal 2 febbraio scorso di Massimo non si è saputo più nulla. Per mesi la donna ha lanciato appelli disperati alle forze dell'ordine, alla procura di Napoli, in diretta nazionale in televisione, a Chi l'ha visto? e anche su internet, giornali e interessando anche il prefetto di Ancona Giovanni D'Onofrio e il sindaco Luana Angeloni.

Per mesi segnalazioni di Massimo visto nel capoluogo campano, a Roma e perfino a Senigallia hanno alimentato nei familiari la falsa speranza che il giovane potesse ancora vivo. Ad illudere ancora di più la signora Rina, che fino a quando non ha identificato il corpo di Massimo ha sempre creduto di poter riabbracciare ancora il figlio, sono state anche le indagini portate avanti per mesi dalla procura di Napoli. Inchieste, interrogatori e rapporti tutte orientati comunque a considerare Massimo ancora in vita. Proprio per questo, la telefonata fatta dai Carabinieri in casa Bonazzelli venerdì sera è stata un colpo al cuore. All'obitorio del Policlinico Federico II di Napoli c'era un cadavere senza nome, lì dal giorno stesso della scomparsa di Massimo. Nessuno degli inquirenti ha saputo incrociare il fascicolo della denuncia della scomparsa del giovane senigalliese con quello associato al corpo senza vita di un ragazzo trovato la sera del 2 febbraio su un autobus urbano, al capolinea di piazza Garibaldi.

Il referto medico parla di arresto cardiocircolatorio, provocato, pare, da un mix letale di alcol e droga. Proprio questa “negligenza” della procura, ammessa anche dagli investigatori, ha provocato ancora più rabbia e indignazione fra i parenti di Massimo. Nonostante tutto i familiari si sono riservati del tempo prima di decidere il da farsi anche se l'orientamento sembra essere solo quello di voler capire come esattamente siano andate le cose. E nulla più. Massimo Mandolini è morto e purtroppo nessuno potrà più restituirlo ai suoi familiari. Per la signora Rina ora l'attesa è solo quella di poter riavere il più presto possibile a casa il corpo del figlio. Ieri mattina il medico legale ha firmato la liberatoria acconsentendo di fatto al trasferimento della salma.

Nonostante il nulla osta però saranno ancora necessari uno e due giorni per organizzare il viaggio di rientro del feretro a Senigallia. La signora Rina e il figlio Giancarlo hanno già dato disposizioni ad una agenzia funebre di Napoli e a una di Senigallia per il trasferimento. Solo una volta a casa decideranno che tipo di cerimonia organizzare per rendere l'ultimo saluto a Massimo.


Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 24 gennaio 2008 - 2531 letture