Mezza Canaja: presidio in centro contro le morti sul lavoro

3' di lettura Senigallia 30/11/-0001 -
C’è voluta una vera e propria strage per ricordarci che nel nostro paese di lavoro si muore.

dal Csa Mezza Canaja


Questi morti e questi feriti sono operai, e non erano in guerra, ma stavano semplicemente svolgendo il loro lavoro per procurarsi da vivere per se e per le proprie famiglie. Se guardiamo i dati vediamo che dall'aprile 2003 all'aprile 2007 i militari della coalizione che hanno perso la vita in Iraq sono stati 3.520, mentre, dal 2003 al 2006, in Italia, i morti sul lavoro sono stati ben 5.252. Un incidente ogni 15 lavoratori, un morto ogni 8.100, una media di 4 morti al giorno … cifre da guerra civile! (Fonte: “Il sole 24 ore ”).

Si, c’è voluta una strage per dare alle morti bianche quella “prima pagina” che generalmente è occupata dalla morbosità della cronaca nera o rosa. La vita dei lavoratori vale meno del loro prodotto e del costo di un’assunzione regolare e di un corso di formazione professionale. Le imprese negli ultimi quindici anni hanno aumentato del 90% le loro entrate, i salari non sono aumentati più del 10%. Eppure, sentiamo costantemente parlare della centralità della famiglia ma poi i lavoratori, stritolati dalla precarietà e da salari bassi, sopratutto i più giovani, ma non solo, sono impossibilitati a programmare la loro vita, trovare casa, farsi una famiglia. Si parla della necessità di tutelare e di difendere la vita, salvo poi scordarsene quando il problema riguarda il profitto e la produzione. Si denuncia ovunque l’emergenza sicurezza, ma di che sicurezza si parla quando per guadagnarsi da vivere si rischia la vita?!

Ora, politici ed industriali fanno a gara per chi è più dispiaciuto – la Thyssenkrupp nonostante abbia le mani sporche di sangue, ha anche la faccia tosta di portare corone di fiori ai funerali degli operai – ma sono loro i primi responsabili di questo stillicidio quotidiano. Loro, con il “pacchetto Treu” e la “legge 30. Loro, che invocano ed ottengo quotidianamente più produttività, più competitività, più profitti (da tenersi ben stretti). Loro, che impongono sempre più flessibilità, precarietà, ritmi e orari lavorativi insostenibili; che affossano ogni tipo di contrattazione collettiva con lo scopo di isolare ed indebolire i lavoratori, rendendoli ricattabili sia sul salario che sulla stabilità del posto di lavoro. Anche i vertici sindacali non sono esenti da responsabilità, in quanto accettando le logiche concertative si sono sostanzialmente trasformati in soggetti di mediazione, utili al padronato per soffocare ogni forma di autonomia e di conflittualità operaia. Ed anche quando i metalmeccanici manifestano per il rinnovo del contratto, come è avvenuto questo martedì a Milano, la risposta sono i nasi rotti dalle manganellate della polizia.

Degli operai ce se ne accorge solo quando ne muore qualcuno, allora fa scandalo, il giorno dopo ne parlano tutti e poi su di noi ricade il silenzio”. Per questo, oggi, lunedì 24 dicembre, abbiamo deciso di rispondere al grido lanciato dagli operai di Torino e di farlo con un semplice sit-in, silenzioso e rispettoso del dolore, per dare il nostro umile contributo a far si che quello che è successo invece di cadere nel dimenticatoio, possa indignare le coscienze di tutti. Esprimiamo la nostra più sentita solidarietà a tutte le famiglie di quei lavoratori che ogni giorno cadono per guadagnarsi da vivere.





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Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 27 dicembre 2007 - 2139 letture

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