Bavosi interviene sulla nomina del nuovo primario di chirurgia

5' di lettura Senigallia 30/11/-0001 -
Dopo la nomina del nuovo primario di chirurgia Angelo Cavicchi, il dottor Mauro Bavosi interviene con una lettera aperta in merito alla nomina del nuovo primario.

dal dott. Mauro Bavosi


Adesso che si è concluso l'iter del concorso per primario di chirurgia, con la vittoria di un candidato, ancora una volta, non del nostro ospedale, non di Senigallia, vorrei anch'io approfittare della accoglienza della stampa locale per dire qualcosa. Penso che molti concittadini mi conoscano: lavoro da 30 anni all'ospedale di Senigallia; due specializzazioni (chirurgia generale e chirurgia vascolare) due idoneità a primario: in chirurgia generale (primo in tutta Italia) dal 1990 e chirurgia vascolare dal 1992; 11000 interventi eseguiti solo negli ultimi dieci anni; responsabile della chirurgia d'urgenza dal 2005.

Voglio ringraziare innanzitutto il mio primario Dr. Paolo Quagliarini. Abbiamo lavorato fianco a fianco in tutti questi anni. Mi ha insegnato tutto. Mi ha reso autonomo e stimolato ad apprendere nuove tecniche. Penso che Quagliarini fosse l'unico ad avere il diritto ad esprimere giudizi in merito alla sua successione, dopo aver fatto, e con grande successo, il primario chirurgo per 30 anni. Le sue parole sono state strumentalizzate dalla politica ad usate per campagne che avevano altri fini. Per parte mia non ho mai avuto tessere di partito e non ho mai cercate né avuto protezioni politiche.

Un grande ringraziamento va poi alla mia équipe, fatta di chirurghi esperti, ed al personale della chirurgia e della sala operatoria, che mi hanno affiancato in tutti questi anni. Quante notti passate in sala operatoria a fare urgenze e poi continuando il giorno dopo la seduta normale. Senza guardare niente, senza orario, pensando solo a risolvere i problemi degli ammalati; operando ancora di più dopo il pensionamento di Quagliarini; rimanendo, noi sì veramente sempre in “trincea”. Ringrazio il sindaco Luana Angeloni e l'assessore Fabrizio Volpini perché mi sono stati vicini in questi mesi. Hanno visto la qualità e la quantità del nostro lavoro; la dedizione assoluta all'ospedale, l'impegno nella chirurgia oncologica, nelle urgenze, nel cercare di ridurre le liste d'attesa per gli interventi d'elezione, nonostante tutte le difficoltà. Ringrazio i politici di Senigallia che hanno fatto una battaglia perché fosse premiata la meritocrazia. Vorrei chiedere se adesso, con la vittoria del candidato esterno, sono sicuri che ha vinto il migliore: quello con più anni di servizio, più specializzazioni, più casistica operatoria.

Ringrazio tutto l'ospedale di Senigallia in cui, pur con le note carenze di organici, lavorano grandi professionalità. C'è da chiedersi come mai un ospedale in cui operano più di cento medici non riesca ad esprimere quasi mai un primario, ma tutti vengano sistematicamente presi da fuori (da Ancona). Abbiamo perso dei bravissimi medici, in ortopedia, in radiologia, in medicina che hanno preferito andare in altri ospedali o in pensione, perché al momento opportuno non veniva riconosciuta la loro professionalità e competenza. Tant'è, se il primario viene da fuori è sempre il meglio, questa è la regola. Ora anche la chirurgia viene conquistata da un primario esterno. Il lavoro di tanti anni non viene riconosciuto. L'impegno di una vita, le rinunce, i successi ed il gradimento dei cittadini non hanno più nessun valore. Un'altra batosta viene data ad una scuola e ad una équipe che ha lavorato in sintonia in tutti questi anni. È molto triste e frustrante ed il primo pensiero è quello di lasciare questa realtà, come hanno fatto altri colleghi.

Sulla scacchiera degli ospedali siamo solo delle pedine, che vengono spostate o eliminate secondo una regia che non tiene in nessun conto i veri valori professionali ed umani delle persone, il “sentire” di un intero ospedale, e di una città. Ma se ti metti da parte “il sistema” ti è riconoscente e ti propone altre sistemazioni, in altre parti della scacchiera, sconosciute, in cui dovresti ricominciare daccapo, perdendo il lavoro fatto in tanti anni nella tua realtà. La sostituzione di un primario che, secondo la logica della professionalità e dei valori riconosciuti, dovrebbe essere una cosa normale, diviene un travaglio che scatena le mire e le trame (oscure) di fazioni politiche e organizzazioni che vogliono imporre il “loro” candidato facendo pesare fattori “di scambio”. Io, e con me tutta la mia équipe, usciamo completamente sfiduciati e demotivati da questa storia.

È chiaro che ciò avrà dei grossi riflessi sul nostro modo di lavorare. Non ci sarà più l'entusiasmo, lo spirito di sacrificio, la voglia di fare, che ci animavano prima, perché il nostro progetto è stato affossato, distrutto. E la chirurgia, da questo punto di vista, è un reparto del tutto peculiare, in cui conta soprattutto l'affiatamento, il lavoro di squadra, il confronto, e la comune volontà di operare aiutandosi e supportandosi. Se manca questa impostazione, se gli equilibri creati in tanti anni di lavoro fianco a fianco vengono infranti, è tutta l'attività della divisione che ne subisce gravi conseguenze. Con queste sensazioni aspetteremo il nuovo primario, a cui auguro buon lavoro. Gli affideremo il pesante fardello della chirurgia di Senigallia. Saprà, da solo, sobbarcarsi l'onere e tirare avanti la baracca?






Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 27 dicembre 2007 - 12046 letture

In questo articolo si parla di sanità





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