Cna: anche gli artigiani subiscono i rincari del pane

Senigallia 30/11/-0001 -
Sono circa 80 le imprese artigiane che nella città di Senigallia operano nel settore delle trasformazioni alimentari (panifici, pasticcerie, pizzerie, pasta fresca), con oltre 400 addetti.

dalla Cna Senigallia


Proprio nei giorni in cui la nostra città ospita la manifestazione “Pane Nostrum”, ormai riconosciuta come evento di respiro nazionale, la categoria è al centro di polemiche e indicata come responsabile degli aumenti che si sono registrati. Addirittura le organizzazioni dei consumatori nei giorni scorsi hanno indetto uno sciopero del pane e della pasta.

“Una cosa a questo punto deve essere precisata – afferma Marzio Sorrentino, segretario della CNA di Senigallia - non sono gli artigiani e i commercianti del settore che hanno prodotto i rincari, che anzi li hanno subiti e contenuti. Una parte dei forti rincari delle materie prime, infatti, è stata assorbita proprio dai laboratori artigiani. A cominciare dall’energia (il gas negli ultimi mesi è raddoppiato) fino agli imballaggi di cartone (+16.28%)”.

Uno studio effettuato dalla Federazione Alimentare della CNA incrociato con i dati ISTAT rileva, infatti, che a fronte di un incremento medio tendenziale annuo del pane a livello nazionale riscontrato lo scorso agosto del 4,2% (media rispettata anche per la nostra provincia, eccetto alcune aree interne dove l’aumento non si è ancora avuto o è stato più contenuto) e un aumento del costo della pasta, riso e cereali del 3% cadauno, purtroppo si sono sopportati nello stesso lasso di tempo ben più alti incrementi nei costi delle materie prime in carico alle aziende che le lavorano per produrre tali alimenti. Tanto per fare alcuni esempi, il latte in polvere è aumentato dell’84%, la semola di grano duro del 48,44%, la farina di grano tenero del 21,74%, il burro del 21,74%, il grana padano del 16,18% e il granito di grano tenero del 15,97%.

“Questi rincari – dice Massimiliano Santini responsabile per la CNA del settore alimentare - hanno appesantito la gestione economica degli operatori, i quali sono stati altresì oggetto di un inopportuno attacco mediatico, facendo ricadere in maniera erronea e fuorviante le responsabilità del fenomeno in capo ad una categoria votata con professionalità e passione ad una professione onesta e impegnativa”.

Nonostante fino ad oggi gli aumenti al consumo siano stati contenuti, non è detto che questo sarà sostenibile per un lungo periodo. “Purtroppo - prosegue ancora Santini - si potrebbero verosimilmente prefigurare altri aumenti entro fine anno”.

La CNA è impegnata al riguardo con il Ministero delle politiche agricole per monitorare la situazione e valutare iniziative efficaci per affrontare la situazione. Le cui cause sia chiaro una volta per tutte non si debbono ricercare presso i già pluritartassati negozi degli artigiani e dei commercianti, bensì su un piano ben diverso, ovvero nelle leggi di mercato internazionali. E’ giusto sapere infatti che il nostro Paese importa oltre il 50% dei cereali necessari al nostro fabbisogno nazionale, il cui massiccio utilizzo per la produzione di biocarburanti sta accelerando oltremodo il rialzo dei prezzi e nel prossimo futuro buona parte della stessa produzione di grano sarà utilizzata a tal fine. Infine non vanno trascurati gli effetti dei cambiamenti climatici, che hanno danneggiato i raccolti in tutto il mondo.

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Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 21 settembre 2007 - 1691 letture

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