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Mezza Canaja: G8 Genova '01, la storia è nostra è qui e ora

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Mezza Canaja: "Se sei anni dopo gli eventi del luglio genovese occupano ancora il dibattito politico, è perchè a Genova è avvenuta una frattura per molti insanabile".

da CSOA Mezza Canaja

“Coltiviamo per tutti un rancore che ha il sapore del sangue rappreso, ciò che allora chiamammo dolore, è soltanto un discorso sospeso”.
(F. De Andrè – “Tutti morimmo a stento”)

Un evento storico è come una linea di demarcazione che separa il “prima” dal “dopo”, il passato dal presente, ciò che era da ciò che è. Un evento storico è un punto di rottura in cui la linearità del tempo subisce un’accelerazione, un balzo in avanti. Un evento storico fa sì che ciò che era non sarà più, non tanto nella materialità e nella quotidianità delle cose, ma nell’interiorità, nella coscienza del singolo e nelle sue modalità di percepire ed interpretare la società e le sue relazioni.

Se sei anni dopo gli eventi del luglio genovese occupano (e preoccupano) ancora il dibattito politico, è perchè a Genova è avvenuta una frattura per molti insanabile, tra una parte della società e le istituzioni di questo paese. Allora, ad una nuova generazione che aveva cominciato ad occuparsi del mondo (spesso con uno spirito etico o prepolitico), veniva fatto assaggiare il piatto di una pietanza antica. Una pietanza che ha l’odore acre dei gas CS, il rumore sordo e cadenzato dei tonfa sugli scudi o quello secco e veloce dei colpi di pistola.

A Genova non avvenne la “sospensione della democrazia”, ma una sua ridefinizione (corruzione) nelle forme embrionali della “guerra preventiva” e dell’esportazione (imposizione) di democrazia. In altre parole, il considerare ogni problema politico e sociale come un problema di ordine pubblico al quale l’unica risposta possibile sì da “manu militari”; come avviene in buona parte del mondo dopo l’undici settembre … era sempre il 2001! Genova non fu un’operazione di polizia, ma un atto di guerra contro la popolazione civile. Espressioni come “repressione cilena” o “macelleria messicana” per quanto siano suggestive e metaforicamente valide, nella realtà risultano fallaci in quanto eurocentriche (gentilmente razziste). Genova fu repressione e macelleria tutta italiana, nel senso di europea ed atlantica.

La scoperta dell’acqua calda fatta dai giudici e dai giornalisti che riempie la cronaca di queste ultime settimane, stupisce solamente chi a Genova non c’era o chi ha volutamente messo la testa sotto la sabbia. Chi c’era, invece, ha ancora impresso nella mente il sangue fresco che copriva l’asfalto di Via Tolemaide, di Piazza Alimonda o i pavimenti della scuola Diaz. Chi c’era si ricorda tutte le plateali battute di giubilo che i poliziotti facevano sull’assassinio di Carlo.

La scoperta dell’acqua calda non restituisce nessuna verginità politica allo Stato, perché i responsabili di quella repressione sono ancora tutti al loro posto oppure sono stati promossi. Non parliamo solo di squallidi funzionari di piazza o di Fini ed Ascierto, ma di chi predispose i primi piani di divisione, smembramento e militarizzazione della città, ovvero, l’allora primo ministro Amato (Napoli docet!) e di chi diresse l’ordine pubblico in quelle giornate, l’ex-capo della PS De Gennaro. Oggi, sei anni dopo, Amato è Ministro degli Interni e De Gennaro è il suo capo di gabinetto. Oggi, sei anni dopo, i poliziotti indagati hanno già in mano la prescrizione, mentre per molti compagni si attende entro la fine dell’anno la prima sentenza per l’accusa di “devastazione e saccheggio”; il processo per l’assassinio di Carlo da tempo è già stato archiviato. Le indagini sui mandanti politici, ovviamente, stanno a zero.

Genova per noi non è solo una memoria da conservare e tramandare, ma è pratica quotidiana di costruzione di forme di vita e di spazi sociali liber(at)i e autonomi. Genova per noi è, in ogni luogo ed in ogni tempo, uomini e donne liberi che affermano e difendono la propria dignità, il proprio diritto di r/esistenza; dalla Val di Susa a Rostock, da Vicenza a Copenaghen, dalle strade romane a quelle parigine, dalla Campania al Messico. Uomini e donne che in ogni tempo ed in ogni luogo sanno che la dignità delle volte ha la forma ed il peso di un estintore sollevato a mezz’aria.


Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 21 luglio 2007 - 3191 letture