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Rione Porto: no all'integrazione fatta di sorveglianza

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Ci siamo di nuovo; si parla di integrazione, di legalità e di rispetto mancati. Per l’ennesima volta il dito viene puntato contro la popolazione migrante, gli “unici” che creano degrado e vandalismo nella tranquilla cittadina sul mare.

da Ambasciata dei Diritti
Rimischiando le carte il Comune si mette una mano sulla coscienza ed ammette di “…aver mancato l’obiettivo sicurezza” e quindi di vedere come unica soluzione l’installazione delle famigerate telecamere. Più di un anno fa eravamo scesi in piazza per chiedere la cancellazione del progetto “Legalità ed integrazione”.Oggi ribadiamo di nuovo la nostra assoluta contrarietà all’installazione di qualsiasi meccanismo di controllo sulle nostre vite: non solo perché siamo contrari ad ogni forma di sorveglianza, ma soprattutto perché riteniamo che la mancata creazione di un equilibrio tra le diverse etnie che vivono il Rione Porto non è certo dovuta all’assenza del controllo. Anche e soprattutto perché Via Carducci e dintorni non è certo la zona più “vivace” di Senigallia: basti pensare alla “movida rissaiola” che si ricrea sul lungomare nel periodo che va da maggio a settembre. Ci chiediamo come si possa auspicare di creare relazioni di convivenza tra i popoli quando si usano politiche mirate alla stigmatizzazione del diverso.

Come già detto tempo fa, ci chiediamo quale “integrazione” pensate di fare installando telecamere; come credete di risolvere dei problemi di tipo culturale e sociale come quello della difficile convivenza tra diverse etnie che vivono nella precarietà, attuando sistemi di controllo che null’altro fanno se non alzare il livello di disagio e tensione sociale.

Come si può pretendere la legalità quando non si garantisce il rispetto dei diritti e della dignità umane; quando non si rispettano le necessità di un’abitazione, della salute e della cultura di cui tutti gli uomini dovrebbero godere. Come Ambasciata dei Diritti riteniamo che vada fatto un percorso di condivisione e interazione con tutti coloro che attraversano il Rione Porto; è per questo che abbiamo deciso di tenere una rassegna di quattro serate proprio in Via Carducci. Per condividere cultura, informazione, arte e musica con tutti i magrebini,indiani,pakistani e italiani quanti vorranno partecipare. Non vogliamo nessuna forma di repressione. Ma solo più diritti.

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Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 31 maggio 2007 - 2944 letture