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culture migranti: Alam, candidato per la provincia

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Bangladesh, Roma e infine Senigallia. Percorso comune a molti altri ragazzi che come Alam sono andati via da un paese del “terzo mondo” per cercare lavoro in Italia. Nel nostro paese prende alcuni diplomi, e infine inizia ad occuparsi di commercio.
Alle elezioni del 27 maggio è candidato come consigliere aggiunto per gli stranieri nella provincia.

di Giulia Angeletti

Alam arriva in Italia nell’89 e si reca subito a Roma, dove si trovava già da un anno suo fratello, che gli ha dato un aiuto fondamentale nel primo periodo. È venuto via dal Bangladesh a 19 anni, dopo aver frequentato le scuole superiori, perché come ci spiega “anche se in generale non c’erano molti problemi interni, non c’era abbastanza lavoro”.

Nel ’94 infine sceglie Senigallia. “Ho girato parecchio, volevo andare via da Roma perché il lavoro c’era, ma c’era anche molta concorrenza. Così ho scelto una città più piccola. Qui a Senigallia, e ancora in tutta la regione, sono rimasto molto colpito dalla gente, che mi è piaciuta subito. In genere qui si ha un occhio di riguardo in più verso gli stranieri”.

A Roma Alam ha frequentato un corso per prendere un diploma da sondatore, diploma che gli è servito per un anno, per poi iscriversi alla REC per entrare nel commercio. Ora a Senigallia gestisce con successo una bancarella, un negozio all’ingrosso di bigiotteria e un alimentari.
Il primo periodo nella nostra cittadina, Alam lo ha passato in albergo, per poi trovare casa, dove si è trasferito con sua moglie. In seguito sono arrivati due bambini.

Quando chiediamo ad Alam di spiegarci le differenze tra l’Italia e il Bangldesh, rimane un attimo perplesso, poi dice : “è come il giorno e la notte. Non si può fare nessuna comparazione: qui siamo nel primo mondo, la nel terzo. In generale penso che questo sia un periodo di crisi mondiale, ma qui in Italia stiamo meglio che in altri paesi. Sono tanti gli stranieri che vivono bene in Italia, paese che ha cercato di dargli una mano”.

Qui in Italia ho imparato il rispetto e le regole. Qui tutti rispettano le leggi, e penso che uno straniero, proprio perché si trova in un paese che non è il suo, le deve rispettare più degli altri. Qui le persone si rispettano a vicenda. Il rispetto che ho portato, mi è sempre tornato indietro”.

Riguardo poi alle differenze di religione, Alam ci spiega: “Noi lo chiamiamo Allah, voi Dio. Secondo me sono la stessa persona. Sia noi mussulmani, che cristiani, cattolici, induisti stiamo seguendo la stessa strada. Se noi due ci troviamo, ci sediamo allo stesso tavolo e mangiamo insieme, perché non possiamo pregare insieme, io il mio Dio e tu il tuo?”.

Ci racconta poi come è nata l’idea di candidarsi per diventare consigliere provinciale: “Qui siamo tanti stranieri e ci troviamo bene, ma ci manca qualcuno che ci rappresenti alla provincia. L’anno scorso c’era un ragazzo nigeriano che stava a Jesi, ma era troppo lontano per andarci a parlare ogni volta. Qui hanno bisogno di una persona che parli dei loro problemi, hanno pensato a me perché sono stato per due anni nel consiglio direttivo dell’Associazione Multietnica, e lì ho sviluppato molte idee”.


Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 24 maggio 2007 - 11212 letture