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Il piano degli arenili blocca l'Ecolabel, bagnini in rivolta

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I parametri ambientalisti del nuovo marchio di certificazione Ecolabel, per alberghi, b&b, camping e stabilimenti balneari non sono alla portata dei bagnini della spiaggia di velluto, “ammanettati” dal piano degli arenili. E subito monta la polemica.

di Giulia Mancinelli
penelope@viveresenigallia.it
Gli operatori di spiaggia infatti, pur volendo aderire al progetto Ecolabel, non possono ottenere la certificazione da Legambiente a causa dei “divieti” contenuti nel piano degli arenili.

“Il riciclo delle acque così come l'installazione di pannelli fotovoltaici nei nostri stabilimenti balneari è vietato dal piano degli arenili e di conseguenza non possiamo ottenere il marchio Ecolabel -lamenta il presidente della Fiba-Confesercenti Valter Morganti- è assurdo che non possiamo adeguare gli stabilimenti ai parametri ambientali ed ecologici. Al momento almeno sette o otto bagnini sarebbero pronti ma il discorso per noi è rinviato”.

Il piano degli arenili, redatto circa vent'anni fa e approvato nel 1999, è stato riconosciuto come troppo rigido e obsoleto anche dall'Amministrazione Comune che si era impegnata, sia in campagna elettorale che con il nuovo assessore all'urbanistica Gennaro Campanile, a rivedere il documento urbanistico ma il tavolo tecnico avviato con le categorie è bloccato da anni.

“Il piano non ci permette di lavorare perchè non ci consente di investire né tanto meno di innovare perchè elenca rigidamente tutto ciò che è consentito fare e in che modo, non lasciando spazio ad alcun margine all'inventiva imprenditoriale -chiosa il presidente del Gibas-Confcommercio Enzo Monachesi- i clienti ci chiedono sempre di più e non possiamo investire nelle strutture. Un nuovo piano degli arenili era nell'azione programmatica già del primo mandato Angeloni. L'ex assessore Francesco Stefanelli convocò un tavolo tecnico che si bloccò a causa dei ricorsi presentati precedentemente dai bagnini al Consiglio di Stato. Con l'avvento dell'assessore Gennaro Campanile le promesse sono state ribadite ma il tavolo resta bloccato. L'ultimo incontro con tutta la giunta risale a un paio di mesi fa ma nulla di più. Anche noi vorremmo stabilimenti ecosotenibili, con il riciclo totale delle acque ma non possiamo introdurre impianti sotterranei, così come non possiamo installare pannelli solari sulle cabine. Tutto questo ci esclude anche dalla possibilità di aderire al progetto Ecolabel”.

Il piano degli arenili, approvato nel 1999 dopo 12 anni di studi, ha subito, tra il 2000 e il 2004 alcune modifiche attraverso tre varianti, sotto l'assessorato all'urbanistica di Lanfranco Bertolini, che però, a detta degli operatori ma secondo quanto ammesso anche dal sindaco Luana Angeloni e dagli stessi assessori, risulta troppo vecchio e rigido. Un elenco puntuale e dettagliato di cosa è possibile fare in spiaggia e anche in che modo imbavaglia da tempo gli operatori di spiaggia che non possono innovarsi e stare al passo con le nuove offerte e possibilità del mercato.

Il piano degli arenili, tra le altre cose, indica precisamente di che colore devono essere gli ombrelloni, la loro forma, dimensioni e colori delle cabine fino anche ai materiali da utilizzare per la pavimentazione che sono solo di due tipologie, o in lastra di cemento da 50 cm X 100 cm o in autobloccante. Il piano inoltre indica anche la percentuale d'ombra per ogni stabilimento balneare, cosichè chi vuole aggiungere un'area protetta dal sole non può farlo. Discorso analogo anche per le aree adibite ai campi da gioco. Ogni stabilimento balneare deve indicare, nel progetto iniziale (un po' come avviene per la costruzione di un'abitazione) le zone da destinare ai campi da gioco per adulti e anche per i bimbi e nel tempo ogni modifica, come la trasformazione ad esempio di un campo da beach volley a campo da bocce, non è consentita a meno che non venga redatto un nuovo progetto dello stabilimento (operazione complessa e costosa).

Non è possibile neanche creare aree per la sosta delle biciclette negli stabilimenti, nonostante sia il mezzo più utilizzato anche grazie alla pista ciclabile. La norma della destinazione d'uso che vincolano l'uso degli stabilimenti alla sola posa e affitto degli ombrelloni, vieta la possibilità di introdurre in spiaggia servizi come angoli bar, punti ristoro e anche aree per attività di fitness o intrattenimento vario, compresi i diffusissimi calcio balilla, che seppure presenti in molti stabilimenti balneari, sarebbero “illegali”.



Nelle foto, da destra, Valter Morganti e Enzo Monachesi.


Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 11 maggio 2007 - 2378 letture