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Commissione cultura, Mancini: assurde le dichiarazioni dei colleghi di minoranza

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Mancini: "Dopo le ultime dichiarazioni dei colleghi di minoranza circa la Commissione cultura, possiamo affermare che siamo arrivati all’assurdo".

da Roberto Mancini
Gruppo Consiliare del Partito della Rifondazione Comunista

Prima hanno legittimamente proposto una mozione di sfiducia verso l’Assessore alla Cultura che la maggioranza ha altrettanto legittimamente respinto; poi, si sono dimessi in polemica con la Giunta e la maggioranza perché la Commissione non lavorava.

Oggi, però, la Commissione ha da esaminare pratiche importanti:
1. audizione delle associazioni culturali cittadine,
2. costituzione della Consulta comunale delle medesime,
3. progetto europeo V.A.P.A.R.T.E.C. (valorizzazione del patrimonio architettonico, storico, culturale, letterario attraverso l'arte contemporanea),
4. analisi della situazione e delle prospettive della rete museale cittadina,
5. regolamento per Rotonda a mare.

Nonostante ciò, secondo i consiglieri d’opposizione la Commissione ora non dovrebbe lavorare (e qui sta l’assurdo) giacché loro si sono dimessi perché la Commissione non lavorava!

La contraddizione in cui sono caduti è evidente, così come è evidente che si sono incartati in una posizione sbagliata (la rinuncia della dialettica istituzionale) dalla quale non sanno come uscire e, in difficoltà come sono, fanno l’unica cosa in cui riescono bene ovvero alzano sempre più la voce.

Le accuse che mi rivolgono, infatti, non hanno alcun fondamento.
All’indomani delle elezioni, le Commissioni sono state formate con la rappresentanza di tutti i gruppi consiliari e se, oggi, quella dedicata alla Cultura è deficitaria dei consiglieri d’opposizione, ciò è dovuto solo ed esclusivamente a questi ultimi che, in piena libertà e volontariamente, hanno rinunciato in massa. In attesa dell’espletamento delle procedure di surroga, da completare – di norma – entro il primo Consiglio Comunale successivo alle dimissioni, nessun articolo vieta alla Commissione di operare; altrimenti saremmo di fronte ad una sorta di diritto di veto in mano al dimissionario che, in un ordinamento democratico, non è privilegio di nessuno.

So che è difficile ammettere di aver sbagliato da parte di chi con vuoto orgoglio e sciocca arroganza pensa che il Consiglio Comunale di Senigallia sia un luogo dove si è “chiamati servilmente a votare a testa bassa le proposte blindate del sindaco”; un luogo di cui – se possedessero senso istituzionale e spirito di servizio verso i cittadini – saprebbero riconoscere la natura democratica e pluralista.
Purtroppo, siamo alle solite: l’uva è acerba per la volpe che non riesce a coglierla, così come il Consiglio non è pluralista per la minoranza che così è stata votata dagli elettori!


Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 13 marzo 2007 - 2136 letture