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Mezza Canaja: non usciremo dall'ENEL senza un altro posto

5' di lettura Senigallia 30/11/-0001 -
C.S.A. Mezza Canaja: "Non usciremo dall’ENEL finché non avremo la garanzia di un altro posto".

da C.S.A Mezza Canaja


Nella notte del 30 settembre, circa 2000 persone hanno attraversato, vissuto, quella che “le voci di corridoio” affermavano essere l’ultima serata del Mezza Canaja. Il perché è risaputo, i locali delle ex colonie ENEL che ci “ospitano”, appartengono ad un privato che non ci ha rinnovato il contratto. In quella data avremmo dovuto lasciare le mura che per un anno e mezzo hanno perimetrato l’unica esperienza d’autorganizzazione e d’autogestione sociale e politica presente in città da più di due anni.

Non sono lacrime da coccodrilli, del 30 settembre lo sapevamo da molto tempo. Proprio per questo, da molto tempo, è stato aperto un tavolo di trattative informale tra alcuni partiti della maggioranza comunale – Verdi e PRC – e noi. L’ovvio scopo – più volte dichiarato pubblicamente, oltre che da noi e dai partiti interessati, anche dal sindaco Luana Angeloni – era arrivare ad individuare un nuovo spazio per le attività del centro sociale.

I patti erano chiari, ribaditi più e più volte sia privatamente che pubblicamente, ovvero la nostra disponibilità ad abbandonare l’attuale struttura era proporzionale alla disponibilità della giunta comunale di metterci a disposizione un altro spazio adeguato alle attività svolte in questi due anni. I patti erano chiari e da parte nostra sono stati rispettati. Il primo ottobre abbiamo cessato di utilizzare l’ex colonia ENEL dichiarandoci disponibili ad uscirne definitivamente appena ci fosse stato proposto e poi ufficializzato un nuovo spazio.

Dopo più di sei mesi di trattative, non prive di tensioni, il posto comunemente individuato era la struttura dell’IRAB in via delle Caserme, dunque un posto privato con il quale avremmo stipulato un regolare contratto, valido per due anni, pagando 350euro d’affitto mensile più le bollette. L’ IRAB è però gestito da un consiglio d’amministrazione di nomina politica che è composto di quattro consiglieri di maggioranza (verdi, DS, Comunisti italiani e Margherita) e di tre d’opposizione (Liberi per Senigallia, FI ed AN). Tutto era pronto, il contratto sul tavolo, mancava solo la delibera del consiglio d’amministrazione, dove il centrosinistra ha la maggioranza. In altre parole, mancava un atto di volontà politica, che, ingenuamente, dopo più di sei mesi di trattative davamo quasi per scontato.

Quello che invece è avvenuto durante il voto di martedì sera è stato un classico “ribaltone” tutto all’italiana. La maggioranza di centrosinistra si è spaccata ed essendo stata messa in minoranza, per non perdere la faccia – visti anche i precedenti avvenuti in consiglio comunale durante il voto sulla fecondazione assistita e sulla legge Fini-Giovanardi - ha rinunciato al voto. Una rinuncia che nella sostanza boccia irrevocabilmente l’unica soluzione legale attualmente disponibile e praticabile.

Il nome e il volto di chi si è venduto per trenta denari è ancora una volta il partito della Margherita. Da buoni e scaltri democristiani, hanno obbedito all’ordine del Vescovo che non voleva i diabolici no-global vicino al Duomo. Assecondando così le paure isteriche di tutti coloro che erano pronti ad urlare al sacrilegio se ai barbari con i loro graffiti ed il loro baccano, fosse stata data la possibilità di violentare la casta e decorosa verginità del centro storico. D'altronde, fin dai tempi dell’impero romano, è risaputo che la presenza dei barbari è inconciliabile con quella di mercanti … e commercianti! Questi tristi politicanti cresciuti all’ombra della gobba di Andreotti, probabilmente si sono illusi che schierandosi per la terza volta con il centrodestra avrebbero potuto se non eliminare, almeno limitare ed isolare il “problema mezza canaja”, come se si trattasse di una mera questione burocratica, invece che politica. Quello che otterranno, invece, sarà l’esatto opposto, non tanto e non solo per una “legge della politica” che vuole che ognuno si assuma le responsabilità delle proprie scelte e le conseguenze che da esse derivano, ma soprattutto per una “legge fisica” per la quale ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.

Sia chiaro, non pensiamo che la responsabilità di quanto è avvenuto sia esclusivamente della Margherita. La responsabilità è di un’intera giunta che invece di sostenere politicamente ed economicamente l’esperienze, soprattutto giovanili, d’aggregazione sociale presenti in città – vedi anche il recente caso del CAG Bubamara – hanno preferito dare fior fiori di soldi ai Fred Buongusto, alle Marisa Laurito o alle poltrone della Rotonda, in modo che i maestri della gastronomia locale potessero usufruire di uno spazio pubblico come se fosse il loro ristorantino privato … di lusso e di tendenza s’intende!

E’ arrivato il momento che la giunta, in tutte le sue parti, lasci ogni ambiguità, ogni silenzio ed ogni presunta neutralità e si esprima politicamente e pubblicamente sul mezza canaja. E’ arrivato il momento che il partito di maggioranza, i DS, ed il sindaco Luana Angeloni escano dalla torre d’avorio di chi si crede superpartes e dicano in maniera chiara, a noi ed alla città, se l’esistenza di un centro sociale, a loro avviso, possa essere per Senigallia una ricchezza politica o un problema d’ordine pubblico e presa una decisione che si comportino di conseguenza. Un chiarimento politico dentro la maggioranza ed una conseguente presa di posizione chiara e pubblica è l’unica possibilità perché il confronto non si trasformi inevitabilmente in scontro. Non è una minaccia o un ultimatum, ma una questione di dignità, di rispetto e di coerenza politica.

Per quanto ci riguarda, nonostante tutto, noi restiamo ai patti.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 07 novembre 2006 - 5999 letture

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