culture migranti: Fery: la mia libertà finisce dove inizia la tua

4' di lettura Senigallia 30/11/-0001 -
Teheran, Londra , Trieste, Firenze, e poi Senigallia, di strada Fery ne ha fatta molta prima di arrivare nella nostra cittadina. Se in Inghilterra non è mai riuscito ad inserirsi, in Italia si è sempre trovato molto bene, ed ora gestisce con successo Pizzeus, nota pizzeria sul lungomare Mameli.

di Giulia Angeletti


Feri viveva in Iran al tempo dello Scià di Persia, quando ancora non si era scatenata la rivoluzione islamica, stava molto bene nel suo paese con la sua famiglia. Il padre era commerciante, un fratello aveva fabbrica di tessuti, e Fery, pur non essendo ricco, apparteneva ad una famiglia benestante.

Non aveva neanche 20 anni che è partito alla volta dell’Inghilterra per studiare l’inglese.
È stato 6 mesi in una famiglia originaria del sud africa a Briton sotto Londra. Si è poi trasferito a Londra, in un “flat”, ma qui non è mai riuscito ad ambientarsi: “le persone - dice - erano troppo fredde”. Fu così che nel ’80, finiti gli studi, venne in Italia. In Iran è prassi comune mandare i ragazzi a studiare all’estero: alcuni tornano, altri rimangono a vivere fuori, come nel caso di Feri.

Intanto in Iran era scoppiata la rivoluzione islamica, che aveva cacciato lo Scià dal trono.
Fery esclude comunque che le sue decisioni siamo state influenzate da quegli avvenimenti politici.
Ha scelto l’Italia perché qui aveva alcuni amici. È stato prima a Trieste, dove ha studiato medicina, poi è andato a Firenze, e infine nel ‘82 è capitato a Senigallia per fare il testimone ad un suo amico che si sposava, e ha deciso di rimanere.

Quando è arrivato a Senigallia gli stranieri erano ancora veramente pochi. All’inizio la gente non gli dava molta confidenza, ma nel giro di 3/4 mesi le cose andavano già molto bene.

Feri è convinto che la cultura persiana ha facilitato il suo inserimento, in quanto molto simile a quella italiana. “Molti pensano che arabi e persiani siano la stessa cosa, ma in realtà in comune abbiamo solo la stessa religione, per il resto siamo diversi come lo possono essere italiani e tedeschi” dice Feri. La prima differenza è quella della lingua, gli uni parlano arabo, gli altri persiano, poi è anche una questione di etnia: i primi sono originari della penisola arabica, mentre i persiani sono una razza indo-europea.

L’Iran è un paese molto grande che comprende nel suo territorio un deserto delle dimensioni dell’Italia. Al suo interno convivono in pace 5 o 6 popoli diversi: persiani, turchi, arabi, curdi, beluci e altri minori.
È molto sviluppato il commercio e l’industria, in particolare quella del petrolio. Anche il turismo ha un’ottima diffusione, basta pensare a Persepolis, con la sua tomba di Dario, grande re di Persia.

Da Senigallia, Fery ha iniziato a frequentare l’università di Biologia a Urbino, che poi ha dovuto però interrompere per dedicarsi al lavoro. È stato per due anni bagnino, poi nel ’86 è entrato nel commercio ed ha comprato un bar, quello che oggi si chiama Magic Bar, e al tempo Bar Nera. Nel 2001 ha venduto questa attività, e ha comprato il Pizzeus, pizzeria sul lungomare Da Vinci.

Adesso la pizzeria va molto bene, e alcune sere in inverno cucina per i suoi amici qualche pietanza tipica della cucina iraniana. Se da noi c’è la pasta, in Iran c’è il riso, che viene cucinato con ogni sorta di sugo e spezie, è inoltre diffuso il kebab, del quale si trovano più di 12 tipi diversi.

Nel menù nella pizzeria non c’è nessun piatto iraniano, perché comunque è un modo di cucinare molto diverso dal nostro, e richiede una preparazione molto lenta.
Nelle grandi città, dove la comunità iraniana è più consistente (a Senigallia sono in tutto 34), sono però presenti ristoranti tipici.

Fery è convinto che bisogna integrarsi nell’ambiente in cui ci si trova, e nel paese in cui si và. Molte volte magari vede qualcosa che non gli piace, ma chiude un occhio per vivere bene con gli altri. “La libertà ha un limite, che si trova all’inizio della libertà dell’altro”, asserisce Fery.
Per poter abbattere le barriere che la televisione e i giornali cercano di innalzare tra i vari paesi, Fery vede una possibilità nel far viaggiare i suoi figli, in modo che conoscano altre culture. Come ha fatto lui.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 02 novembre 2006 - 13336 letture

In questo articolo si parla di immigrati, senigallia multietnica, giulia angeletti

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