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culture migranti: Abdellah: ''Mi sono sempre interessato di politica''

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Abdellah, conosciuto dai lettori di Vivere Senigallia per i suoi articoli di denuncia e di polemica, è un ragazzo marocchino che vive e lavora a Senigallia ormai da tre anni.
Si è sempre interessato di politica, e si arrabbia quando qualcuno non rispetta i suoi diritti.

di Giulia Angeletti
Abdellah in Marocco lavorava con suo padre in un’azienda agricola, ha fatto poi l’operaio in alcune fabbriche. È venuto via dal suo paese per cercare condizioni di vita migliori, che in lì non poteva trovare. La sua famiglia è rimasta in Marocco, ma ha due fratelli che sono emigrati come lui: uno sta ad Ancona dove fa il falegname, e un altro a Parigi dove fa il meccanico di macchinari agricoli.

In Marocco Abdellah abitava in provincia di Settat, in una cittadina delle dimensioni di Senigallia. Qui però non stava bene. Come lui dice, quando dai paesi del terzo mondo sono andati via i colonizzatori (in questo caso la Francia), questi hanno fatto in modo che il sistema che vigeva prima rimanesse: non c’è ancora la democrazia, c’è corruzione, clientelismo e le elezioni sono truccate.

Nel suo paese Abdellah si era fatto un’idea astratta e fantasiosa dell’Europa, ma poi quando effettivamente è arrivato in Italia ha capito che le differenze dal Marocco non sono poi tante.
La prima attività del paese è l’agricoltura, ma anche il turismo conta molto: c’è in programma la sfida di far arrivare i turisti ai 10 milioni entro il 2010.
Il modo di vivere è molto simile, anche se la gente è molto più amichevole tra di loro: c’è più povertà, ma c’è anche più solidarietà.

Abdellah ha scelto proprio Senigallia perché qui aveva trovato un lavoro stagionale con contratto a tempo indeterminato offertogli dalla cooperativa multietnica. Però arrivato in Italia, quel lavoro non si è rivelato a tempo indeterminato, e Abdellah si è trovato a lavorare solo quando ce n’era bisogno. A Senigallia ha lavorato poi come operaio, giardiniere e muratore.

Il lavoro è stato per Abdellah sempre un problema: in alcuni casi le aziende in cui provava a trovare impiego erano già al completo, ma è capitato anche che, nel caso di un’azienda di Falconara, il datore di lavoro gli adducesse scuse per non assumerlo richiedendo documenti non necessari.
Per l’abitazione stessa storia: Abdellah ha sempre abitato con dei suoi amici, e ogni volta per cercar casa è un problema.
Altro problema è la lingua, che ancora non parla bene, e preferisce parlare in arabo. Vive con ragazzi marocchini, legge riviste in arabo e scrive in arabo. Dice che la lingua per lui è ancora un ostacolo, ma è sempre riuscito comunque a trovare il modo per comunicare con la gente.

In Marocco Abdellah si interessava di politica, e anche qui a Senigallia cerca di coltivare questo interesse. Nel ’92 si era iscritto giovanissimo al partito socialista marocchino, nel ’99 è diventato segretario della sezione giovanile del partito e nel 2001 ha fatto parte della segreteria nazionale del partito.

A Senigallia ha partecipato a varie iniziative organizzate dal centro sociale Mezza Canaja. Ha partecipato anche con i ragazzi del centro ad una manifestazione svoltasi a Parigi lo scorso primo maggio.
Abdellah ha trovato aiuto al Mezza Canaja dove è stata istituita l’ambasciata dei diritti che cerca di rispondere ai problemi degli stranieri. Lui ha usufruito dell’ambasciata per denunciare un suo connazionale che non lo aveva pagato.
Lo stesso aiuto l’aveva cercato alla CISL, ma aveva visto che le cose andavano per le lunghe.

Abdellah è molto critico nei confronti di chi ha la capacità politica per far qualcosa, ma che non fa il suo dovere. La sua è una critica alle istituzioni, al comune e alle associazioni stesse.
Dice che il comune non fa quasi niente per gli stranieri, il primo esempio che salta agli occhi è la richiesta inascoltata di una moschea nella quale poter pregare. Inoltre ritiene che l’associazione multietnica abbia avuto negli ultimi anni poco ricambio e che non aiuti veramente gli stranieri.

Alla domanda se vive bene a Senigallia, Abdellah risponde che no, non vive bene, anche se è consapevole che da altre parti vivrebbe peggio. Ma come potrebbe viver bene a 34 anni, senza una famiglia, costretto a vivere con qualche amico, non avendo un lavoro sicuro, con gente che si disinteressa dei suoi diritti?



Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 19 ottobre 2006 - 11115 letture