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Ostra: Candi chiede l'istituzione della commissione pari opportunità

3' di lettura 30/11/-0001 -
"Come porre, oggi, in questa cornice storica e politica, la questione femminile? Anche attraverso l’istituzione di un organismo come la commissione pari opportunità; uno strumento attivo e propositivo che in un Comune come quello di Ostra potrebbe sicuramente fare la differenza, data la totale mancanza di un rappresentante donna nell’attuale giunta".

da Paola Candi
Consigliere comunale
Consigliere Provinciale
Componente Consulta Nazionale
Pari Opportunità dell'UPI



La proposta di istituire tale commissione approderà in consiglio comunale venerdì 30 giugno alle ore 18 (orario fuori dal consueto…ma, si sa, nella politica gestita dagli uomini, la partita di calcio ha la precedenza!) e, in quell’occasione, tutta la cittadinanza è invitata a partecipare per seguire nel merito il dibattito.
In qualità di consigliere comunale e provinciale, nonché componente della Consulta Nazionale Pari Opportunità dell’Unione delle Province d’Italia (UPI), Paola Candi sottolinea che “in una democrazia moderna, la questione femminile non può essere solo un’istanza di genere, peraltro rappresentativa della maggioranza societaria come della componente femminile nell’elettorato italiano”.
Non si tratta della riproposizione ad un livello più alto del rivendicazionismo femminile.
E’ invece uno snodo centrale della maturità e della effettività democratica delle nostre istituzioni.
E’ un principio comunemente accettato quello che individua nella ricchezza e nella molteplicità di esperienze, sensibilità e visioni del mondo una sorta di presupposto della democrazia.
Questa fondamentale condizione non può dirsi realizzata in una società che non cerchi quantomeno di eliminare il difetto di adeguata rappresentanza di tutti i soggetti che la compongono.

Dobbiamo certo considerare che negli ultimi anni la condizione femminile è sicuramente cambiata.
Le donne hanno conquistato e stanno continuando a conquistare spazi in settori che erano un tempo loro preclusi, dimostrando di essere una componente dinamica della società, capace di modificare con rapidità le proprie coordinate sociali, culturali ed economiche, in modo tale da influenzare in misura determinante lo sviluppo del Paese.
Anche se è aumentata l'occupazione femminile, spesso non in termini di qualità, le donne sono più istruite, si laureano di più, sono professionalmente più preparate. Per le donne, oggi più di ieri, ci sono sicuramente molte più possibilità per aspirare a ricoprire posti di rilievo nel mondo del lavoro o nella società, ma il raggiungimento per una reale parità uomo-donna è ancora lontano.
Il tasso di occupazione femminile è ancora distante dal quello maschile ed anche dai parametri fissati nella Conferenza di Lisbona esistono ancora differenze nelle retribuzioni.
Resta ancora marginale la presenza femminile nei luoghi decisionali, a partire dall'ambito politico. Il permanere della sottorappresentazione femminile nei processi decisionali politici ed economici rappresenta oggi un limite di ogni moderna democrazia.

Con la modifica dell’art. 51 della Costituzione, fortemente voluta dal precedente governo di centrodestra, sembrava che anche la società politica avesse maturato la consapevolezza di una scarsissima rappresentanza femminile nelle assemblee elettive italiane a livello locale, nazionale ed europeo.
Una vera e propria patologia del nostro sistema rappresentativo, un problema di effettività democratica.
Al contrario, una delle prime promesse non mantenute del governo Prodi va registrata proprio sul numero delle donne chiamate al governo.
Nonostante le assicurazioni di Prodi durante la campagna elettorale di arrivare al 30 per cento, la presenza femminile è sotto al 20 per cento.
Inoltre, all’intero dei sei ministeri assegnati a rappresentanti donne, solo il ministro della salute detiene un incarico con capacità di spesa.
Gli altri incarichi sono senza portafoglio, cioè senza nessun potere altamente decisionale.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 29 giugno 2006 - 1510 letture

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