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DS: contributo all'approvazione del Piano Cervellati

4' di lettura Senigallia 30/11/-0001 -
La segreteria ed il gruppo consiliare DS hanno ritenuto opportuno compiere un approfondimento sul piano particolareggiato del centro storico redatto dall’arch. Cervellati soprattutto dopo un iniziale empasse politico-amministrativa e anche a seguito di una prima presentazione alla città che non ha trovato ulteriori momenti di approfondimento.

da Stefano Schiavoni
segreteria del gruppo consiliare DS di Senigallia


I Ds intendono proporre una seria riflessione come contributo, finalizzato a coniugare i principi fondanti del piano con la sua effettiva attuazione.
Se da un lato condividiamo l’impostazione storico-culturale che propone l’architetto Cervellati attraverso un recupero rigoroso dell’identità storica della città, in cui il solo criterio d’intervento moderno per trattare il patrimonio edilizio, non può che essere quello storico attraverso la valorizzazione e il recupero diffuso della città, parimenti dall’esame approfondito del piano vorremmo soffermarci sul concetto di restauro inteso come ripristino in un contesto, come quello senigalliese, fortemente segnato dal terremoto degli anni ‘30 che in alcuni casi ne ha cancellato completamente l’immagine storica della città e con essa la coscienza collettiva. E’ opportuno dunque aprire un dibattito culturale più ampio soprattutto su queste questioni che meritano un dovuto approfondimento.

Nel merito:
- ricostruzione di spazi vuoti: se il ripristino/ricostruzione risulta opportuno in tutti quei casi in cui si interviene su parti mancanti o pericolanti o per eliminare il degrado e per riqualificare la città, più difficile ci appare il ripristino di nuovi volumi su aree divenute da molto tempo spazi pubblici, pensiamo a Piazza Simoncelli, a Via Armellini e parte del rione Porto o addirittura proporre il ripristino in alcuni tratti delle vecchie mura . Si tratta di spazi in cui è scomparsa la memoria collettiva in quanto non più sostenuta da alcuna traccia preesistente o dove non è più rintracciabile il valore architettonico-urbanistico. In questi spazi, da molto tempo vuoti, la città non ha mai conosciuto il suo intrinseco valore né una sua identità culturale. Ci chiediamo quindi se la città intende riappropriarsi di questa identità sconosciuta attraverso il ripristino/ricostruzione o se piuttosto preferisca una riqualificazione di questi spazi mantenendone la valenza pubblica;

- residenza: se per molto tempo il dibattito sul Piano Cervellati si è concentrato, anche da una buona parte degli architetti, sulla difficoltà o meno di poter sopraelevare alcuni edifici abbattuti dal terremoto del ‘30, o più semplicemente sul recupero dei sottotetti ai fini abitativi, vorremmo superare questa limitazione in quanto il piano offre numerosi altri spunti di confronto e di analisi. Se tra gli obbiettivi del piano si assume che la residenza debba rappresentare la componente primaria dell’uso del centro storico, ci appare talvolta difficile comprendere come venga esclusa a priori l’uso abitativo in alcuni edifici specialistici (religiosi e civili), che da tempo hanno perduto questa funzione, presenti soprattutto nell’area settecentesca della città. Siamo nello stesso tempo consapevoli di dover escludere, ovviamente, quei complessi che tipologicamente non risultano idonei ad una destinazione residenziale, ma dove ciò è possibile riteniamo che si possa garantire una migliore qualificazione urbana dell’abitare, piuttosto che destinare a nuova residenza interventi edilizi da realizzare in spazi pubblici.

- perimetro del centro storico: se tra gli obiettivi del piano vi è quello di procedere ad una progressiva pedonalizzazione del centro storico, proponiamo attraverso la valorizzazione delle testimonianze architettoniche, quali il recupero di tutta la cortina delle mura che per lunghi tratti ci appare oggi nascosta da manufatti e completamente sconosciuta alla città, di incentivare la connessione diretta e senza ostacoli del traffico pedonale e ciclabile verso le parti urbane moderne, lo spazio del centro storico non può essere racchiuso all’interno delle mura, pensiamo al percorso che dalla piazza del Duca, attraversando via Arsilli fino a raggiungere via dell’Angelo (oggi strada interclusa) ci si potrebbe collegare al nuovo polo residenziale e terziario del Borgo Mulino, o ripensare ad un percorso pedonale che dalla piazza del Duca si connette con facilità verso la marina (giardini Morandi) attraversando monumenti, come la Rocca e costeggiando le mura a ridosso della biblioteca . Dunque un centro storico che non rischia di essere avulso dal restante territorio ma che nel valorizzare il suo patrimonio sia in grado di costruire quel percorso verso l’esterno che si dimostra in continua trasformazione.

Queste ed altre analisi vorremmo formularle alla città e alla maggioranza che la governa, perché possano andare verso la direzione di affrontare il piano con puntualità, in grado di rappresentare una opportunità per la città evidenziandone il suo intrinseco valore e nel contempo assicurarsi una concreta realizzabilità.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 29 giugno 2006 - 2023 letture

In questo articolo si parla di ds, piano cervellati, stefano schiavoni





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