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Referendum: ultimo giorno di campagna elettorale

6' di lettura Senigallia 30/11/-0001 -
Abbiamo raccolto tutti gli interventi sul referendum in un'unico articolo.
Per il No molti sindaci della valle del Misa, per il Si Roberto Paradisi.

di Redazione
redazione@viveresenigallia.it


da Luana Angeloni
Sindaco di Senigallia

L'appuntamento referendario del 25 e 26 giugno riveste una grande importanza e merita a mio giudizio un impegno preciso per votare NO per tutta una serie di motivi.
Innanzitutto perchè la legge di revisione costituzionale che viene sottoposta all'approvazione dei cittadini mira a modificare radicalmente i principi cardine attorno ai quali è stata edificata la nostra Costituzione Repubblicana. Una revisione che in maniera volutamente ambigua viene identificata nei messaggi delle forze politiche che l'hanno voluta come la riforma che riduce il numero dei parlamentari e quindi produce un risparmio per la collettività.

In realtà si tratta di una riforma che nega il principio di eguaglianza sostanziale, dal momento che la potestà legislativa esclusiva assegnata alle regioni in materie fondamentali come l'organizzazione scolastica e la sanità potrebbe determinare diversi livelli di fruizione dei diritti fondamentali da parte dei cittadini italiani, a seconda della regione di provenienza.

E' una legge che altera quell'equilibrio e quel bilanciamento tra i poteri dello stato che hanno permesso il funzionamento delle istituzioni anche in momenti molto travagliati per il nostro paese. Nel caso in cui il nuovo testo divenisse legge dello Stato avremmo un premier che vedrebbe accrescere enormemente i propri poteri che giungerebbero fino allo scioglimento delle Camere, ed un Presidente della Repubblica ridotto ad una figura poco più che simbolica.

La legge varata dal centro-destra, più che ad un reale federalismo, si ispira ad un forte centralismo.

E' una legge di revisione costituzionale, che tocca i principi cardini del nostro ordinamento repubblicano e che avrebbe richiesto un confronto ed un percorso condiviso e che non può essere introdotta con una spallata e con un colpo di maggioranza.
Per questo votare NO al referendum è qualcosa di più che un impegno politico, è un dovere morale e, sotto certi aspetti, quasi un imperativo etico.


dai Sindaci
di Arcevia, Barbara, Castel Colonna, Castelleone di Suasa, Monterado, Ostra, Ripe, Senigallia, Serra de' Conti

Lettera aperta ai cittadini

In vista del prossimo referendum costituzionale, che come tale non necessita di quorum per la sua validità, ci rivolgiamo ai cittadini nella consapevolezza di non poterci sottrarre dalla responsabilità di un giudizio critico e motivato su di una legge specialissima com’è quella che prevede una complessiva e radicale modifica dell’intera seconda parte della Costituzione, evidenziandone i principali punti di criticità.

A differenza di quanto accadde nell’ultima Commissione Bicamerale, che decise le modifiche costituzionali sulla base di una valutazione unitaria delle esigenze di tutto il Parlamento, a questa riforma si è arrivati recependo le sole esigenze di poche forze politiche e al di fuori del necessario “Spirito Costituente”.

Condividendo le riserve espresse su questa riforma dalla maggior parte dei costituzionalisti italiani, invitiamo i cittadini a “votare no” al Referendum Costituzionale del 25 e 26 Giugno.

NO all’abnorme concentrazione di potere, senza i necessari contrappesi, nelle mani del solo Presidente del Consiglio. Con la riforma il Primo Ministro eserciterebbe di fatto un potere assoluto sul Governo, potendo in ogni momento nominare e revocare i ministri, e sul Parlamento, potendo in ogni momento minacciare di sciogliere le Camere su ciascuna proposta di legge. Le camere non saranno più un potere autonomo dello Stato ma un subalterno braccio dell’esecutivo, senza compensazioni e senza limiti. Nella sostanza alcuni dei nostri diritti fondamentali sarebbero nelle mani di una sola persona; in nessun Paese democratico il Presidente del Consiglio assume su di sé tanti poteri.

NO all’introduzione del generico principio di “interesse nazionale”, che attribuisce competenze delle Regioni allo Stato centrale, in modo confuso e senza operare una netta differenziazione tra le “materie attribuite in via esclusiva allo Stato” e quelle a “legislazione concorrente con le Regioni”, con i rischi evidenti di “conflitti di attribuzione” e “paralisi legislativa”

NO alla cosiddetta “devoluzione”, che intacca la garanzia dell’uguaglianza nell’esercizio di alcuni diritti fondamentali; l’attribuzione alle Regioni di “competenze esclusive” su sanità, assistenza, istruzione e sicurezza, rischia di produrre una frammentazione regionalistica con una forte penalizzazione dei cittadini che vivono in zone meno ricche. Nel godere di alcuni diritti fondamentali non servirebbe più essere cittadini italiani, ma appartenere ad una Regione piuttosto che ad un’altra.

Auspichiamo, come ricordato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che “una volta sgombrato il campo da questa legge col referendum, si possa riprendere nelle forme che saranno possibili e più efficaci quel cammino verso una moderna e responsabile evoluzione del nostro sistema democratico”.


da Roberto Paradisi
Liberi x Senigallia

La Costituzione non è un testo sacro
Va cambiata radicalmente e, per questo, invito i cittadini senigalliesi ad esprimersi con un “si” al referendum costituzionale. Chi difende in modo ossessivo ogni virgola della Carta Costituzionale, parlando a sproposito di “intangibilità” delle norme, difende un concetto di Stato confessionale in cui alla legge di Dio (o degli dei se si preferisce) si è sostituita la legge dei costituenti.

Per questi “fondamentalisti” della Costituzione, la nostra norma fondamentale (qualcuno è arrivato a definirla una “Bibbia”) si è trasformata in una sorta di feticcio giuridico. Incomprensibile per chi crede nella modificabilità delle norme positive.

La riforma varata nella scorsa legislatura certo non disegna una forma di governo presidenziale (come sarebbe stato opportuno) con una netta separazione di funzioni tra Parlamento e Governo, ma, finalmente, con il premierato, garantisce un istituto di democrazia diretta e non rappresentativa (come nelle più antiche tradizioni del pensiero giuridico occidentale).

Diminuisce sensibilmente il numero di deputati e senatori e viene finalmente semplificato l’incredibile tortuoso attuale iter di formazione delle leggi. Inoltre si inseriscono nell’ordinamento alcune riforme di ispirazione federalista con uno snellimento delle funzioni dello Stato centrale. Nulla di trascendentale, sia chiaro. Si tratta però di una riforma necessaria che finalmente mette la parola fine al logoro parlamentarismo della prima repubblica. La speranza è che, con la vittoria del “si”, si apra poi un processo costituente che porti ad un vero presidenzialismo e ad una effettiva democrazia diretta. Roberto Paradisi





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 23 giugno 2006 - 3251 letture

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