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Complanare: occorre parlarne ancora...

5' di lettura Senigallia 30/11/-0001 -
Sull’argomento Complanare avrei “già detto e già dato” e inoltre le ultime argomentazioni dell’amministrazione comunale, sul tema, sono talmente stentoree, traballanti e banali da sentirsi esentati dal parlarne.

di Stefano Bernardini
ingegnere


Se non fosse che l’argomento è di vitale importanza per la città, e allora bisogna avere la costanza ed il coraggio di ritornarci sopra, anche in funzione dialettica,incisiva e finanche protestatoria. Emerge sempre più evidente che questo progetto è un atto di imperio,calato dall’alto senza una discussione preventiva con la città.

Dire che dopo “l’iter burocratico è arrivato il momento della concertazione” significa dondolarsi fra un patetico candore ed una malcelata malafede. Il coinvolgimento e la partecipazione va richiesta a livello di preliminare (così come indicato dalla Convenzione di Aarhus ) verificandone il gradimento da parte della collettività locale e non a cose fatte, dove la cittadinanza rischia di fare da spettatrice e da comparsa in un copione già scritto. Insomma si sta palesando una sorta di riedizione locale di quei “Giovedì del Ferroviere”, come in Val di Susa hanno chiamato quegli inutili incontri pubblici voluti dai politici esclusivamente per sottoscrivere scelte già decise. Forse l’assessore Stefanelli sobbalzerà di nuovo sulla sedia, ma dire che sulla Complanare molto ancora deve essere chiarito, non si rischia di cadere in un mero esercizio di polemica preconcetta.

Sul versante dell’impatto ambientale la Complanare materializza le più cupe preoccupazioni, in quanto è stata agganciata alla realizzazione della terza corsia autostradale che a sua volta rientra nel novero delle opere della Legge Obiettivo. Su tali opere la Valutazione di Impatto ambientale è limitata alla sola fase del progetto preliminare e non è estesa al progetto esecutivo (riconfermato anche dal recente D.Lgs. 152/05) . Ridurre la Valutazione d’Impatto Ambientale al solo livello preliminare significa azzerarla . Non si tratta più infatti di decidere se l’opera sia o meno ambientalmente compatibile ma, dato per scontato che si debba fare, la Valutazione deve solo esplicitare le condizioni ambientali di fattibilità. Insomma per dirla in breve il controllo e la verifica ambientale dell’opera saranno ridotti ai minimi termini.

Sperare inoltre in una V.I.A. esclusivamente per la bretella è pia illusione, in quanto il citato Decreto di cui sopra lo prevede solo per nuove strade ad almeno quattro corsie e una lunghezza ininterrotta di almeno 10 Km. La Complanare non possiede né l’uno né l’altro requisito. E’ lecito pertanto pensare che le decantate mitigazioni ambientali non siano altro che una prosaica forma di indulgenze plenarie applicate all’urbanistica. Altro punto dove i conti non quadrano riguarda il fatto che quest’opera ,dalla missione salvifica per il traffico cittadino ed anche per i Comuni finitimi, incomincia dalla Strada della Marina e finisce al Ciarnin.

Ovvero è uscito fuori un moncherino che taglia fuori la metà del territorio comunale con le sue due più grosse frazioni (Cesano e Marzocca), rimandando il resto alle calende greche. Sulla utilità di una siffatta infrastruttura di tipo “mignon” è lecito dubitare,tanto più che assume i caratteri del grottesco pensando non solo alle due sole corsie di marcia ma anche al fatto che gli ingressi e le uscite sono possibili solo da un lato . E la cosa non rappresenta il massimo grado di sicurezza per una infrastruttura a scorrimento veloce. Certo che far passare la bretella come la futura Strada Statale ci vuole una bella dose di coraggio e una verve da barzellettiere. Ma il problema che merita la maggiore attenzione è un altro. L’approvata variante al PRG per la grande viabilità ha acceso il disco rosso per tutte quelle aree di frangia ed interstiziali al di qua dell’autostrada . E fin qui prassi normale. Non si rischia di passare da malalingue se si dice che questo prelude all’accensione del semaforo verde, con relativo via libera, per le aree oltre l’autostrada, dove da tempo si sono incentrate le mire lottizzatrici e le brame edificatorie. Insomma un premio palese per alcuni, una autentica mazzata per altri che in termini reali si traduce in vincoli (ablativi e di inedificabilità) ed espropri per alcuni , premi ed elargizione di rendite per altri.

Il Comune sarà chiamato giocoforza a risolvere quello che in termini tecnici si chiama “indifferenza della proprietà a fronte delle scelte di piano” che nel caso specifico sarà invece “arrabbiatura della proprietà di fronte alle scelte di viabilità”. E questo non potrà delegarlo alla società Autostrade in quanto non rientra nell’istituto dell’esproprio e del relativo risarcimento,bensì in quello della pianificazione urbanistica. E dovrà allora uscire allo scoperto con l’applicazione del metodo compensativo o perequativo,per aree o per comparti che sia, con parità di trattamento fra tutti i cittadini.

Con la forza dell’ottimismo si potrebbe ipotizzare che sarebbe una buona occasione per dare inizio ad una nuova urbanistica di stampo “riformista”. Ma il più realistico pessimismo vieta qualsiasi cedimento sul versante delle illusioni, visto che la città è dotata di una strumentazione urbanistica vecchia come il cucco ed ha un’Assessore che si ostina,in maniera serafica, ad una difesa ad oltranza del metodo sciagurato delle varianti sistematiche caso per caso nelle singole vicende urbane e territoriali . E’la strategia generale che manca.

L’argomento Complanare ha messo in evidenza le stigmate dell’incapacità di chi amministra ad una visione globale nella gestione del territorio e l’argomento Complanare lascia sul tavolo molti temi di discussione. Accettare una infrastruttura siffatta soltanto perché è “meglio di niente” significa scadere nel livello più basso del minimalismo. Lo diceva anche una reclame della mia infanzia: a scatola chiusa si compra solo Arrigoni.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 20 giugno 2006 - 2145 letture

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