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Pulito = Ordinato? In natura non è così semplice

7' di lettura Senigallia 30/11/-0001 -
Sperando di non abusare della pazienza dei lettori, approfitto della segnalazione del Sig. Floriano Schiavoni, apparsa nell’edizione del 12 giugno di Vivere Senigallia, per fare alcune considerazioni sul problema della zanzara tigre e, più in generale, sulla gestione degli habitat marginali (fossi, incolti, ecc.).

da David Fiacchini
biologo


Premessa: il mio intervento non vuole assolutamente essere cattedratico né polemico nei confronti del Sig. Schiavoni o dell’Amministrazione comunale, ma apportare un modesto contributo alla discussione su tematiche ambientali.

In natura non esiste un “valore estetico” dell’ambiente, né si tende all’ordine (anzi, l’entropia è in continuo aumento); alla stragrande maggioranza delle persone, invece, piace un terreno incolto continuamente sfalciato, un fosso privo di canne e arbusti, un bosco “pulito” (senza tronchi e rami secchi), un fiume senza vegetazione lungo le sponde. Si azzera il valore naturalistico di quel sito, favorendo la graduale esplosione di specie moleste per l’uomo, ma esteticamente la visione è gradevole e soddisfacente. L’espressione matematica è: aree incolti e fossi pieni di canne = ricettacolo di “animalacci” e potenziale discarica di rifiuti.

Ora, gestire con questa visione estetica, ma decisamente anti-naturalistica, gli ambienti che si trovano a confine tra il centro abitato e la campagna significa “artificializzare” ancora di più il territorio, impoverendolo in specie “utili” (di per se assenti o quasi) o rendendolo del tutto inospitale. La situazione dei quartieri della zona sud di Senigallia (Ponterosso, Saline, ecc.) è veramente esemplare: negli ultimi trent’anni l’area ha avuto una crescita urbanistica notevole, “sottraendo” terra alla campagna e, nel frattempo, semplificando le residue aree naturali di volta in volta inglobate tra cemento e asfalto (es: fosso di Sant’Angelo; alberate e siepi; ecc.). Sono progressivamente diminuite o scomparse specie animali e vegetali “utili” (già debilitate dall’avvento dell’agricoltura intensiva e dai pesticidi) e, nel frattempo, sono aumentate quelle opportuniste e “dannose”: ad un certo punto si supera la cosiddetta “capacità di carico” di questo ambiente-cuscinetto tra edifici e campagna, ed esplodono veri e propri problemi ambientali-sociali, quale quello della zanzara tigre.

Ci si accorge, dunque, solo quando la gestione del territorio – che per decenni si è “dimenticata” della continua modificazione degli equilibri ambientali originari – ha prodotto danni quasi irreversibili e se ne scontano le dirette conseguenze … pretendendo di trovare in tempi brevissimi soluzioni immediate, definitive, durature.

Il sistema migliore, arrivati a questi punti, sembra essere l’intervento estremo (lotta chimica, per restare sulla zanzara) e, parallelamente, la ripulitura di tutto quello che non è “ordinato”: campi incolti, aree marginali, fossi, fiumi, ecc.. Anni di errori dovrebbero però insegnare che perseverare in una gestione “estetica” del territorio non porta a nessun risultato positivo nel medio né lungo periodo, anzi: una delle prime conseguenze dirette è il progressivo aumento delle risorse economiche e delle energie investite per mantenere sempre “ordinato e pulito” l’ambiente naturale prossimo alla città o in essa inglobato. E allora ? Cos’è possibile fare ?

Innanzitutto applicare un po’ di buonsenso, a partire dalle cosiddette “buone pratiche di gestione territoriale”, esempi positivi di altre realtà cittadine da esportare pian piano anche nella nostra Senigallia. Una delle zone dove è più facile intervenire è proprio quella a confine tra l’edificato e la campagna: si tratta di “convivere” con quel poco di natura che c’è rimasta, potenziando gli habitat idonei alla presenza di specie animali utili (lasciando alcune fasce incolte, ripiantumando specie vegetali autoctone, accatastando legni ) ed adottando comportamenti volti alla prevenzione delle specie animali “moleste”. E’ anche una sfida “culturale” perché bisogna imparare a “convivere”, e non a distruggere: vivendo nelle vicinanze di un seminativo, ad esempio, non possiamo “pretendere” di isolare completamente la casa da ragni o topolini. E’ impossibile o, comunque, ciò significherebbe un dispendio enorme di risorse economiche ed energetiche. Mentre ci possiamo avvalere di validi “alleati” come lucertole e civette, ad esempio, che possiamo favorire lasciando piccole zone incolte con cataste di legna o pietrame, facendo crescere alberi d’alto fusto, ecc. . Può sembrare un discorso “bucolico”, ma così non è (…c’è anche qualche ricercatore che si è divertito a studiare la biodiversità degli ambienti urbanizzati, arrivando a queste conclusioni).

Per la la zanzara tigre, in particolare, occorre una vera e propria "alleanza" pubblico-privata. La "lotta" deve essere fatta assieme, perché se una delle due parti non si impegna. la battaglia si perde tutti quanti.

La zanzara tigre si riproduce nella maggior parte dei casi in acque stagnanti veramente "minime" e in situazioni antropizzate. Non potete immaginare la versatilità di questo animale verso raccolte d'acqua "impensabili" e molto diverse da fossi & zone incolte: monitorando la situazione in diverse località (Senigallia compresa) si è visto che sono preferiti dei siti temporanei come pezzi di plastica (tipo shopper), lattine o altri rifiuti abbandonati ai lati della strada, sottovasi, contenitori posti all'aperto per innaffiare orti&giardini, vaschette ornamentali, ecc.

Perchè questa "preferenza" verso siti così "alternativi" ai pur "ottimi" fossi incolti ? Studi e ricerche svolte da vari enti (Istituto Superiore di Sanità e Università su tutti) evidenziando che:

1) la zanzara tigre non si sposta per più di 300 metri circa dal sito riproduttivo, quindi ... ha bisogno di una o più case entro i 300 metri per i pasti di sangue;

2) preferisce acque moderatamente inquinate poichè trova meno competizione con le altre zanzare e perchè non ci sono predatori naturali (insetti, anfibi, pipistrelli & co.).

Nelle situazioni "naturali" o naturaliformi (fossi, stagni, ecc.) la zanzara tigre non trova l'ambiente ideale ed è sostituita, dunque, dagli altri ditteri culicidi autoctoni (le classiche "zanzare"), la cui presenza è però contrastata da specie animali predatrici che in ambienti incolti sono incentivati dalla presenza di canne, alberi, siepi, erba alta.

Purtroppo l'utilizzo di pesticidi, il peggioramento della qualità delle acque dei fossi periurbani, l'urbanizzazione/cementificazione di vaste zone agricole ricche di fossati, siepi, ecc. (vedi in particolare l'area delle Saline) ha diminuito fortemente i predatori naturali delle zanzare e quindi ... l'effetto di contenimento è diminuito nel tempo, parallelamente all'aumento della popolazione umana (...più case, più uomini, meno "incolti" e agricoltura, più specie animali "moleste"). Il "povero" Rospo smeraldino è un esempio di come, arrivati tardi a conoscere e capire il problema, oramai si è in estrema difficoltà per far riconquistare spazi artificiali modificati e/o perduti ...

In conclusione (scusatemi per la prolissità): il fosso in questione, ed altri, se distano più di 300 metri dalle abitazioni sono quasi sicuramente fuori portata della zanzara tigre. Merita comunque un attento monitoraggio e bene ha fatto il Sig. Schiavoni a segnalarlo (così come altri senigalliese che, partecipando agli incontri del Comune, hanno voluto contribuire segnalando luoghi potenzialmente infestati): l’Amministrazione indicherà, credo, questa e altre zone come siti da tenere sotto controllo con ovitrappole e campionamenti ai tecnici della ditta che segue la problematica.

La soluzione migliore al problema attualissimo della zanzara tigre resta comunque la prevenzione, da attuare molto prima del periodo clou (luglio-agosto), sia da parte del Comune su aree pubbliche che dei privati sulle loro proprietà. Prevenzione significa mettere in atto tutte le misure possibili per evitare l'esplosione della popolazione di zanzara e cioè:

- creare tante piccole ovi-trappole con contenitori di colore nero pieni d'acqua (es: un vasetto di plastica) che fidelizzano gli adulti di zanzara tigre a deporvi le uova (svuotare i contenitori ogni 5 giorni e riempirli di nuovo). Questi siti sono ottimamente gestibili e controllabili, a differenza di altri e ... NON SOTTOVALUTATENE L'EFFICACIA;

- monitorare siti potenzialmente a rischio (tombini, fossi cementificati, ecc.);

- favorire nei giardini, nei balconi e negli orti la presenza di piante aromatiche (timo, rosmarino, lavanda, ecc.);

- introdurre o facilitare la presenza dei predatori diretti delle zanzare (anfibi, alcuni insetti acquatici, pipistrelli, ecc.);

- intervenire con prodotti chimici solo in ambienti artificiali, laddove non si riesce a gestire la situazione (es: tombini sottostradali, caditoie, ...).





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 14 giugno 2006 - 2555 letture

In questo articolo si parla di ambiente, david fiacchini, zanzara





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