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Montemarciano: in mostra le sculture di Claudio Candelaresi

5' di lettura 30/11/-0001 -
Sarà inaugurata questa sera (giovedì 8 giugno), alle ore 21,15 e si protrarrà fino al 15 giugno la mostra di sculture del noto artista montemarcianese Claudio Candelaresi.

dal Comune di Montemarciano
www.comune.montemarciano.ancona.it


La mostra, improntata sul cosiddetto "periodo delle farfalle", è stata allestita nei locali del Centro Sociale di Montemarciano e si svolge nell'ambito delle iniziative di gemellaggio tra i Comuni di Montemarciano e di Höhenkirchen-Siegertsbrunn (Germania) che avrà il suo clou sabato pomeriggio.
Per tale motivo al taglio del nastro provvederanno congiuntamente i Sindaci di Montemarciano, Gerardo Cingolani, e di Höhenkirchen-Siegertsbrunn, Ursula Mayer.
Già docente dell'Accademia di Belle Arti di Macerata, Claudio Candelaresi è uno dei più noti scultori a livello nazionale ed internazionale, autore, fra l'altro, della stupenda scultura "Le Muse Ritrovate" situata nei giardino 8 marzo di Marina di Montemarciano.
Ecco la presentazione della mostra da parte del Prof. Giancarlo Giaccani.

La farfalla è un essere, per sua natura, leggero e fragile. La sua vita è prevedibilmente breve. Forse proprio per queste sue caratteristiche Claudio Candelaresi l'ha scelta come emblema dell' esistenza, come essere esemplare di questa vita sulla terra, così precaria e così già dolorosamente segnata nei suoi esiti. In questi ultimi anni essa ha assunto per lo scultore di Marina di Montemarciano un significato che va ben oltre la sua propria natura specifica. E' diventata cioè il campione designato a rappresentare tutti gli esseri viventi, ovviamente uomo compreso.
Viene sempre più rappresentata con ali che si vanno fratturando con lacerazioni progressivamente più vistose con il significato evidente della difficoltà, per non dire della impossibilità del volo, cioè della più bella prerogativa che possiede quell' essere leggero e affascinante.

Spesso alle farfalle vengono accostate uova sferiche che quasi sempre presentano incrinature e fratture e che ormai si palesano inidonee alla procreazione e alla schiusa felice. Bisogna allora portare in salvo quelle che appaiono intatte e perciò bisogna far presto e andarsene da qui, da questo posto malsano, caricandole sul carrello per salvare il futuro, l'avvenire dell'esistenza. In questa operazione si realizza come un tradimento della scultura, un ossimoro. La scultura che, per sua natura, rappresenta la realtà in maniera statica e fissa assume qui un'idea di movimento verso qualcosa.

La via di fuga è indicata da una meta che si presenta affascinante e seducente. Può essere un luogo metafisico rappresentato dalla figura magica, e religiosa al contempo, del triangolo o fisicissimi corpi celesti che, nella storia dell'umanità, hanno sempre significato qualcosa di straordinariamente attraente, il sole e la luna. Essi si presentano come cerchi che sempre più spesso vengono assumendo una colorazione tendente al nero. Come a voler dire che anche lì non c'è speranza, che il disastro, la catastrofe sono ormai connaturati con la vita stessa, sono dati dalla nascita ed è quasi inutile cercare la via di scampo. Spesso incastonati in quelle lune e in quei soli troviamo seducenti occhi e carnose labbra femminili come ad aumentare il richiamo e a nascondere in maniera subdola il pericolo.

Di contro a questa desolazione, può essere l'arte il luogo e lo strumento della salvezza, della redenzione, del riscatto? A questa domanda Candelaresi, qualche anno fa, sembrava dare una risposta affermativa. Nei Giardini 8 Marzo di Marina fa bella mostra il gruppo scultoreo delle Muse ritrovate, che, se ne abbiamo inteso correttamente il messaggio, sembrerebbe suggerirci di dover credere, di dover avere fiducia nel mondo dell'arte. Ora invece tra le farfalle e le uova ogni tanto fa capolino una testa, una figura di donna, una musa anch'essa, ma ormai in via di disfacimento con vistose crepe e fratture.

I materiali che Candelaresi usa sono molteplici: metalli di varia natura e variamente lavorati, gesso, plastica, legno sia in pezzi segati e destinati al tepore di un caminetto, sia tavole o rami spiaggiati durante le mareggiate e lasciati sull' arenile dalla risacca. Tutto ciò viene sapientemente assemblato e trattato con ammirevole maestria. Lo scultore vede questi materiali e in essi intuisce forme e colori che esprimono idee che sono già presenti nella mente dell'artista; ma può succedere anche che siano essi a suggerire progetti e messaggi. Si piegano in maniera docile al disegno e diventano altro come è ben visibile nelle opere esposte. Tutto accade in un laboratorio seminterrato di via delle Gardenie dove ci si può imbattere in pezzi di progetti, sparsi qua e là, che pian piano prendono forma.

­Infine l'artista, una volta compiuto il lavoro, sottopone l'opera ad un trattamento di colorazione, di levigatura o di lucidatura, conferendo alle sculture una politezza e una precisione elegante che, se da un lato sortisce l'effetto di ovattare la drammaticità del messaggio, dall'altro però lo libera dall'immediatezza dell'hic et nunc, fino a farlo diventare universale, valido per tutti i tempi e tutti i luoghi. La catastrofe, quindi, risulta non già legata alle contingenze dell'oggi, ma è ontologica, sta nella essenza stessa dell'esistenza.

Il visitatore della mostra, realizzata in un sito suggestivo e affascinante, si trova quindi immerso in una atmosfera di malinconia consapevole che non concede nulla alla facile e, nello stesso tempo, impotente ribellione violenta. A noi sembra perciò di vedere nelle farfalle di Candelaresi e nelle storie che esse raccontano, lo stesso atteggiamento della ginestra leopardiana.

(Giancarlo Giaccani)





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 08 giugno 2006 - 4061 letture

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