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Mezzacanaja: quella che chiamano legge è la loro quotidiana arroganza

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Quello che abbiamo fatto sabato pomeriggio è stato un atto di disvelamento, un atto di verità e di civiltà. Un atto contro di chi crede che indossare una divisa garantisca di per se l’impunità, un atto contro l’omertà di chi ha visto e tace, un atto contro la complicità di chi collabora o di chi silenziosamente tollera, un atto contro chi si abitua normalizzando così l’abuso di potere.

dal C.S.A. 1/2 Canaja
xoomer.virgilio.it/mezzacanaja/

Andare a denunciare, a rendere pubblico il pestaggio di una persona sotto il luogo dove questo è avvenuto – il commissariato di polizia di Senigallia – chiudendone momentaneamente l’ingresso con uno striscione e trovarlo deserto, con le serrande completamente abbassate e senza neanche una volante fuori, dimostra palesemente l’imbarazzo – speriamo la vergogna - della polizia verso questo fatto, smentendo nei fatti la versione della finta serenità dietro cui la polizia s è trincerata.

Non solo. Le dichiarazioni rilasciate al quotidiano “Il Messaggero” e dal questore Gulì, con cui la polizia si arrampica sugli specchi per negare le violenze avvenute, sono, in realtà, la definitiva rivendicazione del pestaggio. Perché? Essenzialmente per due motivi.

Il primo è che se le ferite riportate dall’uomo sono dovute esclusivamente a comportamenti autolesionisti non si spiegherebbe il perché – scusate i dettagli un po’ truci – si sia defecato addosso. Per essere più chiari, “la si fa addosso” quando si ha troppa paura, talmente tata da perdere il controllo del proprio corpo, e questa “paura pestilenziale” è spiegabile solo se si è picchiati. I comportamenti autolesionisti son fatti coscientemente e quindi non inducono paura. In più l’autolesionismo non può arrivare a giustificare tutte le ferite riportate, soprattutto la frattura dell’apice dell’ottava costa destra, ameno ché il questore non ammetta la possibilità di un caso di “autolesionismo chirurgico”.

Il secondo è “sono sieropositivo vi sputo addosso”. Allora, partendo dal presupposto che l’AIDS non si trasmette tramite la saliva, nulla e ribadiamo nulla, che si tratti di sputi, minacce, resistenze e chi più ne ha più ne metta, può e potrà mai giustificare il vigliacco pestaggio a sangue di una persona sola – abita in una casa-famiglia – con il 75% d’invalidità, indifesa, in un luogo chiuso e senza testimoni.

Accettare questa possibilità vuol dire affermare nella pratica la legittimità violenta dell’abuso di potere. Vuol dire istaurare dei non-luoghi dove i diritti umani e civili sono nei fatti sospesi. Vuol dire lasciare libero sfogo agli istinti di gruppo più irrazionali, alle frustrazioni più becere, ai comportamenti più vili. Vuol dire produrre timore, diffidenza, paura e quindi omertà. In una sola parola, vuol dire fascismo.

Negli ultimi anni abbiamo assistito in tutto il paese ad un’escalation di “abusi” da parte delle forze dell’ordine. Pensiamo solamente a quelli più recenti – molti dei quali finiti con la morte di persone indifese ed innocenti - pensiamo a Ferrara, a Sassuolo, a Milano o a Como. Ora pensiamo quante volte questi “abusi” accadono senza che ci sia qualcuno – com’è avvenuto nel nostro caso – che abbia la possibilità, il coraggio e la voglia di denunciarli pubblicamente. Pensiamo anche all’allarme lanciato poco più di un mese fa da un’inchiesta della commissione europea che evidenziava il largo uso della violenza - della tortura - nelle caserme, nei commissariati, nelle carceri e nei CPT del nostro paese.

Quello che ci sembra è che questi fatti più che l’eccezione – le famigerate mele marce – tendono sempre più ad essere la regola, perché coperti dall’assoluta impunità politica e giudiziaria di cui da sempre godono le forze dell’ordine in questo paese – Genova/G8 docet!

In questo contesto ci sembrano sempre più pericolosi, per non dire folli, tutte quelle proposte che trasversalmente da destra a sinistra, cercano ad ogni campagna elettorale di aumentare i poteri della polizia, addirittura creando dei corpi speciali.
La nostra città con il “progetto legalità ed integrazione nel rione porto”, la richiesta di utilizzare gli agenti della scuola di polizia e con l’eterno ritorno delle campagne “estate sicura”, vanno esattamente ed incoscientemente in questa folle e pericolosa direzione.

Chissà se tra coloro che lunedì in Comune si sono riuniti per un bel vertice sulla sicurezza, tra telecamere, nuovi agenti e formule alchemiche per trasformare la polizia in un’attività sociale, qualcuno abbia avuto la decenza, la dignità ed l coraggio di porsi almeno qualche domanda su quello che è successo, appena tre giorni fa, nel commissariato della nostra città!


Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 24 maggio 2006 - 3353 letture