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Castelleone di Suasa: per il Palazzetto serve buonsenso

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Sono anni che la questione Palazzetto dello Sport è all’attenzione nostra e della popolazione tutta e a distanza di qualche anno dal grande dibattito del 2001 dobbiamo ritornare ancora a parlarne.
E non è certo un bel parlare!

da Insieme per Castelleone
www.insieme.suasa.it

Nel numero 18/2001 del nostro giornalino, rispondendo alla lettera di un ex consigliere di minoranza, oltre che ipotizzare anche una diversa destinazione dell’immobile, avevamo scritto che “Una qualche decisione va però presa perché attendere ancora vuol dire solo continuare il degrado”.
Naturalmente nemmeno quella volta siamo stati ascoltati, così come non lo siamo stati neanche in seguito, e oggi siamo ancora una volta qui a dibattere sull’argomento.

Con una importante novità, però: la sentenza della Corte dei Conti tutt’altro che favorevole alla mancanza della benché minima decisione in proposito, tanto da aver condannato l’ex sindaco alla rifusione degli ingenti danni procurati al Comune e quindi alla popolazione tutta.
Non ci interessa qui ora parlare di negligenza, superficialità o imperizia nell’uso del potere discrezionale come ha fatto la sezione giurisdizionale della Corte dei Conti, ma dobbiamo pur tuttavia rilevare quanto fosse fondato il nostro richiamo a prendere una qualche decisione in proposito.

Anche se era, come disse l’ex consigliere, “una bella patata bollente che rischia di non far dormire sonni tranquilli a chi deve deciderne il futuro”.
Quel dilemma l’ha ora sciolto definitivamente la sentenza dell’autorità contabile, mandando a farsi benedire quei sonni tranquilli che qualcuno sperava di continuare a fare.

Così, oltre alla condanna, sappiamo che “il danno si perfeziona nel momento in cui il bene stesso non sia posto in uso dopo la sua presa in carico” e continua “poi ininterrottamente con il proseguire della condotta e con l’incremento del danno conseguente”.

In altre parole, occorre muoversi, fare qualcosa, prendere quella benedetta decisione che non si è mai voluto prendere, visto che proprio il “non avere mai assunto decisioni per il completamento della struttura o, quanto meno, per una sua diversa destinazione, compatibile con gli interessi economici del Comune” è a base dei rilievi mossi dalla Corte che ha anche precisato che “Si tratta di una condotta omissiva continuata, che ha dato origine ad un danno a formazione progressiva”.

Probabilmente quella condotta è stata originata anche dalla volontà di gettare ombre sull’operato di qualche amministratore precedente, comportamento che la stessa sentenza ha comunque qualificato come irrazionale.

Dopo 19 anni dall’avvio della pratica e 12 di completo immobilismo, ora il nuovo sindaco sembra partito in tromba, temendo di farne anche lui le spese.
Eppure margini di manovra ancora sussistono senza dover per questo correre il rischio del collasso economico del bilancio comunale.

Certo, oggi la riconversione è più difficoltosa, sfumata pure l’utilizzazione a scuola materna, e la cessione, forse più problematica, ma non vorremmo ritrovarci ancora una volta a far i conti con la superficialità e l’imperizia che sa solo consigliare la via più semplice: ieri quella di non decidere, oggi quella del tutto e subito, ovvero un bel mutuo che prosciughi le finanze comunali.

Una soluzione per stralci funzionali non potrebbe essere una scelta più razionale?
Non vuole essere la nostra una provocazione, ma solo la necessità di un più razionale approccio al problema.

Sappiamo però come andrà a finire anche questa volta: cambiato il suonatore la musica rimane la stessa; la minoranza ha sempre torto, anche quando la Corte dei Conti gli dà ragione ed il “migliore possibile” è tutt’altra cosa.
Tanto poi i sacrifici li faranno gli stessi, ovvero i castelleonesi che si vedranno ancor più spremuti.


Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 28 aprile 2006 - 2669 letture