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Grande successo per i Marlene Kuntz al MamaMia

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C’era una grande attesa per il concerto dei Marlene Kuntz sabato sera al Mamamia. Il gruppo era atteso ad una conferma della svolta segnata dal loro sesto album (“Bianco sporco”), album caratterizzato da suoni più morbidi e accessibili rispetto alle prove dei primi anni.

di Daniele Onori
Lo stile dei Marlene Kuntz però, pur perdendo senza dubbio alcune delle caratteristiche più viscerali e rabbiose dei primi lavori, resta di grande impatto emotivo e il concerto ha probabilmente accontentato sia i fans della prima ora, quelli abituati al suono più “primitivo” e violento di album come “Catartica”, sia coloro che hanno apprezzato l’impasto sonoro più raffinato dell’ultimo album e, in parte, del precedente “Senza peso”.

Insomma, una esibizione molto coinvolgente e a tratti di grande suggestione, con arrangiamenti che devono senz’altro molto alla presenza del bassista “deus ex machina” Gianni Maroccolo (ex-Litfiba, ex-Csi), che ha aiutato a condurre il gruppo guidato da Cristiano Godano verso strade che non possiamo certo definire completamente nuove (canzoni come per esempio“Come stavamo ieri”, da “Il vile”, più lente e avvolgenti facevano già parte del repertorio dei Marlene Kuntz), ma comunque meno “ringhiose” e più complesse nella costruzione.

Davvero un bel concerto, con un pubblico attento e partecipe che ha gradito l’esibizione dall’inizio alla fine (nei bis abbiamo ascoltato l’esecuzione di “Bellezza” e “A fior di pelle”).

Cosa dire, in conclusione? A me sembra che questo concerto abbia un po’ riassunto le tante influenze musicali presenti nel gruppo, e in particolare in Godano. Il Neil Young più cupo, il suono di certa musica indipendente americana degli anni 80 come i Thin White Rope, il “noise” dei Sonic Youth, tutto questo e altro ancora si è mescolato con la tradizione del rock italiano più maturo e con una ricerca melodica che non possiamo certo definire “pop”, ma che si avvicina a certo cantautorato più sofisticato.
Molta strada è stata percorsa, e sarebbe ingeneroso pensare che uno dei gruppi italiani più talentuosi degli ultimi quindici anni debba sempre rimanere immobilmente ancorato ad una sola tipologia di suono e di struttura delle composizioni.


Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 20 marzo 2006 - 1866 letture