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Presentazione-dibattito del libro Senza aggettivi con Pietro Folena

5' di lettura
1998
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Il circolo di Senigallia di Rifondazione Comunista organizza venerdì 10 marzo alle ore 17,30 presso la sala del trono di Palazzo del Duca un dibattito per la presentazione del libro “Senza aggettivi” scritto da Pietro Folena, parlamentare di Rifondazione.

da Fabrizio Petrolati
Rifondazione Comunista-Senigallia
Un libro sulla e per la sinistra. Quella sinistra diffusa nella società italiana che difficilmente si riconosce nella politica “ufficiale” dei partiti. Quella sinistra che, soprattutto dopo le scelte moderate dei Ds, vorrebbe trovare qualcosa di nuovo. Non quella che si sbraccia per difendere Unipol, per intenderci.

L’onda lunga della globalizzazione neoliberista ha prodotto uno tsunami culturale e simbolico, oltre che economico, che ha travolto il pianeta. Lo sforzo da compiere è allora quello di contrapporre all’universalismo del mercato, un altro universalismo. Alimentare una nuova idea comune di destino: questo è il fine di una moderna “rivoluzione”. Questo è il compito di una moderna sinistra. (…) Siamo tutti impegnati nella ricerca di un nuovo pensiero critico, di una nuova coerenza intellettuale ed etica tra quanto detto e quanto poi praticato, di una nuova politica. La fine del Novecento non è infatti la fine delle utopie, non è la fine della storia, non è la fine di parole come socialismo, giustizia sociale, libertà.

Si tratta di un libro scritto a sei mani (Pietro Folena, Alessandro Genovesi, Paolo Nerozzi) e diviso in tre parti.
La prima costituisce quello che Luciana Castellina – autrice della prefazione – definisce il “proclama politico” degli autori.
La seconda è una specie di antologia di brani tratti da interviste o libri di personaggi (da Giuseppe Di Vittorio a Pietro Ingrao a Rossana Rossanda e altri) che hanno dato “pensiero e vita” alla sinistra italiana. La terza è una selezione di diversi documenti e interventi prodotti nell’appassionante stagione di partecipazione che ci ha accompagnato in questi ultimi anni e che restituiscono il sapore delle vicende attraversate: pensieri alti, proposte, esperienze (da Porto Alegre a Genova, dalla “sveglia” di Nanni Moretti a Piazza Navona alla manifestazione del 23 marzo 2002 al Circo Massimo a Roma, dal congresso Ds di Pesaro alle mobilitazioni di Scanzano e Melfi).

Si ricostruisce così una mappatura di idee e iniziative concrete che hanno indotto mutamenti anche nello scenario politico del nostro paese. Il libro è la storia di un “viaggio” in cerca di una risposta che “in casa” – dicono gli autori – “non siamo riusciti a trovare”, partendo dalla crisi del socialismo europeo e dall’inadeguatezza del pensiero democratico così com’è, di fronte alla prepotenza della globalizzazione neoliberista e alla guerra preventiva. E’ un’analisi sui limiti del modello di sviluppo liberista causa del mondo diseguale dei quattro quinti degli abitanti del pianeta che vivono di briciole, e sui limiti del mercato che con le sue regole universali a vantaggio del più forte spazza via il ruolo guida di una politica che non è riuscita a opporsi a tutto ciò. In alternativa a questo modello c’è “un altro mondo possibile”, dove la guerra diventi tabù, dove siano svuotati i giacimenti d’odio che generano terrorismo, dove si possa superare la civiltà del petrolio e si difendano i “beni comuni” contro una spinta perversa alla privatizzazione delle risorse mondiali che aumenterebbe le diseguaglianze.

E, ancora, gli autori denunciano la crisi della rappresentanza del nostro sistema politico e la mancata risposta a una voglia di partecipazione e a una “domanda di potere” non ancora espresse in sintesi programmatiche precise né in chiare strategie politiche, ma in questi ultimi anni sempre più diffuse. Se queste domande resteranno inevase, si rischia – anche se riuscissimo a vincere le prossime elezioni politiche – un esito gattopardesco largamente insoddisfacente. La questione, infatti, non è solo sostituirsi al governo Berlusconi: è come l’Unione saprà governare. In nome di chi e per fare cosa. Per questo tragitto, occorrono “nuove lenti” che permettano alla sinistra, che già ha compiuto pezzi di strada non indifferenti, di portare a compimento un percorso comune. Il soggetto è dunque la sinistra “senza aggettivi” che dà titolo al libro, e il risultato è anche nelle nostre mani: “Noi siamo e saremo quello che diciamo e quello che facciamo”.


Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 09 marzo 2006 - 1998 letture