la storia ritrovata: Jean Dominique, l'agronomo con la passione per il giornalismo

7' di lettura Senigallia 30/11/-0001 -
La storia di Haiti in questi ultimi decenni è molto complicata e difficile da raccontare. Disordini e violenze, instabilità politica e disastri naturali hanno costellato la quotidianità di questo paese caraibico che ancora oggi ha i peggiori indicatori economico-sociali dell'intera America Latina e di tutto l'emisfero occidentale.

di Paolo Battisti
Bel-ami@vsmail.it


Colonizzato prima dalla Spagna, e poi dalla Francia dal XVI al XVIII secolo, Haiti conquistò l'indipendenza nel 1804 ed entrò poco dopo in una fase di cronica instabilità politica, dato il susseguirsi di numerosi regimi dittatoriali, fino all'occupazione statunitense avvenuta dal 1915 al 1934.
La storia successiva al "protettorato" americano non fu diversa da quella che l'aveva preceduta, densa di continui colpi di stato e rivolgimenti politici. Haiti diventò Repubblica Presidenziale nel 1957, con a capo F. “Doc” Duvalier (che ne fu il despota assoluto fino alla morte avvenuta nel 1971), al quale gli succedette il figlio, Jean-Claude (“Baby Doc”), costretto a fuggire nel 1986 in seguito ad una rivolta popolare.
Il governo fu quindi assunto da una giunta provvisoria militare.
A questa grande instabilità seguì la presidenza, durata 14 anni, di Aristide Bertrand, democraticamente eletto nel 1990, esiliato subito dopo, reinsediato nel 1994.
Dopo la fuga di Aristide, avvenuta nel 2004 in un contesto di grande sfiducia anche internazionale, ad Haiti è stato istituito un governo transitorio, ma instabilità e insicurezza non sono però cessate nonostante la presenza di un contingente di pace delle Nazioni Unite. Il 24 febbraio 2004 è stato eletto alla presidenza Boniface Alexandre, in carica fino alle elezioni di due settimane fa, che hanno eletto il delfino di Aristid Bertrand, René Préval. In questo difficile contesto si colloca la vita e la storia dell’agronomo e giornalista Jean Dominique.

Egli nacque nel 1931 da una famiglia benestante e colta. Il padre soleva ripetergli usualmente: "Tu sei haitiano. Non sei francese, non sei inglese, non sei americano" e in questo clima di forte indipendenza il giovane formò il suo carattere. Negli anni Cinquanta si concentrò sui libri e riuscì a diventare agronomo, andò Parigi e frequentò ambienti liberali che lo ispirarono nel proseguo della sua vita.
Tornato ad Haiti cominciò da subito a svolgere un intenso impegno civile, e iniziò a coinvolgere i contadini spiegandogli i loro diritti e raccontando loro i metodi per sfruttare al meglio la terra. Dominique si azzardava a fare questo in un paese governato dai grandi latifondisti, che sopravviveva grazie alla protezione della milizia dei famigerati Tonton Macoutes e alla assoluta benevolenza degli Stati Uniti.

Dominique cominciò a far circolare le proprie idee grazie alla fondazione di un cineclub, che venne chiuso dal governo dopo la proiezione del film di Alain Resnais "Notte e nebbia".
La svolta nel suo impegno “politico” avvenne nel 1968, quando Dominique riuscì ad acquistare un'emittente radiofonica, Radio Haiti Inter (che era la più antica stazione radio di Haiti), facendola diventare in breve tempo il solo strumento di informazione libera di quel piccolo paese.
La radio inoltre era l'unica a trasmettere in creolo (la lingua originale parlata dalla maggioranza degli haitiani) e non in francese, la lingua ufficiale (parlata solo dal 20% della popolazione), e questo veniva fatto nel tentativo di raggiungere ogni classe sociale.
La popolazione, privata di ogni diritto, e in perenne stato di indigenza e sfruttamento, grazie a quell’uomo coraggioso, che non aveva paura di raccontare la verità, cominciò a prendere coscienza della propria drammatica situazione.
Le ripercussioni, ovviamente, non si fecero attendere. Dominique venne fatto oggetto di attentati intimidatori, aggredito, pestato e arrestato una moltitudine di volte; gli impianti della radio sequestrati e distrutti in più di un’occasione.
Radio Haiti Inter fece più volte da bersaglio ai proiettili della polizia e Dominique fu costretto all’esilio nel 1980 e poi nel 1991 (ma ogni volta che glielo permettevano tornava ad Haiti e ricominciava daccapo a denunciare i soprusi).

La sua importanza per gli haitiani era orami diventata tale che al suo ritorno in patria, nel 1986, dopo sei anni dal primo esilio, 60.000 persone andarono ad accoglierlo all'aeroporto di Port-au-Prince. Jean Dominique non era un politico di professione, ma attraverso la sua radio rappresentò a lungo la voce del popolo e dei contadini, contro quei governi militari spietati e corrotti che avevano condotto il paese a partire dal 1956 e lo avevano ridotto in una situazione di drammaticità quasi irreversibile.
Dominique si definiva "un attivista militante per la Democrazia", ed è ovvio che in una nazione come Haiti la sua vita, professionale e personale, non era assolutamente facile.
Egli, in un breve lasso di tempo, diventò il più importante testimone della reale situazione dell'isola caraibica, un esempio di come la voce di un uomo potesse diventare la “voce” di una moltitudine di persone, altrimenti condannate al silenzio e all’oblio. "Siete all'ascolto di Radio Haiti Inter, la Radio per Haiti tutta intera".
Ogni mattina alle sette, la voce di Jean Dominique risvegliava gli haitiani, e raccontava loro, in maniera precisa e puntuale, con un notiziario di oltre un'ora, quello che avveniva “veramente” nel Paese.

Quella voce, una mattina di sei anni fa, venne messa a tacere per sempre. All'alba del 3 aprile del 2000, il giornalista haitiano più amato dal popolo e dai contadini venne freddato con sei colpi di proiettile al petto, insieme all’addetto alla sorveglianza Jean Claude Louissaint, mentre si trovava nel cortile di fronte alla radio. Stava per entrare nell’edificio per dare il via alla prima edizione del suo famoso radio giornale.
Per la sua morte vennero organizzati funerali di stato (che la quasi totalità dell’opinione pubblica definì “ipocriti”) e un tributo, molto più sincero, di migliaia di contadini, venuti dalle campagne per accompagnare l'ultimo viaggio di Jean nel fiume della sua amata terra, l'Artibonite, nel quale vennero sparse le sue ceneri.
Subito dopo la morte venne attivata un’inchiesta ufficiale per scoprire gli autori del delitto, ma le ricerche, sviluppate con molta lentezza, non produssero alcun serio risultato. Una delle poche persone incriminate fu trovata morta in ospedale dopo un’operazione.
Prima che si potesse eseguire l’autopsia, il suo corpo scomparve dall’obitorio.
Il primo giudice Jean-Sénat Fleury, magistrato preposto alle indagini preliminari, dopo aver ricevuto numerose minacce, rinunciò all’incarico.
A tutt’oggi non si sa chi sia stato a compiere quella terribile esecuzione.
Jean Dominique, nonostante i continui processi intentati nei suoi confronti dalle varie giunte militari che si susseguirono al potere, trascorse quasi mezzo secolo in prima fila nella difesa dei diritti umani nell’isola di Haiti. È curioso e amaro dover constatare come un uomo sopravvissuto a 40 anni di dittatura sia stato assassinato dopo l’avvento di un regime democratico.

La vedova di Dominique, Michele, poco dopo la morte di suo marito registrò un memorabile intervento radiofonico: “Fonti affidabili ci dicono che Jean è tutt'altro che morto. E' stato visto aggirarsi con la sua inconfondibile pipa, ed è stato riconosciuto per la sua memorabile risata”. Jean Dominique è vivo, le trasmissioni continuano.
Ed infatti oggi Radio Haiti esiste ancora ed è ancora la radio più importante del paese centroamericano.
L’ultima direttrice è in esilio in Canada (troppo pericoloso rimanere ad Haiti); si tratta della giornalista e scrittrice Jan Jean Dominique, figlia di Jean Dominique, fondatore della prima radio haitiana libera.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 25 febbraio 2006 - 14354 letture

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